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La grotta che racconta i Neandertaliani

Sulle pendici occidentali del Monte Fenera, a circa 670 metri di quota, si apre una cavità carsica nota sin dagli Anni '50 per i suoi eccezionali depositi preistorici: la Grotta della Ciota Ciara (dal dialettale "grotta chiara"), oggi una delle principali finestre sul mondo del Paleolitico piemontese.

  • M. Arzarello*, J. Arnaud*, S. Daffara*, G. L. F. Berruti*
  • Novembre 2025
  • Mercoledì, 17 Dicembre 2025
Interno della Grotta Ciota Ciara - Foto M.Sandrini Interno della Grotta Ciota Ciara - Foto M.Sandrini

Negli ultimi anni, grazie alle campagne di scavo dirette dall'Università di Ferrara, la Ciota Ciara ha restituito dati fondamentali per comprendere le occupazioni del Paleolitico medio e la mobilità dei gruppi neandertaliani in questa regione.

Un luogo e una storia

Il Monte Fenera è un rilievo isolato, scolpito dai fenomeni carsici che hanno creato decine di cavità. Tra queste, la Ciota Ciara è la più studiata: un cunicolo di oltre ottanta metri dove, tra ossa di orso delle caverne e pietre scheggiate, si leggono le tracce di antiche presenze umane.

I primi scavi risalgono agli anni '60, ma è dal 2009 che l'équipe dell'Università di Ferrara indaga il deposito con un metodo moderno e interdisciplinare. Il sito è diventato il principale laboratorio del Paleolitico medio piemontese, l'unico che permetta di ricostruire non solo cosa facevano i Neandertal, ma anche come pensavano il loro rapporto con il territorio.

Un sito chiave per il Paleolitico piemontese

La Ciota Ciara è l'unico sito del Paleolitico medio in Piemonte con presenza diretta di Homo neanderthalensis. La frequentazione è attestata sia da resti umani (diversi denti e un frammento di osso occipitale) sia da tracce della loro attività: pietre scheggiate e ossa animali con evidenti segni di taglio, dovuti al depezzamento delle carcasse.

Gli studi mostrano ripetute fasi di occupazione tra circa 300 e 100 mila anni fa, in contesti che vanno da periodi molto freddi – nella parte più antica della sequenza – a momenti con un clima simile all'attuale. A seconda delle condizioni ambientali, i gruppi di Neandertal usarono la grotta come rifugio di caccia o come luogo di soggiorno più prolungato (Angelucci et al., 2018; Daffara et al., 2021).

Un mondo di pietra

Le industrie litiche – le pietre scheggiate dall'uomo – raccolte nella grotta sono svariate migliaia, e ognuna racconta un gesto.
La maggior parte degli strumenti è ottenuta in quarzo di vena, abbondante ai piedi del monte, o in spongolite, una roccia silicea disponibile non lontano dal sito. Compaiono anche altre materie prime – selce, radiolarite, riolite – portate da più lontano.

Le analisi tecnologiche hanno individuato diversi metodi di scheggiatura: sistemi opportunistici, discoidi e Levallois, applicati in modo flessibile in base alla materia prima. Bastavano pochi colpi per ottenere schegge taglienti, e quando la superficie utile si esauriva, il nucleo veniva scartato (Berruti et al., 2023; Daffara et al., 2019).
Le rocce più compatte, come la radiolarite, venivano invece sfruttate fino in fondo, segno di un maggiore investimento tecnico.

Nel complesso emerge un comportamento "economico" e adattativo, in cui ogni scelta rispondeva alle possibilità offerte dal territorio. Anche per questo la Ciota Ciara è oggi un punto di riferimento per ricostruire il quadro tecnologico del Paleolitico medio in Piemonte, accanto ad altri contesti come le Vaude Canavesane, Trino o le Colline Novaresi, che mostrano la stessa impronta di flessibilità e pragmatismo.

Conoscere il territorio

Dietro la varietà delle materie prime si riconosce una strategia complessa. I Neandertal della Ciota Ciara conoscevano bene le risorse attorno a loro e sapevano sfruttarle in base alla qualità della roccia. Le rocce locali servivano per gli strumenti d'uso immediato, mentre quelle più pregiate, raccolte anche a decine di chilometri di distanza, erano usate per utensili da trasportare e riutilizzare più volte. Non erano dunque nomadi casuali, ma gruppi che pianificavano i propri spostamenti e gestivano in modo consapevole il paesaggio. La grotta testimonia un territorio vissuto, non semplicemente attraversato.

Gesti quotidiani

Le tracce d'uso sui manufatti raccontano scene di vita che si ripetono per millenni: caccia, macellazione, lavorazione del legno e delle pelli.
Nella grotta i Neandertal tornavano periodicamente – forse durante stagioni di caccia o come sosta temporanea nei loro spostamenti – trasformandola in un rifugio dove tagliare carne, scuoiare, accendere fuochi e ripararsi dal freddo.

Intorno a loro viveva una fauna oggi scomparsa: orsi delle caverne, cervi, bisonti, rinoceronti. Un ambiente in equilibrio tra boschi e praterie, segnato dalle oscillazioni climatiche. Su alcune ossa di orso si leggono ancora i segni sottili lasciati dai margini taglienti delle pietre: non simboli, ma gesti pratici, probabilmente per ricavarne carne o pelli (Buccheri et al., 2016).

Un archivio di pietra e di memoria

La Grotta della Ciota Ciara si conferma come uno dei siti archeologici più importanti del Piemonte per il Paleolitico medio: un luogo dove si intrecciano pietre, ossa, ambiente e tecnologia, e dove i Neandertal – lontani nel tempo ma ancora riconoscibili nei loro gesti – continuano a raccontarci la loro storia.

La ricerca in corso non restituisce solo dati preistorici ma offre anche un'immagine precisa della capacità di adattamento dell'uomo e del suo rapporto profondo con i luoghi che abita. La Ciota Ciara è uno di questi luoghi: un frammento di tempo che, seppur sepolto, continua a parlarci con voce chiara.

I risultati della Campagna di scavo 2025 sono stati presentati in Valsesia nell'ottobre scorso presso il Centro Studi Turcotti di Borgosesia (VC),

Un Monte, un Parco, tante Grotte

La Ciota Ciara si trova nel Parco Naturale del Monte Fenera nella bassa Valsesia e ricade nel territorio del Sesia Val Grande UNESCO Global Geopark.

Più di 80 grotte caratterizzano questa montagna e attualmente sono la dimora sia temporanea (per i pipistrelli che vi svernano) che stabile di varie specie; alcuni organismi sono adattatati agli ambienti sotterranei privi di luce, tanto da aver perso la loro pigmentazione, non possedere occhi e aver sviluppato altri organi sensoriali.

La loro presenza, importantissima sotto l'aspetto biologico, ha fatto sì che il Monte Fenera fosse inserito nei siti europei della Rete Natura 2000 per la conservazione della biodiversità e dei delicati ecosistemi degli ambienti di grotta.

 

Per approfondimenti:

Ente di gestione delle Aree Protette della Valsesia

Fenera virtual tour

Fenera virtualtour/audioguide

Archeologia in Valsesia

 

*Sezione di Scienze Preistoriche e Antropologiche, Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Ferrara

 

 

 

 

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