Stampa questa pagina

Bestiario artico

Forse siamo noi umani la specie erratica per eccellenza, di quelle avvistate sporadicamente in luoghi che di solito non si abitano, e non gli uccelli che perdono la rotta: basta cambiare il punto di vista. Nella giornata mondiale dell'orso polare, proponiamo la lettura di Bestiario artico di Frank Westerman, per scoprire che natura e storia, spesso, sono più improbabili delle favole. 

  • Emanuela Celona
  • Febbraio 2026
Venerdì, 27 Febbraio 2026
Bestiario artico

Quando incontriamo Frank Westerman – giornalista e già inviato nelle zone più bellicose del Pianeta, noto anche per essere un brillante scrittore - è ottobre dello scorso anno, ospite del Festival di Ferrara Internazionale per presentare il suo ultimo libro: Bestiario Artico, edito da Iperborea.

Ripercorrendo le orme dell'esploratore olandese Willem Barents che, nel 1596 volle affrontare per l'ultima volta le regioni artiche, rimanendo intrappolato nei ghiacci in un viaggio che non fece tornare superstiti dalla terra degli orsi polari, Westerman si muove tra il Mare di Wadden, Sachalin, Capo Nord fino alle Svalbard, componendo nel suo libro un bestiario fatto di sette specie artiche in cui financo Barents si imbattè: il narvalo, il lemming, l'anguilla, l'oca colombaccio, l'orso polare, la renna e il granchio reale.

Westerman racconta che l'esplorazione di Willem Barents fu uno dei primi incontri avvenuti tra l'uomo e nuove specie polari e rappresentò uno di quegli sforzi compiuti dall'umanità per trovare un passaggio nell'Artico.
Come anticipato, il viaggio ebbe un tragico epilogo e, forse anche per questo, l'autore celebra il valore conoscitivo dell'impresa sottolineando il valore dell'accurato libretto in cui vennero riportati tutti gli avvistamenti e le caratteristiche delle specie incontrate.

Degli animali descritti, il lemming - piccolo roditore artico, simile a un criceto che caratterizza l'ecosistema scandinavo, rappresentando un delizioso 'spuntino' per molte specie predatorie – è forse il più curioso. Ogni 4 anni, infatti, il lemming incappa in un ciclo riproduttivo e ogni 30 anni ricorre il 'super anno dei lemming', ovvero il periodo in cui avvengono improvvise migrazioni di massa dovute alla sovrappopolazione della specie, descritte invece dall'umana specie come un volontario suicidio collettivo. 

Ma è il capitolo sull'orso polare che narra la storia più tragica, e forse anche per questo motivo, più memorabile.

"Sulla pagina Facebook del campeggio più a nord del mondo, il 28 agosto 2021 compare la foto di un uomo e un husky con la scritta: Job Kootte (1981-2020). In memoriam. Un anno fa, oggi. Che dolore. [...] Un dipendente del campeggio è stato ucciso da un orso, e non è successo per sbaglio, scrive Westerman nel suo libro. Dal punto di vista dell'orso si è trattato di un atto voluto, consapevole. [...] Voleva mangiarsi Job. Come fosse una foca.

Perchè, mi domando, non c'è da nessuna parte una frase in memoria dell'orso polare affamato che, attratto dall'odore di carne umana, è stato colpito intenzionalmente da uno degli altri sei campeggiatori con proiettili calibro 30-06? Una volta colpito l'animale è caduto e si è trascinato zoppicando oltre i tiranti di due tepee arancioni. Si è infilato tra i muschi della tundra in direzione dell'aereoporto di Spitsbergen, dove è crollato in un posteggio vuoto, tra una 4x4 e un furgoncino. Anche questa vittima ha un anno di nascita e di morte: Snow (2016-2020). In memoriam. Un anno fa, oggi. Che dolore".

Potrebbe interessarti anche...

C'è un regno invisibile che respira sotto i nostri piedi: un mondo silenzioso e misterioso che a ...
In natura ci sono esempi straordinari di specie in grado di sorprenderci, non solo per imitare le ...
I lupi sono spesso i protagonisti dei libri dedicati ai piccoli lettori ma questa volta L ...
Uno dei luoghi comuni più radicati della cultura occidentale è l'idea che l'uomo occupi una pos ...