La Natura è "equilibrio dinamico" e a volte, quando questo equilibrio viene alterato, l'istinto di sopravvivenza delle specie fa in modo che il soggetto più performante, in termini di velocità di crescita e riproduzione, longevità e resistenza prenda il sopravvento. Può accadere che sia una specie aliena a sostituirsi ad una autoctona, nonostante quest'ultima possa essersi perfettamente adattata all'habitat ed alle dinamiche dell'areale in cui vive.
Poichè l'adattamento è qualcosa che si evolve col tempo, un'introduzione repentina e incontrollata di una o più specie alloctone può alterare irreversibilmente l'equilibrio che la specie autoctona ha creato nel tempo affinando meccanismi sottili ed integrati con l'habitat e gli altri organismi che lo popolano.
Sono proprio questi meccanismi, innescati dall'azione umana, che hanno portato la Vongola verace del Mediterraneo (Ruditapes decussatus) ad essere sostituita dalla Vongola filippina (Ruditapes philippinarum) proveniente dall'Oceano Pacifico.
Ma in questi ultimi anni un nuovo intruso si è affacciato al Mediterraneo, intervenendo in questa lotta tra specie: si tratta del granchio blu atlantico (Callinectes sapidus) considerato tra le 100 specie aliene più invasive del Mediterraneo. Il granchio, originario delle coste occidentali americane, nutrendosi soprattutto di molluschi, ha devastato interi banchi di "novellame" di vongole veraci mediterranee e filippine, con perdite produttive di oltre il 50%.
Abbiamo, dunque, chiesto a Nicola Nurra, ricercatore e docente di biologia marina all'Università di Torino, informazioni sui protagonisti di questa competizione tra specie esotiche invasive e sulle loro interazioni reciproche, nel tentativo di comprendere quali possano essere gli scenari futuri.
Le differenze tra Vongola del Mediterraneo e Vongola delle Filippine
"La vongola è una specie bentonica, vive cioè in stretto contatto con il substrato e normalmente popola i fondali sabbiosi marini o lagunari poco profondi, da meno di 1 metro, fino a 20 metri di profondità; sono molluschi bivalvi che vivono infossati nel fondo mobile (sabbia) a profondità compresa tra 15-30 cm" spiega Nurra. "Ruditapes decussatus è una specie autoctona a differenza della Ruditapes philippinarum che proviene dall'area indopacifica ed è stata importata in Italia per motivi commerciali. Negli anni '80 lo sfruttamento eccessivo della specie autoctona, infatti, portò al crollo della risorsa e del suo potere reddituale. Col tempo, la specie filippina ha saputo acclimatarsi facilmente alle condizioni lagunari, generando rese più elevate rispetto alla specie nostrana e sostituendo quasi completamente la verace del Mediterraneo. Attualmente, le vongole veraci che troviamo sulle nostre tavole sono quasi tutte d'allevamento, soprattutto appartenenti alla specie filippina. L'introduzione della vongola verace filippina è avvenuta inizialmente lungo le coste mediterranee della Francia, successivamente nella Laguna di Venezia, con la liberazione di circa 200.000 individui giovanili; in seguito, è stata rilasciata in altri siti lagunari del Nord Adriatico, tra i quali la Sacca di Goro sul Delta del Po, la Sacca di Grado-Marano e la Sacca del Canarin, nel comune di Porto Tolle".
Vongola delle Filippine, una success story
A cosa deve il suo successo la vongola filippina rispetto alla vongola verace del Mediterraneo?
"Sicuramente alla sua facile adattabilità al fondale sabbioso-fangoso della laguna oltre che a una maggiore tolleranza alle variazioni di salinità e temperatura. Questa specie risulta poi molto resistente a fenomeni di anossia, al parassitismo, alla competizione ed in ultimo, fondamentale ai fini commerciali, è il tasso di accrescimento più elevato: il suo periodo riproduttivo si prolunga per un tempo quasi doppio rispetto a quello della Ruditapes decussatus. In soli due anni la vongola filippina raggiunge una dimensione notevole, ben 40 mm, contro i tre anni necessari alla verace autoctona. La specie alloctona ha completamente occupato l'areale di distribuzione della specie nostrana. La normativa vigente ha previsto di estendere erroneamente l'appellativo "vongola verace" ad entrambe le specie e oggi la "filippina" viene quindi commercializzata come vongola verace, ma in realtà si tratta di una specie ben distinta, anche se molto simile morfologicamente alla verace".
Si tratta quindi di introduzione intenzionale di una specie aliena a scopi economico-commerciali?
"Proprio così, inoltre è considerata una specie invasiva (IAS, invasìve alien species) che compete attivamente con le popolazioni già precarie di vongole veraci autoctone. La pratica di utilizzare specie esotiche come surrogati economici di quelle autoctone è ormai molto diffusa, in quanto consente di aumentare la produttività del mercato ittico e dell'acquacoltura. Tuttavia, una corretta gestione di queste introduzioni è fondamentale per evitare i danni dovute alle specie invasive".
La storia del Granchio blu, arrivato da clandestino
"E' una specie che, come altre, è stata trasportata e introdotta involontariamente probabilmente con le acque di zavorra delle navi" prosegue Nurra. "Callinectes sapidus, questo il nome scientifico del granchio blu, è onnivoro e generalista: si ciba di bivalvi (cozze, vongole, ostriche), gasteropodi, crostacei, anellidi, insetti, pesci e anche di alghe. Predilige gli estuari e i delta fluviali, le zone lagunari sabbiose e fangose: esattamente lo stesso habitat delle vongole veraci. Si tratta inoltre di una specie estremamente fertile: la femmina può deporre da 700mila fino a 8 milioni di uova. Le prime segnalazioni del granchio blu nel Mediterraneo risalgono agli anni '50, ma è solo dal 2023 che è salito alla ribalta grazie ad un'esplosione demografica del tutto anomala. Questa proliferazione del granchio blu, probabilmente, per lungo tempo è rimasta sotto controllo grazie a condizioni ambientali non del tutto favorevoli e alla presenza di predatori tra i quali l'ombrina, l'anguilla, alcuni uccelli, tartarughe marine e ovviamente l'uomo. L'esplosione demografica nel 2023 non ha ancora cause note anche se è ipotizzabile che la crisi climatica mediterranea, l'estate molto calda con frequenti ondate di calore, le grandi piogge e l'alterazione degli habitat costieri possano avere innescato questa moltiplicazione incontrollata. Il danno direttamente verificabile al momento è ovviamente quello economico dovuto alla predazione eccessiva del granchio sulle vongole ed altri bivalvi, ma il pericolo più in generale è che possa mettere a rischio la biodiversità degli ecosistemi costieri".
Una lotta tra specie esotiche invasive che mette a repentaglio economia e biodiversità
Come contrastare dunque questa invasione del granchio blu?
"Quando ad un certo punto le reti hanno iniziato a pescare più granchi che pesce, ci si è resi conto che il problema dilagava e si è cercato di non sprecare gli sforzi. Sui banchi delle pescherie è comparso il granchio blu ormai protagonista di numerose ricette. Tuttavia, anche se la pesca diretta del granchio blu può contribuire a tenere sotto controllo la popolazione, per poter contrastare efficacemente la sua espansione resta fondamentale mantenere sani i nostri ecosistemi ed avere un numero sufficiente di predatori naturali. Infatti, quando gli esemplari di granchio blu sono ancora giovani, i suoi predatori sono essenzialmente orate e branzini, tuttavia con l'overfishing, che svuota precocemente i nostri mari, accade che già a metà anno spesso si raggiungano le quote massime di pescato consentito, diminuendo precocemente in maniera drastica il numero di predatori naturali del granchio blu e consentendone quindi l'aumento esponenziale. Nel tempo sono state diverse le specie aliene che hanno invaso il Mediterraneo, per citarne alcune: dalla cosiddetta "alga assassina" (Caulerpa taxifolia) propria delle acque tropicali, alla noce di mare, lo Ctenoforo (Mnemiopsis leidyi), organismo gelatinoso simile a una medusa. Grande è stato l'allarme per la proliferazione di questi due organismi perché si temeva potessero stravolgere l'ecosistema marino e distruggere l'economia della pesca. Eppure, ancora una volta, la resilienza degli ambienti marini e la loro capacità di ripresa — in gran parte a noi ancora sconosciuta — hanno agito riequilibrando le popolazioni e limitandone l'espansione. Per quanto riguarda il granchio blu, l'attenzione al suo contenimento e il monitoraggio sulla salute degli ecosistemi sono condizioni imprescindibili per la tutela della biodiversità. Queste dinamiche non fanno che confermare ciò che, da tempo, i concetti di ecologia ci insegnano: tutto è connesso e le relazioni tra uomo, organismi vegetali ed animali e ambiente sono in uno stato di equilibrio dinamico. Ogni azione, ogni variazione anche minima indotta, ogni alterazione di habitat e dei parametri ambientali, incide profondamente su questi fragili equilibri".
Concludo con una frase illuminante, ripresa dal Prof. Nurra, ma della straordinaria biologa marina Sylvia Earle, che mi ha colpito nella sua semplicità: People still do not understand that a live fish is more valuable than a dead one" (Le persone ancora non capiscono che un pesce vivo ha più valore di un pesce morto)
Sono poche parole che racchiudono l'essenza e la saggezza di chi, nel mare, non vede solo natura, ma anche cultura e tradizione: una ricchezza immensa che nel tempo potrebbe andare persa.
Per approfondimenti:
Scheda del granchio blu atlantico
