Il caldo non dorme mai, nemmeno in Piemonte. E' questo che ha causato importanti disagi ai cittadini piemontesi, che non hanno trovato rifugio dal caldo estivo neanche nelle ore notturne. A confermarlo è il costante monitoraggio delle temperature, rilevato soprattutto in stagioni come l'inverno e l'estate, e il paragone con quelle del passato. Secondo il report pubblicato da ISPRA, l'estate 2024 è stata la terza con le temperature minime più alte degli ultimi 67 anni, superando anche il 2023. Ecco quindi che termini come "notti tropicali" sono entrati nel linguaggio comune. I ricercatori denominano, infatti, i giorni in modo differente a seconda delle temperature raggiunte: le giornate che superano i 30°C vengono chiamate "giorni tropicali", mentre con "notti tropicali" si definiscono le ore notturne con temperatura minima che non scende mai sotto i 20°C.
Durante i mesi estivi, in tutti i capoluoghi piemontesi è stato registrato un numero di notti tropicali nettamente al di sopra della media degli anni passati e i dati raccolti da SNPA sottolineano come il numero di notti tropicali, e quindi la temperatura minima notturna, sia drasticamente aumentata: segno che dimostra l'emergenza climatica in corso.
L'importanza delle temperature minime e i dati ISPRA
L'aumento delle temperature minime è un segnale d'allarme di estati sempre più calde con conseguenze sempre più visibili sull'ambiente che ci circonda. Le temperature minime sono necessarie per la sopravvivenza della biodiversità e per il nostro benessere personale. Infatti, temperature minime sempre più elevate minano il riposo mentale e fisico delle persone con conseguenze importanti anche sulle attività quotidiane.
Nel rapporto, i ricercatori hanno paragonato le temperature prendendo in considerazione l'intervallo temporale 1991-2020 con quelle raggiunte nel 2024, per ogni capoluogo della regione. Novara detiene il record di notti tropicali in Piemonte, da 32.5 a 55; il Verbano-Cusio-Ossola è passato da 19.9 a 49; mentre Torino, dalla media di 17.2 notti, passa a 35. Tutta Italia non risente solo dell'aumento delle temperature medie e delle notti tropicali, ma delle conseguenze del cambiamento climatico che procede senza sosta, mostrandosi con eventi estremi.
A proposito dell'alluvione alpina del 29 giugno
Nel rapporto dell'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA) vengono riportati tutti i dati relativi alle precipitazioni e alle varie fasi dell'alluvione del 29 giugno 2024. Grazie alla ricostruzione dei fatti l'ARPA segue tutta la vicenda cronologicamente dettagliata. Il 29 giugno a nord-ovest del Piemonte, tra Alpi Graie e Lepontine, si verificarono forti precipitazioni in diverse aree registrando fino a 180 mm di pioggia che hanno interessato le zone tra il Canavese e Verbano. Successivamente, le zone colpite diventarono sempre più vaste: dallo Stura di Valgrande a Cantoira (TO), allo Stura di Lanzo a Mezzenile (TO), fino a Candoglia (VB). Con il lavoro della pioggia incessante, il livello dei corsi d'acqua delle zone colpite si alzò rapidamente oscillando nella soglia di pericolo per alcuni dei giorni seguenti. Ma non ci furono solo piogge: tra le zone di Forno Canavese, Rivara, Castellamonte e Cuorgnè nel Torinese, furono registrate forti grandinate con chicchi di ghiaccio grandi fino a 12 centimetri e con il peso di 180 grammi
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Non è la prima volta che il Piemonte viene colpito da alluvioni, infatti, per la sua alta presenza di fiumi, è soggetta a cambiamenti climatici strettamente collegati agli ambienti fluviali, come l'aumento della temperatura dell'acqua, esondazioni, o al contrario, di secche.
NB: La foto della grandine nel testo è contenuto nel rapporto ARPA Piemonte dell'evento 29-30 Giugno 2024
Per approfondimenti:
2023, anno schizofrenico per il clima in Piemonte (da Piemonte Parchi del 13 Marzo 2024)
Rapporto ARPA evento climatico 29-30 giugno 2024
L'incredibile biodiversità del Piemonte e l'influenza del clima (da Piemonte Parchi del 28 Gennaio 2021)
Non c'è più acqua in Piemonte (da Piemonte Parchi del 12 Dicembre 2023)