Gli itinerari proposti da Adolphe Joanne, pubblicati nel 1863 con il titolo Itinéraire descriptif et historique du Dauphiné, sono ricchi di suggestioni e descrivono una montagna ancora poco "turistica". Siamo infatti, per lo meno in molte vallate, agli albori di questo importante settore. Oltre le informazioni sul territorio del Delfinato, alcune interessanti annotazioni riguardano le vallate piemontesi. Tra queste, spicca il percorso che da Briançon conduce a Torino attraverso la val Chisone, illustrato con notevole precisione.
Sestrière e dintorni
Giunto al colle del Sestrière, il viandante viene accolto da un grande e unico chalet (dovranno trascorrere ancora diversi decenni prima che lo sviluppo turistico renderà questa località una ricercata meta, soprattutto per gli sport invernali); il panorama, pur in parte limitato sul lato pragelatese, si apre ampio e articolato. Il Courbasset e la Bourzetta separano la valle d'Oulx da quella di Fenestrelle; in lontananza si distingue l'Assietta, mentre sul versante opposto emergono le creste della Rognosa e dell'Albergian.
Joanne si sofferma poi su una escursione significativa che si può compiere in zona: l'ascensione allo Chaberton con partenza da Clavière. L'autore sottolinea come la presenza di una guida non sia strettamente necessaria, trattandosi di un itinerario relativamente agevole e "assolutamente da compiere". Dopo circa un'ora di cammino si raggiunge il centro del vallone, dove si trova «una piccola fontana d'acqua eccellente», punto abituale di sosta per i viaggiatori. Questo dettaglio è particolarmente interessante, perché suggerisce l'esistenza di un flusso già strutturato di frequentatori della montagna.
Raggiunto il colle Carrier, o dello Chaberton, la salita prosegue su sfasciumi instabili. Nonostante la fatica, si giunge infine alla cima, segnata da una piccola piramide di pietre, il segnale trigonometrico realizzato negli anni '20 dell'Ottocento dagli ufficiali sabaudi durante una campagna mirante a migliorare la cartografia disponibile. Il panorama è grandioso: la posizione isolata della montagna consente una visione ampia, che nelle giornate limpide si spinge fino al Monte Bianco. La discesa può avvenire lungo lo stesso itinerario oppure, con l'ausilio di una guida, direttamente verso Cesana passando per il Clos des Morts, così chiamato, secondo Joanne, in memoria di un distaccamento di soldati francesi periti di freddo durante le guerre della Repubblica.
Le valli valdesi
Con altrettanta attenzione Joanne descrive le valli valdesi, fornendo utili indicazioni su ospitalità e trasporti. A Torre Pellice (o Torre di Luserna), ad esempio, segnala la presenza di due alberghi, l'Orso e il Leone d'Oro, e un servizio giornaliero di tre diligenze al costo di un franco; è inoltre menzionato un progetto di collegamento ferroviario.
Non mancano le proposte escursionistiche. In circa due ore si può salire al Vandalino senza guida; mete più impegnative sono il Frioland e il Cornour, dai quali si gode «un panorama di una bellezza indescrivibile sulle vallate valdesi». La traversata da Torre Pellice a Perosa attraverso il colle dell'Infernetto richiede invece l'accompagnamento di una guida. Da Bobbio, passando per il colle Giulian, si può raggiungere Perosa Argentina in circa dieci ore, lungo sentieri praticabili ai muli; escursionisti esperti possono affrontare il percorso anche in autonomia. Dalla cresta, deviando verso nord-est, si accede all'altopiano dei Tredici Laghi, un ambiente aspro punteggiato da bacini di origine pluviale e nivale.
Perosa Argentina, importante nodo di collegamento, è raggiungibile anche da Abriès attraverso il colle di Pralis (così denominato sul versante francese) o colle d'Abriès in val Germanasca. Sempre da Abriès, il colle della Croce consente di entrare in val Pellice, dove al Pra è segnalata la presenza di un'auberge. In alternativa, è possibile utilizzare il colle dell'Urina: il sentiero è praticabile a dorso di mulo, ma poco frequentato, e richiede quindi una guida, il cui costo si aggira tra i 3 e i 4 franchi al giorno.
Le pagine di Adolphe Joanne restituiscono così l'immagine di una montagna già attraversata, descritta e in parte organizzata per il viaggio, un territorio via via sempre più conosciuto, percorso e, lentamente, raccontato come meta di scoperte, avventure e panorami mozzafiato.
