Chi è Don Berzano
Luigi Berzano, rappresenta un punto di riferimento autorevole nel panorama culturale italiano. Nato ad Asti nel 1939, arrivò in Valleandona nel 1976 dopo aver studiato a Roma. Professore ordinario emerito di sociologia all'Università di Torino è coordinatore nazionale della sezione «sociologia della religione» della Associazione italiana di sociologia, scrittore di innumerevoli saggi, direttore della collana "Spiritualità senza Dio" (editore Mimesis). Ha vissuto, come tutti gli abitanti di Valleandona, nella sua casa ai margini del bosco e dei prati di Valleandona.
Negli anni Settanta del '900, quando ancora la coscienza ambientale era assopita, Don Berzano fu promotore della protesta contro la discarica di Valle Manina, invaso nelle vicinanze dell'area naturale che - solo nel 1985 - venne riconosciuta dalla Regione Piemonte come Riserva Naturale.
La vicenda della discarica
La Riserva Naturale di Valle Andona, Valle Botto e Valle Grande è un autentico scrigno di biodiversità e storia geologica. Situata nel cuore del Piemonte, quest'area offre oggi un affascinante viaggio nel tempo, dove le tracce di un mare antico sono ancora visibili nelle formazioni rocciose e nei paesaggi.
Ma negli anni settanta, quando arrivò Don Berzano, Valleandona fu luogo di mobilitazioni e di scontri contro la discarica, nata nel 1974 per tre comuni (Asti, Baldichieri e Tigliole) e poi chiusa nel 1993 dopo aver accolto i rifiuti di 108 centri dell'astigiano. Abbiamo chiesto al professore di raccontarci di quegli anni.
Don Berzano, lei è stato tra i primi a denunciare quanto accadeva a Valle Manina. Ci racconta com'è iniziata questa storia?
Sì tutto cominciò nel 1974, quando la discarica fu aperta come soluzione provvisoria per tre comuni. Si parlava di pochi anni, di controlli rigorosi, di impatto minimo sull'ambiente. Ma già allora noi, abitanti della zona,
capivamo che qualcosa non tornava. Quella "provvisorietà" è durata vent'anni.
Quando si è capito che la situazione stava degenerando?
Già nel 1981 l'acqua dei pozzi agricoli risultò inquinata. Eppure ci continuavano a dire che non c'era nulla da temere. Poi nel 1989 arrivarono i dati che parlavano chiaro: solventi clorurati, percolato che filtrava nel terreno, falde contaminate. Era la prova che nella discarica erano finiti anche rifiuti industriali non autorizzati. Il danno era fatto.
E come ha reagito la comunità locale?
Con determinazione. I valleandonesi, a un certo punto, decisero che era arrivato il momento di agire e di scendere in campo per lottare contro queste ferite che venivano inflitte al paesaggio naturale. Eravamo 200 abitanti contro una macchina enorme: 70 camion al giorno, rifiuti di oltre 100 comuni, una montagna che cresceva accanto alla nostra Riserva Naturale. Ma non ci siamo mai arresi. Un gruppo numeroso, tra cui parecchi giovani, si mobilitò per affrontare la lotta di anni in difesa del territorio sostenuti da esponenti politici e giornalisti impegnati a sostegno dell'ambiente.
Lei è stato anche denunciato per le sue prese di posizione...
Sì, è vero. Ma la coscienza civile e morale viene prima di tutto. Valle Manina era un simbolo dell'assenza di pianificazione, del silenzio colpevole, degli interessi che calpestavano la salute e il territorio. Era nostro dovere parlare, denunciare, opporci.
Alla fine la discarica è stata chiusa nel 1993. È stato un momento di svolta?
Un sollievo, sì, ma non una vittoria completa. Dopo lunghe campagne, che portarono anche i manifestanti in televisione, al Maurizio Costanzo Show, la discarica venne chiusa finalmente nel 1993. La chiusura è arrivata solo grazie anche alle inchieste, agli arresti, al lavoro dei giornalisti e della magistratura che definì Valle Manina "la discarica a delinquere". Ma intanto i danni erano già stati fatti. Ci sono voluti decenni e molto denaro per iniziare la bonifica. Ancora oggi molti di quei ragazzi, che si mobilitarono in difesa dell'ambiente, lavorano sullo stesso territorio dopo aver fondato imprese produttive e agricole o ricoprendo incarichi strettamente legate al museo dei fossili di Asti. Sono persone piene di attenzioni verso un ambiente naturale affascinante come lo è la Riserva Naturale di Valle Andona.
Cosa abbiamo imparato da Valle Manina?
Che l'ambiente non può essere sacrificato in nome dell'emergenza. Che la programmazione e il rispetto delle leggi devono venire prima degli interessi economici. Fortunatamente oggi qualcosa è cambiato: abbiamo un programma provinciale per lo smaltimento, la raccolta differenziata è realtà, e la Riserva Naturale è stata finalmente tutelata. Ma quel passato deve restare come monito.
La Valle Andona oggi
La Riserva Naturale di Valle Andona, che proprio quest'anno festeggia i 40 anni, è un'area protetta di grande valore paleontologico e naturalistico. Ampliata nel 2003 ha raggiunto un'estensione di 930 ettari e si sviluppa tra i comuni di Asti, Camerano Casasco, Cinaglio e Settime.
Ma ciò che rende quest'area protetta unica in Italia è la sua ricchezza paleontologica. Qui grazie agli affioramenti attrezzati si può camminare sul fondo del mare, ammirando centinaia di fossili di molluschi marini. La zona fa parte del Bacino Pliocenico Astigiano, una zona che, milioni di anni fa, era sommersa da un antico mare: il Golfo Padano. Le testimonianze di questo passato remoto sono ancora ben visibili negli affioramenti sabbiosi dove si possono osservare conchiglie fossili di decine di specie diverse risalenti al Pliocene (tra 5,4 e 2,6 milioni di anni fa). La Riserva rappresenta, quindi, un patrimonio naturale e scientifico di grande importanza, offrendo anche opportunità educative e di ricerca per studiosi o appassionati di ambienti naturali.
Le valli del territorio valleandonese sono oggi chiamate dagli abitanti "valli del mare" e in un recente volume dallo stesso titolo gli abitanti ne parlano come se esse ne avessero ancora come loro genius loci l'antico mare, ricco del patrimonio fossilifero, oltre che di tradizioni, abitudini, sapori, colori, odori, riti, affetti, sentimenti, visioni, presenze invisibili. É tale visione del territorio che produce ancora stupore e meraviglia in quanti percorrono i sentieri delle Riserva naturale.
Per approfondimenti:
La Riserva Naturale di Valle Botto, Valle Andona e Valle Grande tra passato e futuro (da Piemonte Parchi del 26/03/2025)
La riserva che ha battuto la discarica (da Piemonte Parchi del 18/03/2025)