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Cantieri acquatici: la nutria una campionessa di abusivismo ecologico

Alcune specie, non in equilibrio con l'ambiente correlato, possono operare modifiche importanti e dannose al territorio. E' il caso della nutria. Ma non facciamoci ingannare: è in realtà l'uomo a creare le condizioni per la diffusione di questo animale, che è oggi tra le 100 specie esotiche invasive più dannose al mondo!

  • Alice Gado, Serena Fornò
  • Settembre 2025
  • Martedì, 23 Settembre 2025
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Nutria (Myocastor coypus)  - Foto S. Mannweiler (da Wikimedia) Nutria (Myocastor coypus) - Foto S. Mannweiler (da Wikimedia)

Conosciuta scientificamente con il nome di Myocastor coypus, la nutria è un robusto roditore semi-acquatico originario del Sud America. Fu introdotta, inizialmente, in diverse parti del mondo per l'allevamento da pelliccia, nota sul mercato con il nome di castorino. Oggi, a causa della sua diffusione incontrollata, la nutria è considerata in molti Paesi, Italia compresa, specie esotica invasiva capace di causare gravi danni alle biocenosi, alle coltivazioni ed alle infrastrutture oltre a costituire un potenziale problema sanitario in quanto serbatoio per la diffusione di alcuni parassiti.

Nel nostro Paese, in ambienti umidi quali stagni, acquitrini e corsi d'acqua, le nutrie trovano il loro "giardino dell'Eden", con cibo in abbondanza. Si tratta di animali principalmente erbivori che non disdegnano, di quando in quando, cibarsi di un fresco ovetto appena deposto da qualche uccello. Nelle regioni dove è stata introdotta, la nutria si ciba praticamente di qualsiasi coltura disponibile e l'elevata densità di popolazione può impattare drasticamente sulla presenza di piante acquatiche, causando la formazione di acque aperte al posto di lagune e acquitrini. L'assenza in Europa dei predatori naturali, quali il caimano e diversi felidi del Sud America, la rende una specie invasiva fra le più pericolose. Nel nostro Paese questi animali possono essere predati da lupi, cani selvatici o altri animali, ma non in una misura sufficiente a mantenerne le popolazioni sotto controllo.

Cantieri non autorizzati e occupazione di suolo

Le nutrie si dedicano incessantemente a scavare reti di tunnel del diametro di almeno 15-20 cm che possono estendersi per oltre 15 metri nel suolo morbido e cedevole dei margini fluviali o dei canali di irrigazione dei campi. Questa continua escavazione è un flagello per la vegetazione: le piante infatti vengono consumate a livello di radici, tuberi, rizomi, bulbi e germogli. I nidi degli uccelli acquatici vengono disturbati o distrutti, le tane di volpi, tassi ed altri animali vengono occupati abusivamente dalle nutrie, mentre, date le grosse dimensioni, forte è la competizione con alcune specie di roditori di minori dimensioni. I danni non tardano a farsi notare: la rarefazione della vegetazione spondale, l'impoverimento delle risorse di cibo e dei rifugi per i volatili acquatici nonché l'allontanamento generalizzato della fauna autoctona. Ma non solo, i danni strutturali alla stabilità del terreno sono così evidenti da causare cedimenti e crolli improvvisi che anche in ambito agricolo, lasciando il terreno cosparso di buche e voragini.

Quando uno status simbol degenera in una piaga ecologica

L'introduzione della specie in Italia risale al 1928, periodo in cui il settore nostrano della pellicceria era ben consolidato al punto da rappresentare un riferimento per il mercato internazionale del lusso. Grazie alle sfilate ed ai numerosi eventi di moda, sotto il regime fascista il possesso di una pelliccia era diventato un vero e proprio status simbol sia per gli uomini che - soprattutto - per le donne: un capo pregiato, desiderato e considerato segno di estrema eleganza.

Il settore entrò in declino a partire dalla fine degli anni '60 con la nascita dei primi movimenti giovanili hippie che rivendicavano più rispetto per tutte le forme di vita. Nel 1980 poi, nacque l'associazione PETA (People's for Ethical Treatment of Animals) che tutt'oggi si batte per i diritti degli animali e che contribuì in modo sostanziale a far passare l'idea della pelliccia da "capo di moda" a "simbolo delle ingiustizie" perpetrate dall'essere umano nei confronti del mondo naturale.

E' quindi a causa di questo cambiamento di gusti del mercato che molti allevamenti di animali da pelliccia in Italia e nel mondo furono chiusi. Alcuni allevatori scelsero addirittura di liberare gli animali da pelliccia, fra cui anche le nutrie, dando il via alla dispersione della specie sull'intero territorio italiano, isole comprese.

Uno sguardo alla specie

La nutria è un roditore di grandi dimensioni che può raggiungere i 10 kg di peso da adulto. E' caratterizzata da una spessa e folta pelliccia marrone ed una lunga coda squamosa a cui deve l'appellativo di "ratto d'acqua". Questi animali generalmente conducono vita di coppia, ma possono dar luogo a piccole colonie di circa 30 o 40 individui. Una singola femmina può partorire 3 volte l'anno grazie alla breve durata di gestazione di soli 4 mesi e mezzo. Il numero dei cuccioli varia dai 2 agli 8 per parto e sono fin da subito coperti di pelo, hanno gli occhi aperti e sono in grado di muoversi. Dopo il primo giorno di vita sono anche in grado di nuotare.

Grazie alla dieta vegetale variegata, alla spiccata capacità di adattamento e riproduzione ed all'assenza di predatori naturali, anche in Piemonte è stato necessario intervenire attraverso l'istituzione di piani di contenimento mirati, all'eradicazione della specie.

La diffusione della nutria sul territorio è tale che questo animale viene oggi percepito dai più come nativo. Un mansueto " topo pelosone" dagli evidenti incisivi arancioni che non disdegna avvicinarsi alle case per prendere direttamente dalle mani offerte di cibo. Proprio questo tipo di comportamento andrebbe evitato, non solo nei confronti delle nutrie, ma degli animali selvatici in generale. Fornendo loro stabilmente cibo infatti, si induce il concentramento di molti individui in alcune aree favorendo ad esempio la diffusione di malattie nelle colonie ed aumentando gli scontri per il territorio; con il raggruppamento di individui in una zona ristretta la vegetazione viene presa d'assalto e il suolo viene scavato con molta intensità, accelerando ulteriormente i cedimenti strutturali spondali.

Le "premure umane" possono portare al cambiamento delle abitudini nell'individuo confidente che, in condizioni naturali, si mostrerebbe fuori dalla propria tana solo nelle prime ore del mattino o a ridosso del tramonto, e che oggi invece perde qualsiasi forma di timidezza mostrandosi spavaldamente in giro per gli acquitrini ad ogni ora.

La parola magica "prevenzione"

Come spesso accade, al problema creato dalle scelte e dalle azioni umane si cerca di porre rimedio solo quando ci si rende conto della loro gravità.

Quando il problema è molto più grande e diffuso di quanto ci si aspettasse e le implicazioni generalizzate a tutta la società, anche le azioni di contrasto agli impatti in corso risultano spesso complicate ed alcune volte scomode.

La scarsa consapevolezza della problematica da parte del pubblico può arrivare ad ostacolare le azioni di gestione di alcune specie aliene invasive: sono proprio gli errati comportamenti umani a costituire il fattore determinante e scatenante di questo fenomeno in continua crescita.

La Guida Tecnica per professionisti, dal titolo "Le specie esotiche invasive: come gestirle", prodotta nell'ambito del progetto Life ASAP, indica i protocolli di valutazione del rischio tra gli strumenti validi per la gestione delle specie aliene invasive; essi possono avere la duplice funzione di predire l'invasività di una specie aliena ancora non introdotta in un dato territorio, e classificare le specie aliene invasive già presenti al fine di identificare quelle più dannose che devono essere gestite con priorità rispetto alle altre.

La strategia da seguire per il contrasto alle specie aliene invasive prevede oggi un approccio gerarchico basato su tre fasi successive, ordinate secondo una scala di priorità: prevenzione; rapida identificazione ed eradicazione delle specie introdotte nelle prime fasi di insediamento; mitigazione degli impatti delle specie aliene invasive già diffuse con azioni di eradicazione o, laddove questa non sia possibile, di controllo permanente e contenimento. Ultima fase è quella del ripristino della biodiversità locale.

Tra i metodi di contenimento da mettere in campo, la prevenzione risulta essere l'approccio più efficace e meno costoso, ma prevede l'informazione tempestiva e il coinvolgimento della popolazione. L'eradicazione è invece possibile per popolazioni piccole e in rapida diffusione, mentre il contenimento mira a limitare la diffusione e mantenere le popolazioni entro limiti gestibili.

La nutria in Piemonte

Essendo la nutria ormai ampiamente diffusa sulla maggior parte del territorio, con popolazioni estese e stabilizzate in quasi tutte le aree planiziali e collinari regionali, gli interventi ritenuti di possibile attuazione sono in generale le attività di contenimento spaziale o di controllo demografico.

In accordo con il "Piano nazionale di gestione della nutria" diverse province stanno attuando o programmando piani di controllo della nutria sul territorio regionale.

Un esempio è rappresentato dal "Piano di Contenimento della nutria sul territorio della città Metropolitana di Torino" dove si evidenzia come "la specie si sia diffusa sulla maggior parte del reticolo idrogeografico superficiale di pianura e di montagna, fino ad un'altitudine di 600 mslm". La mappa di seguito riportata ne evidenzia l'espansione territoriale sul territorio regionale.

Mappa espansione nutria CMTo

 

 

I rimedi 

Poiché la diffusione sul territorio è tale da non poter essere contenuta con la sola prevenzione, la strategia di contenimento della specie prevede, per tutto l'anno, abbattimenti con arma da fuoco e il trappolaggio con successiva soppressione.

Nel 2021, la Città Metropolitana di Torino, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Veterinarie di Torino e il CANC (Centro animali non convenzionali) di Grugliasco, coadiuvati da associazioni animaliste del territorio torinese, aveva avviato una sperimentazione "non invasiva e non cruenta" da testare su colonie di nutria insediatesi nel contesto cittadino del Parco del Valentino. Gli animali furono prelevati e sterilizzati o castrati e successivamente rimessi in libertà nella stessa area di provenienza (di questo si è parlato anche nell'articolo di Laura Succi " Il caso delle nutrie metropolitane" pubblicato su Piemonte Parchi nel febbraio 2021) .

Purtroppo la sperimentazione si è conclusa senza riuscire a provare l'efficacia del metodo, evidenziandone l'elevato costo e l'applicabilità ai soli casi numericamente molto contenuti ed ecologicamente isolati, quale il contesto urbano del Parco del Valentino e pochi altri siti del territorio.

Pertanto continuano ad essere eseguiti gli abbattimenti con armi da fuoco nel tentativo di limitare l'ulteriore proliferazione dell'ennesima specie animale invasiva introdotta dall'uomo a fini commerciali. E a farne le spese è ancora una volta la nutria che da "ambita pelliccia" è passata ad essere considerata un invasore. Viene da chiedersi: impareremo mai la lezione? Ai lettori la risposta....

 

Nutria (Myocastor coypus) - Foto di Basile Morin (Wikimedia)
Nutria con i suoi caratteristici incisivi  - Foto di Sedlecký (Wikimedia)

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