Nella seconda metà dell'Ottocento nascono i primi club alpini, destinati a segnare profondamente il modo di vivere e frequentare la montagna. Dopo il Club Alpino Inglese fondato nel 1857, quello austriaco del 1862 e quello svizzero del settembre 1863, il 23 ottobre del 1863 si costituisce a Torino il Club Alpino Italiano.
Sono anni di conquista di molte cime prestigiose: nel 1861 William Mathews individua la via per raggiungere la vetta del Monviso; nel 1864 Edward Whymper sale la Barre des Écrins e, l'anno dopo, con le guide Michel August Croz, Christian Almer e Franz Biner, tocca la vetta delle Grandes Jorasses. Ancora Whymper, poco dopo, sale l'Aiguille Verte con le guide Christian Almer e Franz Biner e il 14 luglio vince la corsa sul Cervino, anche se a caro prezzo. Infine, nel 1877, i francesi Boileau de Castelnau e Gaspard, padre e figlio, conquistano la Meije.
Ma cosa accade, nello stesso periodo, sulle montagne meno elevate delle Alpi Cozie?
Nel 1869 C. F. Lazzarini ci offre il resoconto di una escursione, compiuta con altri tre compagni, dal prato di Catinat al colle dell'Assietta, evidentemente un percorso di tutt'altro tenore rispetto le grandi imprese alpinistiche precedenti, ma non per questo meno significativo.
Fin dalle prime pagine l'autore ci svela le sue aspettative sulla gita e alcune delle motivazioni che spingono, in quegli anni, le persone a salire le montagne: "All'ora stabilita vidi arrivare i miei compagni in pieno assetto di viaggio con a tracolla una grossa scatola di latta verniciata per riporvi le piante, ed in mano l'indispensabile bastone munito di un piccolo ferro piatto per svellere diligentemente le pianticelle fin nelle ultime barbe. I miei compagni erano proprio decisi di fare un'escursione botanica in tutte le regole; io confesso il vero, avevo un solo intento, quello di respirare il più largamente possibile l'aria pura e fustigata delle nostre Alpi, e sgranchire le membra infondendo vigorìa ed elasticità ai muscoli intorpiditi dal lungo ed uggioso soggiorno in città".
Il gruppo si ritrova a Pinerolo, città che in quegli anni appare come un luogo importante di sosta con ampie prospettive: "La strada ferrata, che ora fa capo a Pinerolo, si prolungherà, passando pel colle di Abriès, sino a Gap, capoluogo del dipartimento delle Alte Alpi. (...) La città di Pinerolo servirà come anello di congiunzione tra le provincie dell'Italia superiore e i dipartimenti della Francia meridionale. (...) Pinerolo non verrà meno al suo nuovo destino, e non mancherà di avvantaggiarsi non solamente della sua felice posizione, ma di trarre largo profitto delle naturali ricchezze che stanno rinchiuse nei fianchi delle vicine montagne e della veracità del suolo che la circonda".
In realtà la strada ferrata attraverso il colle di Abriès non verrà mai realizzata, ma l'ottimismo di quegli anni descrive bene il clima dominante di fiducia.
La comitiva incomincia a risalire il fondovalle e Lazzarini non disdegna di raccontarci aneddoti o di arricchire il suo testo da notizie geografiche, geologiche, naturalistiche e storiche. Giunto a Perosa, guardando verso la val Germanasca, cita un episodio drammatico: "Ben ricordo che pochi giorni prima che io passassi per questa valle, più oltre Perrero, una valanga staccatasi da un monte in sulla destra della Germagnasca aveva otturato tutta la valle, travolgendo nel suo rovinio sei persone che vi trovarono miseramente la morte".
Proseguendo lungo il torrente Chisone, la valle, fino quasi a Fenestrelle, si fa generalmente più incassata e stretta. È qui che Lazzarini si lascia andare a riflessioni profonde sul valore della montagna: "Chi non ha frequentato le nostre Alpi difficilmente potrà farsi un'idea dell'energia delle sensazioni che prova l'animo nostro all'aspetto delle sublimi scene che la natura di continuo ci spiega su quell'ampio teatro. Come pure non comprenderà le attrattive, l'influenza che le Alpi conservano sul nostro spirito, e direi quasi sul nostro fisico. Quanti non devono la loro salute ad un energica escursione nelle Alpi fatta nella stagione estiva; allorché la vegetazione vi è nel suo più alto stadio, l'aria vivida e piena di emanazioni aromatiche, i fenomeni stessi di cui si è spettatori, tutto sembra concorrere a far rinascere l'allegria, la salute e quella dolce calma dell'animo che tranquillizza i moti irosi od inquieti di un corpo sofferente. Un balsamo ristoratore pare si filtri per tutti i pori, vi scorra nelle vene, e vi restituisca il vigore e l'energia. In sulle montagne l'uomo si sente più padrone di se stesso, è libero".
Mentre l'autore lascia spazio ai pensieri, i suoi compagni non smettono di ricercare, raccogliere e classificare le varietà vegetali, dando vita a vivaci discussioni scientifiche: "Spesso io li sentiva sollevare delle ardenti discussioni intorno alla classificazione o nome di questa o quella pianta. Ma valga il vero, ogni questione finiva sempre per appianarsi, ed io non ho occasione di registrare alcuna spaventevole catastrofe, come quella che ci racconta il Lioy nella sua recente e dotta Escursione sotterra dei due naturalisti inglesi Menzies e Bronghton a proposito di un pediculus, che il primo voleva render noto al mondo scientifico sotto il nome di Haimatocharis pulcherrima, e l'altro con quella di Pediculus speciosissimus".
Giunti a Fenestrelle, il gruppo vi trascorre la notte. Il mattino seguente, di buon ora, gli escursionisti salgono di quota costeggiando le fortificazioni sabaude, arrivando così a Pracatinat: "Tentare di riprodurre con parole la gradevole sorpresa che si prova, allorché dopo aver salito parte di quella costa fra le ombre di un folto bosco, si giunge d'improvviso in sul margine di quella vasta plaga illuminata dal sole, è cosa ch'io reputo impossibile. La vista n'è veramente meravigliosa per la vivacità e freschezza della sua verzura, per l'infinita varietà delle sue piante, e dei suoi fiori dalle vaghe e smaglianti tinte".
Ma come una medaglia, anche l'esperienza in montagna può presentare due facce: "Il giorno avanti ci era stato detto che l'Alpe in cui noi ora ci trovavamo era infestata da nocentissime serpi e specialmente da vipere in vicinanza del prato: ed a prova si aggiungeva essersi da qualche tempo veduti dei cani di cacciatori divenuti gonfi pei morsi delle vipere. Lascio pensare come io mi sentissi ogni volta che mi colpiva qualche leggiero fruscio fra quei cespugli o nell'erbe altissime che noi calpestavamo nel nostro passaggio. È bensì vero che il dottore G. erasi per precauzione munito di ammoniaca; tanto fa io non poteva vincere del tutto il patema d'animo che mi sorprendeva".
I quattro amici, comunque, non si scoraggiano e proseguono verso il Pian dell'Alpe e quindi raggiungono l'Assietta: "L'esteso altopiano colle sue adiacenze non solo attira a se l'attenzione del militare e dello storico pei fatti d'arme e campeggiamenti a diverse epoche ivi avvenuti, ma eccita anche l'interesse del naturalista".
Difatti molte sono le osservazioni geologiche e botaniche che il Lazzarini riporta nel suo scritto. Dopo aver apprezzato la salita, però, giunge il tempo della discesa. Così, intorno alle dieci di sera, la piccola comitiva arriva a Oulx, concludendo un'escursione che, lontana dai riflettori delle grandi conquiste, aggiunge un pezzo al racconto del fenomeno del salire in montagna.
