I primi mesi del 2025 hanno visto il personale dell'Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Marittime impegnato nell'eradicazione del pesce persico sole, una specie aliena e dannosa, dal Lago della Madonna ad Alto, posto al confine tra Piemonte e Liguria.
L'intervento si è svolto con la preziosa collaborazione del corpo volontari A.I.B. Piemonte (in particolare delle squadre A.I.B Garessio e Ormea) e in accordo con il Comune di Alto e la Diocesi di Mondovì.
L'Ente Parco, con questa operazione, ha ingaggiato una lotta contro un avversario difficile da sconfiggere, che rappresenta una minaccia per gli "abitanti" originari dello specchio d'acqua. Il lago rientra nel sito Natura 2000 ZPS IT1160061 "Alto Caprauna" - Zona di Protezione Speciale - che è affidato in gestione per l'appunto all'Ente Parco delle Marittime.
Bello come... il sole
In Italia lo conosciamo come persico sole e nomi simili si trovano anche in Francia (Perche-soleil) e in Spagna (Percha sol). In Gran Bretagna, invece, è chiamato curiosamente Pumpkinseed, letteralmente "seme di zucca". Si tratta di nomi che sono tutti legati alla sua forma ovale e compressa ai lati (che può ricordare il sole o anche il seme di zucca) sia alla sua livrea, la cui colorazione varia dall'arancione, al verde, al giallo, con sfumature intense, soprattutto nei maschi. Insomma, un pesce bello – appunto - come il.... sole! Le dimensioni nel paese d'origine possono superare i 30 cm, ma nelle nostre acque variano dai 12 ai 15 cm e molto difficilmente possono arrivare ai 20 cm. I maschi sono generalmente più massicci e con una colorazione più accentuata nel periodo della riproduzione. L'aspettativa di vita in natura si aggira intorno ai 5-6 anni, al massimo 8 anni, mentre in cattività è possibile che raggiungano i 12 anni. L'habitat è costituito da acque calme, tipiche di stagni e laghi, o slarghi di piccoli fiumi.
Il suo nome scientifico - Lepomis gibbosus - ci riporta però alla realtà: Lepomis viene dal greco λεπίς (lepís), che significa "scaglia", e πώμα (pṓma),"copertura" o "coperchio", probabilmente in riferimento alla forma del suo opercolo, una struttura ossea protettiva che ricopre le branchie. Gibbosus, invece, deriva dal latino e significa letteralmente "gibboso", "gobbo", termine legato, con buone probabilità, alla forma convessa del corpo di questo pesce.
Niente di "bello come il sole" quindi: il significato letterale potrebbe indicare un "pesce con scaglie e corpo gibboso".
L'invasione che non ti aspetti
Questo pesce rientra nella lista delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale e rappresenta quindi una delle maggiori minacce per la biodiversità. Si tratta infatti di una specie alloctona, originaria delle zone temperate della costa Atlantica del Nord America, introdotta in Europa a partire dalla fine del XIX secolo a scopo ornamentale e per la pesca sportiva.
In Italia è arrivato nel 1900, nel Lago di Comabbio (Varese), dal quale si è rapidamente diffuso giungendo nel Lago Maggiore e nel Ticino, per poi occupare buona parte del territorio italiano. Grazie alla sua notevole adattabilità e fecondità, il pesce persico sole si è gradualmente diffuso in molti Paesi europei, in particolare negli ambienti lacustri o nei fiumi con acque a lento scorrimento dove preda le uova delle altre specie presenti.
Una volta presente in un habitat è estremamente difficile, se non impossibile, eradicarlo; ecco perché il Regolamento UE 1143/2014, che contiene le disposizioni per la prevenzione e la gestione della diffusione delle specie esotiche invasive, ne vieta l'introduzione, il trasporto, la detenzione, l'allevamento e il rilascio nell'ambiente.
Ma è proprio questa la sfida che APAM, A.I.B, il Comune di Alto e Diocesi hanno scelto di accettare.
Eradicazione a difesa della biodiversità
L'area dell'intervento di eradicazione del pesce persico sole è stato il Lago della Madonna di Alto dove vive stabilmente anche una popolazione di tritone alpestre apuano (Ichthyosaura alpestris apuana), sottospecie endemica italiana classificata come "Quasi Minacciata" (NT - Near Threatened) dalla IUCN, la cui sopravvivenza è messa a rischio proprio a causa della presenza del persico sole, che ha colonizzato il lago nel corso degli anni, probabilmente a seguito di introduzioni involontarie, e che si nutre anche delle uova e delle larve dei tritoni.
Come intervenire dunque? Sono state studiate diverse metodologie, seguendo rigorosamente il "Piano di gestione nazionale del persico sole (Lepomis gibbosus)" del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Nell'estate del 2024 sono state posizionate nel lago e controllate periodicamente per circa sette mesi una decina di nasse che hanno permesso di catturare 988 pesci persico sole. Questo risultato ha evidenziato la presenza di una popolazione con elevata densità, non gestibile solo con l'utilizzo delle reti.
Il tentativo successivo ha visto l'utilizzo dell'elettropesca. In questo caso, probabilmente a causa dello spesso strato di melma presente, lo strumento non è risultato sufficientemente efficace.
Dal momento che il lago della Madonna di Alto è circoscritto e non comunicante con altri specchi o corsi d'acqua, che avrebbero potuto risentire dell'operazione, si è deciso di intervenire con il prosciugamento temporaneo del corpo idrico.
L'operazione ha richiesto due giorni di intenso lavoro, tre motopompe - messe a disposizione dal corpo volontari A.I.B. di Garessio e Ormea - e quindici persone, tra personale dell'Ente e collaboratori esterni. Per lo svuotamento del bacino, le manichette delle tre motopompe sono state inserite all'interno di una gabbia filtrante costruita per l'occasione e foderata con tre reti di maglie differenti. Tale accorgimento ha permesso l'aspirazione dell'acqua preservando tutte le specie ivi presenti.
Con il progressivo abbassamento del livello idrico si è dato corso alla cattura degli anfibi e dei pesci, in prima battuta tramite retini e poi manualmente; complessivamente, considerando anche quelli precedentemente catturati con le nasse, sono stati rimossi circa 4.070 persici sole che sono stati inviati all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle D'Aosta (IZS PLV) dove verranno sottoposti a esami di vario tipo, con un focus sulla possibile presenza di parassiti zoonotici.
Per quanto riguarda gli anfibi, invece, sono stati prelevati e messi temporaneamente in apposite vasche 4 rane, 40 rospi e 460 tritoni. Durante la loro permanenza in ambiente controllato, sono stati alimentati con larve di chironomidi e sottoposti a un indolore tampone cutaneo per la ricerca di eventuali patologie, nell'ambito di un progetto di ricerca coordinato dall'IZS PLV che si pone l'obiettivo di indagare la diffusione in Piemonte e Liguria di Batrachochytrium dendrobatidis e Batrachochytrium salamandrivorans, funghi che colpiscono le popolazioni di anfibi e che rappresentano una minaccia per la biodiversità.
Dopo un paio di giorni, l'acqua è stata nuovamente fatta confluire nel lago che è quindi tornato, nell'arco di un breve periodo, al livello pre-intervento; solo allora gli anfibi sono stati liberati nel loro ambiente, al sicuro da scomodi pesci invasivi!
Ma non è tutto. Il bacino, infatti, era circondato da un'incredibile quantità di Typha latifolia, pianta erbacea che si espande molto velocemente e che, col tempo, tende a "chiudere" il lago e a ridurre così l'habitat dei tritoni e dei rospi. L'estensione della Typha è stata particolarmente favorita nel tempo anche dalla siccità degli ultimi anni che ha abbassato significativamente il livello del lago. Così, rimboccate le maniche, si è proceduto con l'estirpazione manuale di parte della vegetazione rimuovendo ben 2000 chilogrammi di Typha.
L'intervento si è svolto interamente nel mese di febbraio, per sfruttare il freddo e le sperate - ma non arrivate - gelate che avrebbero ghiacciato il fango rimasto nel lago dove potevano trovarsi ancora alcuni esemplari di persico, intrappolandoli.
La certezza della completa riuscita dell'eradicazione totale della specie nel lago si avrà pertanto quando, con l'arrivo dei mesi più caldi, si riprenderà il lavoro, con le nasse e le reti, di monitoraggio post-intervento sperando di trovarle vuote di pesci persico sole.
Scelte difficili per un futuro sostenibile
La scelta di effettuare l'eradicazione tramite prosciugamento del bacino non è stata una decisione facile da prendere ed è stata attuata secondo le indicazioni contenute nel Piano di Gestione e ascoltando il parere di numerosi esperti. Trattandosi di una specie di elevata invasività e adattabilità questa è risultata l'unica possibilità concreta per un'eradicazione completa, a tutela delle specie autoctone le quali verrebbero altrimenti sopraffatte dalla presenza della specie aliena invasiva. L'operazione è stata possibile in quanto il lago risulta isolato in un contesto alpino e non è direttamente collegato con altri corsi d'acqua; elemento questo che rende estremamente difficile una ricolonizzazione da parte della specie invasiva, al netto di nuove introduzioni volontarie. In altre realtà, come ad esempio la Riserva di Crava Morozzo, dove esiste una continuità ecologica con altre aree fluviali e umide di pianura, lo svuotamento dei bacini non è praticabile e l'eradicazione risulta impossibile; in questi casi può essere effettuato solo un blando contenimento.
Con i sopralluoghi effettuati nelle scorse settimane si è potuto fortunatamente constatare la presenza dei tritoni e osservare la fase di accoppiamento dei rospi, confermando così la buona riuscita dell'operazione e scongiurando effetti negativi eccessivamente impattanti sulle popolazioni di anfibi del lago.
Questo intervento rappresenta dunque un esempio concreto di quanto possa essere complesso ma necessario agire per la tutela della biodiversità e di come la conservazione della natura richieda, a volte, scelte sfidanti. Il monitoraggio continuerà nei prossimi mesi per verificare l'efficacia dell'azione e garantire un habitat sicuro per le specie autoctone.
Per approfondimenti:
Scheda di riconoscimento del Persico Sole
