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Le leggende aurifere della Bessa

L'oro è il filo conduttore di tante leggende locali nate intorno alla Bessa, che legano gli abitanti locali alle popolazioni Celtiche, come ad esempio quella affascinante dei "piedi d'oca". 

  • Massimo Losito
  • Ottobre 2025
  • Giovedì, 30 Ottobre 2025
Cumulo di ciottoli nell'area della Bessa, in dialetto locale "ciapei"  -  Foto M. C. Sibille e G. Innocenti Cumulo di ciottoli nell'area della Bessa, in dialetto locale "ciapei" - Foto M. C. Sibille e G. Innocenti

L'area della Riserva Naturale della Bessa si trova tra Biella ed Ivrea, compresa nei comuni di Borriana, Cerrione, Mongrando e Zubiena, sulla destra orografica del torrente Elvo, parte della morena della Serra (la più grande d'Europa) e caratterizzata da un aspetto "lunare", fatto di sassi accumulati in modo da ricordare delle dune desertiche.

Di recente sono stati celebrati i 40 anni dalla istituzione della Riserva con una serie di iniziative promosse dall'Ente gestore, l'Ente Gestione Aree Protette Ticino e Lago Maggiore, svoltesi nel primo fine settimana di ottobre 2025.

La riserva è importante a livello naturalistico, vuoi per il variegato ed abbondante materiale roccioso trasportato dal ghiacciaio balteo ed accumulatosi nei secoli, vuoi per la colonizzazione vegetale di queste rocce nel corso del tempo da parte di licheni, muschi, felci, eriche ed altri arbusti.

Ma la zona riveste anche grande importanza storica ed archeologica, in particolare per le vicende legate allo sfruttamento aurifero dell'area da parte degli abitanti originali prima, ed esasperato dalla creazione di miniere a cielo aperto da parte degli invasori romani poi, fino ad arrivare ai nostri giorni, in cui in una sorta di moderno far-west cercatori d'oro armati di setaccio giungono periodicamente sulle rive del fiume Elvo da tutto il mondo, in particolare in occasione dei campionati mondiali di categoria che si svolgono in Frazione Vermogno di Zubiena.

L'oro è anche il filo conduttore di tante leggende locali nate intorno alla Bessa, che legano gli abitanti locali (i Salassi, stanziati da Aosta ad Ivrea, e i celto-liguri Vittimuli ) alle popolazioni Celtiche (dal greco "keltai"), conosciute semplicemente come popolazioni "barbare" o meglio ancora come "Galli".

La leggenda locale più conosciuta è quella detta dei "pe' d'oca" (piedi d'oca), che narra di stranieri dall'aspetto tipicamente nordico che giunsero nel territorio dell'attuale comune di Muzzano con l'intenzione non solo di accapparrarsi il prezioso metallo ma anche di insegnare ai locali l'arte di trovare ed estrarre l'oro dalle montagne e dai fiumi, motivo per cui furono ben accolti ed ospitati dalla popolazione locale, in particolare quella maschile, attratta dalla bellezza nordica delle nuove arrivate, cosa che provocò gelosie, invidie e malumori da parte delle donne locali poste in evidente svantaggio.

La convivenza tra le due popolazioni nonostante tutto andò avanti per diverso tempo, fino a quando, durante una serata di festa e di danze intorno al fuoco, una giovinetta si accorse dei piedi d'oca che spuntavano dalle lunghe vesti delle straniere, cosa che suscitò stupore ed ilarità nei muzzanesi che iniziarono a schernire le malcapitate "palmipedi" tanto che gli ospiti, sentendosi offesi ed indesiderati, decisero di togliere il disturbo il mattino dopo abbandonanado a fatica la caverna che abitavano, aiutati dall'apparizione improvvisa di una fata avvolta da una folgorante luce dorata (la vera depositaria dell'arte di estrarre i metalli) a sua volta difesa da un grosso serpente sibilante e sputante fuoco, che si opposero ai tentativi delle popolazioni locali di trattenerli a forza con mazze e bastoni e di carpire i loro segreti e le tecniche utilizzate per ricavare l'oro dalla montagna e dalle acque.

Una leggenda simile proviene dal territorio di Mongrando, dove al posto degli stranieri venuti dal Nord ci sono alcune bellissime Fate, che al pari di questi promisero agli abitanti del posto la condivisione dell'arte di trovare l'oro, ma furono costrette ad abbandonare il villaggio a causa della derisione delle donne locali che scoprirono la già citata imperfezione alle estremità inferiori delle ospiti, probabilmente, come nel caso precedente, non si trattava di presenza di "piedi d'oca" o altre aberrazioni genetiche, ma dell'utilizzo di particolari tipologie di calzature assolutamente sconosciute da quelle parti.

Altra leggenda dice che gli antichi abitanti del territorio, che praticavano culti pagani, all'arrivo degli invasori romani abbiano nascosto una consistente parte dell'oro in loro possesso, dopo averlo fuso in una statua dalla forma di cavallo, successivamente nascosta (e mai ritrovata) in mezzo alle pietraie, pare nella zona più alta della Bessa, vicenda successivamente "cristianizzata" dalle successive versioni che hanno sostituito la figura del cavallo, animale sacro al dio solare Helios, con quella di una statua della Madonna.

Sempre riguardo ai culti pagani praticati dagli antichi abitanti della zona non possiamo non citare il mistero della costruzione della cosiddetta "Piramide della Bessa" o "Castelliere", una struttura piramidale alta circa 12 metri immersa nel bosco, di origine celtica, scoperto nel 1963 e restaurato nel 2005, collegato ad un culto antico dove si uniscono la raccolta delle acque, il femminino sacro, il culto degli antenati, ma soprattutto l'adorazione dei massi erratici, il culto delle pietre chiamato "megalitismo", di cui resta traccia nei nomi attribuiti ai possenti massi erratici diffusi in tutta la Bessa, considerati "divinità di pietra" in quanto si credeva fossero dotati di proprietà terapeutiche e di forza salvifica.

Persino degli gnomi compaiono nel ricco folklore della Bessa, si narra infatti che escano a volte piccoli uomini benefici per fare il bucato nei pressi di una fontana situata nei pressi della fraz. Riviera-S. Cassiano, che opsita una delle più antiche pievi del Biellese.

Queste sono solo alcune delle tante leggende della terra dell'"oro biellese" tramandate fino ai giorni nostri e raccolte in diverse pubblicazioni non sempre facilmente reperibili.

(fonti varie)

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