Stampa questa pagina

Pinina, ultimo atto della lupa confidente di Novi Ligure

Raffaele Turvani è il veterinario che, insieme ad altri attori, si è occupato della cattura della lupa confidente di Novi Ligure e del suo trasporto in un'oasi faunistica. Con il suo racconto, si conclude questa storia a puntate che vi abbiamo voluto raccontare quale significativo esempio di (buona) collaborazione tra enti e istituzioni.

  • Redazione diffusa
  • Agosto 2026
  • Martedì, 25 Agosto 2026
Pinina durante il trasporto: sembra un po' triste ma in realtà non amava essere osservata (ecco perchè ci sin è dotati di una telecamera per il monitoraggio durante il trasporto) | Foto R. Turvani Pinina durante il trasporto: sembra un po' triste ma in realtà non amava essere osservata (ecco perchè ci sin è dotati di una telecamera per il monitoraggio durante il trasporto) | Foto R. Turvani

4a e ultima puntata

Raffaele Turvani è l'ultimo protagonista della storia di Pinina, la lupa confidente di Novi Ligure che vi abbiamo raccontato – a puntate – sulle nostre pagine ed è un veterinario libero professionista, esperto in gestione e conservazione della fauna selvatica e collabora con il progetto Life WildWolf che gli ha affidato l'incarico di cattura e trasporto.

Raggiunto al telefono per intervistarlo sulla storia di Pinina, ci spiega che nei casi di lupi confidenti, è sempre bene impostare e condividere un piano d'azione con tutti gli attori coinvolti nella cattura dell'esemplare, e Pinina non ha fatto eccezione.

La cattura

"Per catturare questa giovane lupa, con tutti gli attori coinvolti in collegamento radio - Polizia municipale di Alessandria, guardiaparco e tecnici delle Aree protette dell'Appennino piemontese, Carabinieri forestali della stazione di Stazzano – ci siamo appostati in tarda sera nei pressi del luogo in cui Pinina era solita farsi vedere, racconta il veterinario. Certo, la fortuna aiuta in questi casi! Nessuno, infatti, sapeva esattamente se e dove avrebbe fatto la comparsa l'animale. E Pinina si è fatta attendere solo un'ora: siamo stati molto fortunati!", ha raccontato il nostro intervistato.

Quando è stata colpita dal dardo carico di anestetico, la lupa non è scappata verso il bosco. Al contrario, si è diretta verso un parcheggio circondato dall'abitato del quartiere, luogo dove probabilmente si sentiva più sicura, a dimostrazione del suo comportamento poco 'selvatico' e del grado di confidenza che aveva raggiunto. "Naturalmente abbiamo aspettato che il dardo facesse effetto, prestando attenzione a diversi fattori: a partire dal tenere lontane le persone, soprattutto le più curiose, ma anche il personale tecnico intervenuto, fintanto che la sedazione profonda dell'animale non avesse fatto effetto. Un altro aspetto che abbiamo monitorato è l'attenzione mediatica che un evento del genere poteva suscitare: al momento della cattura, infatti, più persone erano affacciate dai balconi dei condomini prospicienti al parcheggio per riprendere – smartphone alla mano - il nostro operato...", racconta il medico.

Insieme a Francesca Marucco, professoressa del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell'Università di Torino intervenuta per assistere a tutte le fasi della cattura e del trasporto, Turvani si è preoccupato di immobilizzare l'animale sedato e di trasferirlo, con le dovute accortezze, nella gabbia messa a disposizione dal CANC - Centro Animali Non Convenzionali di Grugliasco: una gabbia in legno rinforzata, dotata di sportellini per l'osservazione.

"Dal momento in cui abbiamo osservato che il dardo avesse fatto completato effetto, abbiamo agito velocemente per 'ingabbiare' la lupa, sfruttando il tempo di sedazione: non potevamo permetterci che si risvegliasse e si desse alla fuga", dice Turvani.

Immobilizzata e messa in gabbia, è giunto il momento del trasporto. "Sapevamo che il risveglio sarebbe stato uno dei momenti più delicati, ma è andato tutto per il meglio", continua il veterinario.


Il lungo viaggio

Pinina è stata ospite del CANC di Grugliasco qualche giorno, durante i quali è stata monitorata e sottoposta ad accertamenti veterinari. Verificato lo stato di buona salute, ci si è organizzati per il trasporto in un'oasi faunistica del Sud d'Italia, l'unica ad aver dato disponibilità ad accoglierla.

Trasferire un lupo che non si conosce e che non ha una storia clinica nota per un lungo tragitto non è un'impresa facile. C'è stata obbligatoriamente una fase preparatoria, in cui si sono analizzate le varie possibilità di cassa e di trasporto, in collaborazione con i veterinari ASL. Nei fatti, si trattava di una lupa tranquilla, che non aveva tentato di fuggire dopo la cattura, e che non sembrava accusare forti livelli di stress.

"Abbiamo quindi optato per un mezzo furgonato messo a disposizione dai Carabinieri forestali e dotato di un sistema di ventilazione particolare, e in grado di ospitare una gabbia in metallo fornita dal Centro Grandi Carnivori di Entracque sulla quale abbiamo installato una telecamera usata abitualmente per il trasporto dei cavalli. In questo modo, ci siamo assicurati un monitoraggio costante durante il viaggio, potendo riscontrare eventuali segnali di stress dell'animale a cui dare particolare attenzione, come: postura difensiva o evitamento, irrequietezza, vocalizzazioni, lambimento ripetuto della labbra, tentativi di fuga o comportamento stereotipato", spiega Turvani.

Il viaggio che affronterà Pinina con i suoi accompagnatori – il medico veterinario e due carabinieri della stazione di Ovada, provincia di Alessandria – durerà tredici ore e mezzo. Un tempo che imporrà pause ogni tre ore, un cambio d'acqua per dare all'animale la possibilità di abbeverarsi e la verifica del suo livello di stress, riassunto in una scheda debitamente compilata: una sorta di cartella clinica e di diario di bordo. Quando arriveranno a destinazione, saranno tutti un po' provati: partiti all'alba arriveranno a destinazione alle 19.30 di sera. Consegnata la cartella clinica del viaggio, Pinina verrà liberata in un'area faunistica pronta ad accoglierla: uscita dalla gabbia, si guarderà attorno e, dopo un istante di rigidità, comincerà a correre.
"La sua liberazione sarà un momento davvero emozionante per tutti noi", confida Turvani.

Cosa resta di questa storia

"La cattura e la traslocazine in un'area faunistica della lupa confidente di Novi Ligure, può essere considerata la prima operazione di successo - verificatasi nel territorio piemontese - in merito a un lupo confidente. La prima azione di questo tipo avvenuta in Piemonte, in cui enti, istituzioni ma soprattutto molte persone hanno lavorato insieme e velocemente per risolvere una situazione potenzialmente problematica, com'è qualsiasi lupo che sviluppa un grado di confidenza.
Allo stesso tempo, però, è un esempio di fallimento educativo: e ciò accade ogni volta che la confidenza di un animale selvatico è alimentata da chi nutre volontariamente l'animale, oppure abbandona rifiuti tanto da degradare un ambiente o da generare fonti 'facili' di cibo", afferma Turvani.

Pinina, in fondo, è stata una lupa sfortunata: dobbiamo infatti chiederci se in un ambiente naturale sarebbe sopravvissuta, oppure se fosse stata in grado – in un contesto diverso – di alimentarsi naturalmente, come un lupo in dispersione. Forse, se fosse stata segnalata subito e il suo grado di confidenza fosse stato contenuto, sarebbe stato possibile un suo reinserimento in natura. "Sia chiaro: nessuno mette in dubbio la bontà dell'azione portata a termine, ma la vicenda di Pinina, oltre a essere un buon esempio di come si può lavorare insieme quando l'intento è condiviso, ci insegna che dobbiamo fare ancora molta strada nell'ambito educativo e comportamentale nei confronti della fauna selvatica. Vanno, infatti, scongiurate tutte quelle situazioni in cui un animale selvatico può nascere e crescere in un ambiente urbano. Un lupo appartiene alla foresta, e non a una città o a un quartiere, e tanto meno ai suoi abitanti che, pur con le migliori intenzioni, pensa di adottarlo. E' anche questi aspetti che dobbiamo prestare attenzione", conclude il veterinario.

 

Potrebbe interessarti anche...

L'Ente gestore delle Aree protette dell'Appennino piemontese ha contribuito alle attività di mon ...
È il 21 gennaio 2025 quando al cellulare di servizio di Ruth Pozzi viene segnalato su Facebook u ...
Probabilmente ricorderete la storia della giovane lupa che, per più di un mese, ha gravitato nei ...