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Dal Senegal al Po piemontese, un incontro per la biodiversità

Anche i parchi africani devono fronteggiare il cambiamento climatico, l'invasione delle specie invasive e le ricadute della pressione antropica sulla biodiversità. Sono solo alcune delle analogie con le nostre aree protette che hanno spinto Lamine Kantè, giovane Direttore del Parco Nazionale degli Uccelli del Djoudj, in Senegal, a compiere un viaggio in Piemonte, per stringere alleanze e creare sinergie con i nostri Parchi regionali.

  • Alessandro Paolini
  • Settembre 205
Mercoledì, 24 Settembre 2025
Da sx: Castelli (Sindaco Verrua Savoia), Abbinante e Sarzotti (Presidente e Direttrice Parco del Po piemontese), Maldera (ONG Bambini nel Deserto) e Kantè (Direttore Parco del Djoudj) - Foto S. Costa Da sx: Castelli (Sindaco Verrua Savoia), Abbinante e Sarzotti (Presidente e Direttrice Parco del Po piemontese), Maldera (ONG Bambini nel Deserto) e Kantè (Direttore Parco del Djoudj) - Foto S. Costa

Trovare un equilibrio fra protezione della biodiversità e esigenze di sviluppo economico del territorio. E' questa una delle principali sfide che si trova ad affrontare il Parco Nazionale degli Uccelli del Djoudj, in stretta analogia con i nostri parchi regionali. Una buona base di partenza, dunque, per verificare possibili sinergie e condividere buone pratiche.

La biodiversità

Il Parco del Djoudj si trova in Senegal, a sud del Sahara, nell'area del delta del fiume omonimo. E' caratterizzato dalla presenza di molte zone umide come grandi laghi, stagni, paludi e canali, e per questo motivo ospita migliaia di uccelli migratori, comprese alcune specie minacciate, e numerosi mammiferi e pesci. Per proteggere questo habitat nel 1971 è stato istituito il parco che - dal 1977 - è "Zona umida di importanza internazionale RAMSAR" e dal 1981 è classificato fra i Siti Patrimonio Mondiale dell'Unesco per la sua straordinaria biodiversità. 

E' il più grande sito di riproduzione del pellicano bianco in Africa occidentale, presente con oltre 22mila individui, e ospita mammiferi come il facocero, lo sciacallo, la mangusta, rettili come il coccodrillo del Nilo, il varano, il pitone e pesci come il Siluro, la carpa nera e il Persico del Nilo.

L'organizzazione del parco e le ricadute sul territorio

Il Parco è pubblico ed è gestito dalla Direzione dei Parchi Nazionali del Senegal. Si trova a 60 chilometri dalla principale città, Saint Louis, ed è circondato da otto villaggi periferici, organizzati in un "comitato inter-villaggi". Ogni villaggio fornisce al parco di cinque "écogardes", guardie ecologiche volontarie che lavorano nell'area protetta percependo in cambio un piccolo reddito. I dipendenti diretti del parco sono invece ventidue, con mansioni diverse che vanno dall'attività amministrativa a quella di vigilanza, monitoraggio delle specie, sistemazione delle piste e lotta contro le piante invasive. Tra i compiti c'è anche quello di sensibilizzare la popolazione locale e coinvolgerla nelle attività. Tra le ricadute economiche più importanti c'è il turismo che però, dopo la pandemia, ha subito un duro colpo. I visitatori annuali sono passati da oltre 10 mila a 7 mila circa, il principale hotel del parco ha chiuso i battenti e ad oggi resta solo un campeggio interno. L'area protetta deve fare i conti anche con i difficili collegamenti: la strada principale è una pista sterrata che dopo le piogge diventa quasi impraticabile. Anche per questo motivo il personale risiede tutto l'anno all'interno del parco, che per i turisti è visitabile solo in due modi: con mezzi fuoristrada o su piroghe a motore.

Le problematiche principali

Anche in questa zona del mondo il cambiamento climatico rappresenta la principale minaccia.

"i periodi di siccità sono più lunghi che in passato, durano anche diversi mesi, e quando arrivano le piogge sono talmente intense da provocare inondazioni o addirittura alluvioni" racconta Lamine Kantè, Direttore del Parco Nazionale degli Uccelli del Djoudj. "Questi fenomeni hanno un forte impatto sulla fauna del luogo, la cui vita è fortemente legata all'ambiente acquatico. Tra le altre minacce c'è la crescente salinizzazione delle acque interne, l'inquinamento per le discariche abusive e l'uso di fertilizzanti e pesticidi che finiscono nelle acque con conseguenze per pesci e uccelli, la pesca illegale e il bracconaggio. Anche il proliferare delle piante invasive, come la typha e la lattuga d'acqua, aumenta il consumo di ossigeno e l'eutrofizzazione dell'acqua (=processo degenerativo delle acque causato dall'eccessivo arricchimento di nutrienti, soprattutto azoto e fosforo) che può portare alla morte della fauna ittica".

Tra i problemi più sentiti che il parco deve fronteggiare c'è quello della pastorizia abusiva, un tema molto "caldo" perché, oltre a consumare la vegetazione, è fonte di inquinamento e, soprattutto, va a deteriorare il rapporto fra l'area protetta e la popolazione.

"Sul territorio circostante il nostro parco nazionale non sono state previste aree dedicate al pascolo" aggiunge Lamine Kantè. "Per questo motivo molti pastori portano le loro mandrie di bovini all'interno dell'area protetta. Si tratta di una pratica abusiva che rischia di alterare l'ecosistema del parco e che dobbiamo fronteggiare, cercando però di preservare il lavoro della popolazione locale"

Anche per questo motivo il Direttore ha trascorso una decina di giorni in Piemonte, inviato in missione dal suo Ministero. Uno degli scopi del viaggio è quello di trovare fonti di finanziamento e allacciare contatti con le aree protette piemontesi per scambiare informazioni e buone pratiche. Lamine Kantè. ha visitato lo scorso 18 settembre la sede torinese del Parco del Po piemontese, a Le Vallere, incontrando la Direttrice Emanuela Sarzotti, il Presidente Alessio Abbinante e parte del personale.

I punti di contatto fra aree protette di continenti diversi

"Fra le questioni di interesse comune ai due parchi ci sono il rapporto con la pastorizia, la gestione della risorsa acqua, l'invasione delle specie esotiche e le problematiche derivanti dalla presenza di zone urbanizzate in prossimità delle aree tutelate" spiega Stefano Costa, funzionario tecnico faunistico dell'Ente parco del Po piemontese. "Inoltre noi dobbiamo fare i conti con la diminuzione di alcune delle specie di avifauna che poi migrano verso l'Africa subsahariana e si fermano nel Parco del Djoudj e dunque ci interessa condividere informazioni".

La visita in Italia del Direttore del Parco Nazionale degli Uccelli del Djoudj si inserisce nelle iniziative promosse dalla ONG Bambini nel Deserto per favorire un dialogo tra culture, comunità e saperi. L'organizzazione, attiva da anni tra Senegal e Italia, sostiene sia il Parco del Djoudj sia l'Area Marina Comunitaria Protetta di Bamboung, garantendo supporto concreto che va dalle raccolte fondi per strutture e attività, all'assistenza per la partecipazione a bandi internazionali, fino all'accompagnamento durante missioni sul campo, come quella recentemente realizzata in Piemonte o, in precedenza, nel Delta del Po.

In passato il parco senegalese ha anche collaborato con le Aree protette del Ticino e Lago Maggiore.

 

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