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Un anno in Antartide, l'esperienza di Camille

Camille Mermillon ha trascorso 14 mesi in Antartide presso la base di ricerca francese di Dumont d'Urville per studiare sul campo la fauna locale e gli effetti su di essa del cambiamento climatico, nell'ambito di un programma scientifico del CNRS Centre National de la Recherche Scientifique. Racconterà la sua esperienza giovedì 7 Maggio, alle ore 18.00, al Museo Regionale di Scienze Naturali. Le abbiamo chiesto alcune anticipazioni.

  • Roberta Tota
  • Maggio 2026
Lunedì, 4 Maggio 2026
Uno dei pinguini oggetto di studio della ricerca - Foto C. Mermillon  Uno dei pinguini oggetto di studio della ricerca - Foto C. Mermillon

Camille Mermillon, 29 anni, è nata in Francia a Dourdan, a sud di Parigi. Ecologa e naturalista, ha finito il suo dottorato in ecologia all'università di Torino e all'Università Savoie Mont Blanc (Francia) dal titolo "Collegamenti trofici in un uccello d'alta quota: il culbianco come predatore e preda".

Appassionata sia della montagna che dei mondi polari, ha trascorso 14 mesi in Antartide per studiare sul campo la fauna locale nell'ambito di un programma scientifico del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS).

Giovedì 7 maggio alle ore 18.00, Camille terrà una conferenza al Museo regionale di Scienze Naturali di Torino per presentare il suo lavoro di ricerca; l'abbiamo intervistata per conoscere in anteprima qualche aspetto di questa sua inusuale esperienza.

Di cosa parlerai nell'incontro al Museo regionale di Scienze naturali?

In questo incontro, parlerò della mia esperienza in Antartide spiegando il mio lavoro durante questa missione ornito-ecologa, che consisteva nel monitoraggio e nel marcaggio delle specie riproduttive (otto specie di uccelli e una specie di foca). Spiegherò anche l'organizza della vita nella base scientifica in cui ho soggiornato, la base Dumont-d'Urville e come si vive in questo ambiente ostile dal punto di vista climatico. Inoltre, la mia presentazione sarà accompagnata da tante foto ed alcuni filmati per rendere più concreto il racconto di questa esperienza.

Di cosa ti sei occupata durante questa missione?

Durante questa missione ho lavorato come ecologa per il gruppo di ricerca CEBC-CNRS (Centre d'Etudes Biologiques de Chizé, Centre National de la Recherche Scientifique). Ero la responsabile sul campo del monitoraggio di tutte le specie che si riproducono nell'arcipelago, ovvero di una specie di mammifero (la foca di Weddell) e di otto specie di uccelli marini, di cui due specie di pinguini. Una parte degli animali dovevano essere marcati individualmente (con anelli o micro-chip). Questo monitoraggio, iniziato negli anni 1950 per alcune specie, permette di seguire l'evoluzione delle popolazione e capire i meccanismi di interazione tra gli individui, le popolazioni e il loro ambiente, al fine di elaborare scenari sull'evoluzione futura degli ecosistemi marini.

Cosa ti ha spinto a intraprendere un'esperienza così estrema e lontana da casa?

Fin da quando ero piccola, la montagna e le regioni polari mi hanno sempre affascinata. Quando ho saputo che esistevano contratti di servizio civile per lavorare in Antartide con gli uccelli, il mio obbiettivo è diventato quello di cercare di ottenere questo posto. Al secondo tentativo sono finalmente stata selezionata e ho potuto così realizzare il mio sogno!

Durante il periodo trascorso in Antartide per circa sei mesi non hai visto la luce del sole. Come hai vissuto questa condizione? 

In realtà, la base di ricerca dove ero io si trova sulla costa e non abbiamo mai vissuto in un buio completo. Anche in pieno inverno avevamo sempre almeno due ore di luce al giorno, anche se il sole restava all'orizzonte. Questo ci permetteva di uscire un po', rendendo più sopportabile l'inverno. In parte ci si abitua alla mancanza di luce, rallentando il ritmo di vita, anche perchè d'inverno alla base c'è meno lavoro, dormendo di più e dedicando molto più tempo ad altre attività che si possono fare al chiuso, anche in preparazione alla estiva successiva. È stata quindi un'occasione per dedicarsi ad attività piacevoli come la musica o la lettura, per esempio.

Hai vissuto presso la base di ricerca francese Dumont d'Urville: quante persone può ospitare e com'è la convivenza in un contesto così isolato?

La base Dumont-d'Urville può ospitare fino ad 80 persone d'estate, quando l'attività di ricerca e manutenzione della base è al suo massimo. Invece d'inverno il personale presente arriva al massimo a 20 o 25 unità il cui compito è quello di mantenere in funzionamento la base e proseguire i progetti scientifici. D'estate condividiamo la camera (di solito due per camera), mentre d'inverno ognuno ha la sua camera, assicurando a tutti uno spazio privato. Ovviamente d'inverno vediamo sempre le stesse persone per 9 mesi e la convivenza richiede quindi un impegno maggiore da parte di tutti, il che che non sempre è facile, visto che non abbiamo scelto i nostri colleghi. Però ognuno di noi ha scelto deliberatamente di vivere questa esperienza, quindi tutti i partecipanti sono pronti a gestire anche le difficoiltà.

Come si svolgono le attività quotidiane come cucinare, pulire o gestire gli spazi comuni?

Trattandosi di una base francese la cucina è veramente importante! Per questo sono presenti tutto l'anno un cuoco e un panettiere-pasticcere che cucinano pasti, dolci e pane fresco tutti giorni. Alla base siamo soliti dire che le persone più importanti sono loro, perché garantiscono al gruppo di rimanere su di morale! Invece per quanto riguarda la gestione degli spazi comuni, si svolgono turni per pulire ed aiutare in cucina, rispettando un calendario preciso affinché l'impegno sia equo per tutti.

Per concludere, puoi darci un'anticipazione sui risultati delle ricerche che hai condotto? Siete soddisfatti del lavoro svolto?

Personalmente ho raccolto dati finalizzati a un progetto di studio a lungo termine sulle popolazione di uccelli e mammiferi marini. Questi dati contribuiranno a descrivere lo stato delle popolazioni e a spiegare le variazioni osservate in relazione alle condizioni ambientali ma anche all'evoluzione delle altre specie di questo ecosistema particolare. La popolazione di Pinguino Imperatore, ad esempio, sta diminuendo al punto che da aprile 2026 questa specie è stata classificata come "In Pericolo" (Endangered) dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Questa riclassificazione è dovuta principalmente al cambiamento climatico, che causa la fusione precoce del ghiaccio marino essenziale per la riproduzione della specie e riduce la disponibilità di cibo nell'oceano.

Per informazioni e prenotazioni:

"Antartide, racconti di una spedizione scientifica"

Com'è la vita in Antartide? Come vivono lì i ricercatori? Ce lo racconta Camille Mermillon

Giovedì 7 Maggio, ore 18.00, Museo Regionale di Scienze Naturali, Via Accademia Albertina, 15, 10123 Torino TO

 



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