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La Partecipanza dei Boschi di Trino raccontata ai ragazzi

Duecento studenti hanno partecipato a incontri incentrati su "Il Bosco e la sua gestione, la flora, la fauna, la fotosintesi clorofilliana e la CO2", nell'ambito delle iniziative per festeggiare il 750° anniversario della Partecipanza dei Boschi di Trino. 

  • Raffaella Amelotti
  • Aprile 2025
Giovedì, 22 Maggio 2025
Raganella turchese (Hyla intermedia) e ramarro (Lacerta bilineata) - Foto E. Longo Raganella turchese (Hyla intermedia) e ramarro (Lacerta bilineata) - Foto E. Longo

E' una storia antica quella degli alberi della Partecipanza dei Boschi di Trino, una storia che racconta di generazioni di trinesi discendenti dei Partecipanti originari, che hanno conservato il loro bosco attraverso i secoli.

Ogni anno è la sorte (per questo il Bosco è detto delle Sorti) a decidere chi, tra i soci-partecipanti che ne ha fatto richiesta, ha diritto di abbattere uno o due quartaroli di ceduo (circa 500 m2) e in quale zona. Questo bosco ha dato reddito ai Partecipanti dal 1275, anno in cui lo ricevettero da Guglielmo, il Marchese del Monferrato.

Il grande Bosco è l'ultimo residuo di bosco planiziale del basso Vercellese, sopravvissuto proprio grazie alle sue regole di origine medievale e alle cure dei soci, discendenti delle famiglie di un tempo. Un modello di gestione delle risorse naturali sostenibile e secolare che funziona ancora oggi, quando ogni anno, a inizio novembre, avviene l'estrazione delle sorti con l'assegnazione dell'appezzamento in cui i soci potranno fare legna nel corso dell'anno.

E proprio in occasione del 750° anniversario, la Partecipanza dei Boschi di Trino, compresa nel Parco Naturale del Bosco della Partecipanza e delle Grange Vercellesi, ha organizzato una serie di incontri che hanno coinvolto quasi duecento ragazzi delle scuole di Trino, Crescentino e Saluggia.

Gli abitanti del Bosco

Le lezioni sono iniziate con la descrizione dei più piccoli abitanti del bosco, gli insetti, con particolare approfondimento di alcuni loro comportamenti come, ad esempio, lo straordinario mimetismo batesiano dei sirfidi. Si tratta di ditteri, come le mosche, ma contraddistinti da colorazioni simili a quelle delle api o alle vespe. Il loro aspetto è utile per intimorire il predatore, facendogli credere di essere un insetto in grado di pungere.

I sirfidi, inoltre, sono tra i principali impollinatori, dunque, svolgono un servizio ecosistemico fondamentale per la sopravvivenza di moltissime piante e animali, tra i quali anche la nostra specie.

Si parla anche dei ragni, in particolare del raro ragno botola (Nemesia) e delle libellule che frequentano il bosco, organismi bioindicatori: sulla base della loro presenza o assenza in un dato habitat possiamo ottenere informazioni sullo stato di conservazione, sulla complessità o sulla funzionalità di un ecosistema.

Importante è il reticolo idrografico che caratterizza questa zona ricca di fontanili e risorgive: non si può non fare un cenno alla lampreda (Lethenteron zanandreai), specie endemica del bacino del fiume Po, inserita nell'Allegato II della Direttiva Habitat, oggetto di studio per la sua tutela e conservazione del progetto Life Minnow.

Di grande rilievo l'avifauna che popola il bosco e le zone circostanti, come la garzaia di Leri Cavour che ospita centinaia di nidi di ardeidi. La contiguità tra bosco e risaia ha favorito l'insediamento di una garzaia, sito di nidificazione di nitticora (Nycticorax nycticorax) e garzetta (Egretta garzetta), che sono le due specie più abbondanti, sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides), airone guardabuoi (Bubulcus ibis) e airone cenerino (Ardea cinerea).

La descrizione della fauna prosegue con i mammiferi: dai più piccoli come il moscardino (Muscardinus avellanarius) e alcune specie di pipistrelli.

Il moscardino trova nel bosco le condizioni ideali per alimentarsi e ripararsi dai predatori: la sua lunga coda parzialmente prensile e le robuste dita con cuscinetti palmari delle zampe ne fanno un grande arrampicatore di alberi. È in grado di compiere salti notevoli da un ramo all'altro, lanciandosi a zampe aperte verso l'appiglio con un comportamento simile alle scimmie e agli scoiattoli volanti!

La lezione prosegue con gli ungulati, in particolare caprioli e cinghiali che i ragazzi ben conoscono, e prosegue con i grandi predatori, argomento che risveglia sempre la curiosità dei giovani studenti, attraverso il racconto di un branco di lupi monitorati dall'Ente-Parco, e dello sciacallo dorato (Canis aureus) segnalato nel 2024 proprio nel Bosco della Partecipanza.

Lo sciacallo dorato è una specie protetta dalla legge che tutela la fauna selvatica omeoterma (Legge 11 febbraio 1992, n. 157) oltre ad essere inserita nell'Allegato V della Direttiva "Habitat" 92/43/CEE.

L'Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese svolge rilievi su questi grandi mammiferi attraverso sessioni di bioacustica perché i gruppi riproduttivi rispondono ai richiami sonori che la faunista ha proposto ai ragazzi grazie all'ausilio di un megafono.

L'incontro con le scuole

I ragazzi coinvolti nell'iniziativa hanno partecipato a incontri incentrati su "Il Bosco e la sua gestione, la flora, la fauna, la fotosintesi clorofilliana e la CO2", tenuti da Guido Blanchard, tecnico forestale, Pier Giorgio Terzuolo, tecnico forestale e Laura Gola, tecnico faunista dell'Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese.

Laura Gola ha illustrato la fauna di questo scrigno di biodiversità inserito nel Parco Naturale del Bosco della Partecipanza e delle Grange Vercellesi.

Alla lezione ha fatto seguito una passeggiata nel bosco alla ricerca dei colori e dei suoni raccontati in aula. Gli studenti hanno ammirato il grande cerro (Quercus cerrus) che, con il suo tronco di 3 metri di circonferenza, è stato inserito tra gli alberi monumentali e le timide fioriture di asfodeli (Asphodelus) e mughetti (Convallaria majalis).

Durante la passeggiata hanno potuto osservare animali dalle cromie sgargianti come una raganella turchese (Hyla intermedia) e un ramarro (Lacerta bilineata) dal verde brillante.

Vedere con i propri occhi quanto la biodiversità sia ricca e preziosa è fondamentale soprattutto per gli adulti di domani. Scoprirla anche piena di colori e di meraviglia la rende ancora più bella da raccontare.

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