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Le sequoie giganti del Piazzo

Prosegue il nostro viaggio fra gli "alberodonti", vale a dire esemplari di piante antiche dalle caratteristiche rimarchevoli che consentono di definirli quali veri e propri "signori del tempo". Oggi parliamo delle sequoie giganti, in particolare di quelle di Villa Piazzo a Pettinengo, a dieci chilometri da Biella.

  • Testo e foto di Tiziano Fratus *
  • Mercoledì, 26 Febbraio 2025
Sequoiadendron giganteum, Parco di Villa Piazzo, Pettinengo (BI)  Sequoiadendron giganteum, Parco di Villa Piazzo, Pettinengo (BI)

Un viaggio quasi epico: una sequoiaide?

C'è stato un momento nel mio percorso di giovane uomo, che vagava per il mondo in cerca di un proprio piccolo posto dove radicare, che è coinciso con viaggi oltreoceano. Incontrai le sequoie, la prima volta fu a Big Sur, villaggio costiero incantato dove avevano vissuto e scritto, tra i diversi, Jack Kerouac e Henry Miller. Meditando ai piedi di alcune sequoie scottate chissà quando dalle fiamme "lampeggianti" di un incendio, fui colto da un'intuizione, un sentimento, una forma di percezione: c'è qualcosa d'irraggiungibile ma che mi unisce a questi alberi, a queste foreste antiche, a questi luoghi così come ai boschi delle alpi italiane, qualcosa di sostanziale e potente, un afflato, un'unione, un mistero. Si trattata di alberi millenari, di montagne viventi immerse in silenzi cantati e maestosi. Nacque la volontà di scrivere di alberi, delle loro storie, delle loro forme inaudite, delle loro geografie. La poesia se ne nutrì e così iniziai a camminare per i luoghi in cerca di alberi. Talvolta li accarezzavo, talora li fotografavo, talora li misuravo. Alle sequoie ho dedicato articoli, un reportage per La Stampa, nel 2013, quando gli alberi non erano ancora una moda, e divennero il focus di un libro al quale lavorai per dieci anni, Giona delle sequoie (Bompiani). Oramai ho trascorsi vent'anni ad indagare il paesaggio d'Italia nonché della regione in cui mi sono trasferito, il Piemonte. Quando iniziai c'erano a disposizioni pochi strumenti: l'elenco degli alberi monumentali redatto dall'allora Corpo Forestale negli Anni Ottanta, il primo nel nostro Paese, e gli elenchi faticosamente aggiornati e faticosamente condivisi (al tempo) dalla Regione, oltre a quel bellissimo volume pubblicato nel 2008 dall'IPLA e dall'Artistica di Savigliano. Circolavano tra appassionati notizie e altre pubblicazioni da tempo fuori commercio. Per il resto era tutta materia vergine, tutto nuovo o quasi, spesso sconosciuto ai più e noto semmai e anzitutto localmente. Quanti alberi mi sono trovato a cercare in maniera del tutto avventurosa! Quanti castagni, sequoie, abeti, peri, pini, aceri, ippocastani, tigli, faggi, pioppi, liriodendri, magnolie, libocedri, ficus, canfore, tassi e tassodi e tante altre essenze sono andato a documentare, grazie anche a quotidiani come La Stampa e Il Manifesto sulle cui pagine ne ho scritto per lungo tempo. Sono state stagioni di tante prime volte, anni belli così.

Sequoie secolari del Nord-Ovest

In quelle stagioni da forsennato e innamorato turista arboreo, dedicai una campagna particolareggiata di "albero grafie" alle sequoie di Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria, documentandole in diversi libri quali Homo radix, Le bocche di legno, La linfa nelle vene, L'Italia è un bosco, I giganti silenziosi, Il bosco è un mondo, ritraendole nelle mostre fotografiche, una di queste promossa dal Museo di Scienze Naturali di Torino. Incontrai con stupore e ammirazione sequoie secolari che abbracciai a Pollone, a Chatillon, a Genova, a Santo Stefano d'Aveto, a Torino, a Garessio, a Champdepraz, a Bee, ad Agliè, a Rivoli, a Luserna San Giovanni, a Meina, a Torre Pellice, a Stresa; mi imbattei per caso nella splendida sequoia colonnare di Vicoforte che documentai su La Stampa e divenne, alcuni anni più tardi, albero comunale grazie al consiglio dei ragazzi. Recentemente ho illustrato la sequoia gigante del parco del castello di Baron Gamba, in Valle d'Aosta, nella serie di documentari che realizziamo per la trasmissione Geo di Rai 3, mentre i tre esemplari di Pettinengo compaiono nell'ultimo silvario, Alberodonti d'Italia. Restringendo lo sguardo e concentrandolo esclusivamente sul Piemonte, la maggiore sequoia d'Italia per volume radica in provincia di Cuneo, in un giardino al centro del paese di Roccavione, dove torreggiano due esemplari di sequoia gigante messi a dimora agli inizi del Ventesimo secolo; la maggiore ha una circonferenza del tronco alla base pari a 16 metri e una spanna e un'altezza superiore ai 40 metri. Le più alte erano le sequoie costali (Sequoia sempervirens) al Parco Burcina di Pollone, sulle alture che circondano a nord di Biella, conifere messe a dimora nel 1848 per celebrare la promulgazione dello Statuto Albertino; toccavano i 50 metri ma ora sono cimate di qualche metro, a causa di una non rara tempesta di vento. Le ha superate, alle porte di Biella, la sequoia del Bottegone, a Chiavazza, 51 metri di altezza (seconda soltanto alla sequoia gemella dei boschi intorno al capolavoro neogotico del Castello di Sammezzano, a Reggello, alta 54 metri).

Le sequoie del Piazzo

Una delle "collezioni" di alberi secolari che in Piemonte amo particolarmente si trova nel parco di dieci ettari di Villa Piazzo a Pettinengo, a dieci chilometri da Biella. Dai giorni delle mie prime visite è cambiata radicalmente. Anche lo stato di cura degli alberi è mutato radicalmente, in meglio per fortuna, grazie agli interventi voluti dal Comune quanto dalla Fondazione Pace Futuro che gestisce l'oasi e vi organizza molte attività, culturali e sociali. Al tempo appariva terra di nessuno, non proprio abbandonata ma quasi, mentre attualmente il giardino è splendidamente mantenuto, gli alberi vigorosi, anche se alcuni danneggiati dai capricci del tempo, come è avvenuto per il grande cedro dell'Atlante che svetta accanto all'edificio della villa, tronco pari a 8 metri. Sotto, degradando, si incontrano tre sequoie giganti, di cui una ha il tronco pari a 930 cm di circonferenza (apd), 12 metri alla base; la chioma purtroppo è rada. Qualche fungo sta lavorando, alacremente, microscopicamente. A pochi passi vegeta rigogliosamente un esemplare campione di tuja occidentale, due altre sequoie giganti (misurano 700 e 580 cm), più piccole, e d'intorno un faggio rosso, un castagno e due araucarie. Ad attrarmi come calamite comunque restano le sequoie, con quel loro ventre aranciato e scolpito e soffice che le ricopre alla base e che risale luminosamente fino alla cima della chioma. Sono alberi belli in ogni stagione ma d'estate, a parer mio, con la giusta luce che s'indora poco prima del tramonto, raggiungono l'apice della propria magnificenza.

Per approfondimenti:

Gli alberi monumentali in Piemonte

La poetica dell'uomo radice (da Piemonte Parchi del 30/6/2022)

Tabudiera d'Titta, il castagnodonte di Melle (da Piemonte Parchi del 14/01/2025)

Un'estate da cercatori di alberi: sequoie del Nord-Ovest (Dal sito studiohomoradix)

 

*Tiziano Fratus ha pubblicato oltre quaranta libri dedicati alla natura, tra i suoi titoli Alberodonti d'Italia, Alberi millenari d'Italia, L'Italia è un bosco, Ogni albero è un poeta, Sutra degli alberi, Manuale del perfetto cercatore di alberi, Giona delle sequoie, I giganti silenziosi, Poesie creaturali, Sogni di un disegnatore di fiori di ciliegio; ha esposto le sue fotografie in diverse personali, ha collaborato con giornali e riviste e cura per Geo di Rai 3 la serie di documentari Grandi alberi d'Italia. Sito ufficiale: studiohomoradix.com

 

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