Si parte dal centro di Ceres (703 m), piccolo borgo di pietra stretto attorno al torrente Stura di Lanzo.
Dal piazzale della chiesa parrocchiale, un cartello segnaletico indica la direzione per il Santuario di Santa Cristina: il percorso coincide con la mulattiera storica che sale a mezza costa sul versante sinistro della valle.
La prima parte del tragitto si snoda tra borgate abbandonate e prati scoscesi, con scorci improvvisi sulla valle e i tetti d'ardesia di Ceres. L'aria profuma di resina anche in autunno, e il rumore delle foglie mosse dal vento accompagna i passi come una musica continua.
Dopo 30 minuti circa, si arriva alla piccola Cappella della Peste, chiamata così perché è stata costruita nel 1575, anno in cui la peste colpì le Valli di Lanzo. Qui, nel bosco, si poteva stare all'aperto, sparpagliati, e assistere alla messa senza rischio di contagio perché all'interno della cappella poteva entrare solo il sacerdote. Dentro ci sono dei bellissimi affreschi.
Proseguendo, poco dopo, si incontra un'altra bellissima cappella, dove è consigliata un'altra piccola sosta, si tratta della Cappella degli Angeli. Costruita sempre in tempo di peste è in una posizione elevata e molto panoramica.
Oltrepassato questo punto panoramico, il sentiero entra nel bosco fitto di faggi e betulle, dove la luce filtra in lame sottili. Il fondo, a tratti ciottolato, conserva ancora i segni del passaggio di muli e carretti.
Più in alto, la pendenza si addolcisce, e il panorama si apre. I prati si fanno radi, la vegetazione si dirada, e il Santuario di Santa Cristina appare all'improvviso, a 1.345 m di quota, arroccato su un costone roccioso che domina tutta la Valle Grande.
È un edificio semplice, bianco, con il campanile che sembra nascere dalla montagna stessa.
Il santuario, costruito nel XVII secolo è dedicato alla giovane martire Cristina di Bolsena, è meta di pellegrinaggi ancora oggi, soprattutto il 24 luglio, quando gli abitanti delle valli si riuniscono in processione per la festa patronale. Secondo la tradizione, Cristina di Bolsena venne torturata dal padre Urbano durante la persecuzione di Diocleziano, rifiutandosi di adorare idoli pagani. Dopo aver subito varie torture, tra cui essere gettata in un lago con un sasso appeso al collo, venne infine uccisa. La sua storia oggi viene ancora tramandata come simbolo di fede incrollabile.
Ai piedi del santurario, seduti sul muretto che guarda verso sud, si ha l'impressione che il tempo rallenti.
Il vento corre tra i larici, portando con sé odore di terra e di legna bruciata, e il paesaggio si distende in una vastità silenziosa: Ceres in basso, il profilo del monte Bellavarda di fronte, e più lontano le altre vette altissime, come pensieri di pietra sospesi nel cielo.
Il ritorno avviene lungo lo stesso sentiero, anche se si potrebbe decidere di fare l'anello e di scendere nel Comune di Cantoira e poi, da lì, raggiiungere Ceres.
Io opto per il ritorno diretto a Ceres e, come sempre accade nei percorsi di montagna, ciò che si è visto nella salita non è mai lo stesso di ciò che si incontra scendendo: cambia la luce, cambia lo sguardo, cambia il passo. E forse, ogni volta in questi cammini intimistici, cambiamo un pò anche noi!
Scheda del cammino
Punto di partenza: Ceres (703 m, Valle di Lanzo, Torino)
Punto di arrivo: Santuario di Santa Cristina (1.345 m)
Dislivello: circa 640 m
Tempo di percorrenza: 1 h 45' – 2 h in salita; 1 h 15' in discesa
Difficoltà: E (escursionistico, percorso ben segnalato ma con tratti ripidi)
Segnaletica: tacche bianco-rosse CAI e cartelli "Santa Cristina"
Periodo consigliato: da maggio a novembre/dicembre (in inverno percorribile con ramponcini o ciaspole)
Interesse: paesaggistico, naturalistico, devozionale
Punti di ristoro: bar e locande a Ceres; area pic-nic presso il santuario
Curiosità: secondo la leggenda, la chiesetta fu edificata nel luogo dove un pastore trovò una statua della santa, rimasta intatta dopo una frana.