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La tenace eleganza della Trachemys scripta

C'è chi arriva in punta di piedi e chi, invece, si presenta con corazza lucida e strisce gialle ben in vista, come per dire: "Eccomi, fate spazio". È il caso della Trachemys scripta, la testuggine palustre americana che da anni ha smesso di essere solo un souvenir esotico nei negozi di animali per diventare una presenza fissa – e ingombrante – nei nostri ambienti acquatici.

  • Serena Fornò
  • Ottobre 2025
  • Mercoledì, 22 Ottobre 2025
Trachemys scripta -  Foto di M. Rosetree da Wikimedia Trachemys scripta - Foto di M. Rosetree da Wikimedia

"Testarda testuggine" come vuole il proverbio, ma anche adattabile, vorace e sorprendentemente a suo agio tanto nei laghetti dei parchi come nei canali di pianura. Una specie esotica invasiva che ha fatto del nostro Paese la sua nuova casa. E' la tartaruga palustre americana (Trachemys scripta), la cui storia mescola leggerezza e malinconia, un racconto che parla di abbandoni domestici, di ecosistemi in equilibrio precario e di una lenta – ma inesorabile – conquista.

Ecologia di una "turista per sempre"

E' una tartaruga d'acqua dolce originaria dell'America settentrionale, Centro America e regioni nord-occidentali dell'America meridionale, sebbene il suo areale riconosciuto fosse molto più ampio prima che la specie venisse suddivisa in più sottospecie. Il suo habitat ideale è rappresentato da laghi, stagni, fiumi lenti e canali dove poter nuotare placidamente, prendere il sole su un tronco semisommerso e, all'occorrenza, fare uno spuntino con ciò che le capita a tiro, siano piante acquatiche, piccoli pesci o invertebrati. È onnivora e poco schizzinosa, la classica ospite che non si lamenta del menù e svuota la dispensa!

Può vivere fino a 40 anni in cattività mentre la longevità in natura si attesta sui 30 anni. La femmina depone fino a 30 uova in una buca nascosta in sabbia umida tra maggio e luglio. L'incubazione delle uova dura da 55-70 giorni e, come accade per altri rettili, il sesso dipende dalla temperatura di incubazione. La durata della metamorfosi, cioè lo sviluppo dall'uovo all'animale adulto, è di 2-3 anni ed avviene in acqua bassa a debole corrente o ferma; la maturazione sessuale invece avviene tra i 3 e 4 anni nei maschi e tra i 5 ed i 7 nelle femmine. E' una specie caratterizzata da dimorfismo sessuale: il maschio ha la coda più lunga, robusta, grossa e larga alla base, unghie molto sviluppate soprattutto alle estremità degli arti anteriori e carapace, la femmina invece ha coda e unghie corte e carapace bombato.
Dotata di un carapace robusto e di un'incredibile resistenza, è una vera maestra dell'adattamento. Non ha bisogno di molto: qualche grado sopra lo zero, un po' di sole e tanta acqua in cui sparire quando le cose si fanno complicate.

Da animaletto domestico a padrona dei nostri laghi

Come spesso accade con le specie invasive, tutto è iniziato con le migliori intenzioni. Negli anni '90 e 2000, la Trachemys scripta (soprattutto la sottospecie elegans, con le celebri strisce rosse dietro agli occhi) era una delle tartarughe più vendute nei negozi di animali. Un piccolo costava poco, stava in una vaschetta di plastica con l'isolotto in mezzo e sembrava un regalo perfetto per i bambini. Ma – sorpresa! – la tenera tartarughina, invece di restare piccola e carina, cresceva. E cresceva. E cresceva ancora.

Così, quando il carapace iniziava a superare la dimensione dell'acquario, molti proprietari decidevano di liberarsene nel modo più semplice (e irresponsabile) possibile: accompagnandola al parco, al fiume o al primo laghetto disponibile e lasciandola "tornare libera". Un gesto apparentemente innocuo che, nel tempo, ha trasformato i nostri ambienti naturali in vere e proprie colonie di testuggini palustri americane.

Oggi, la Trachemys scripta è presente un po' ovunque: dai parchi cittadini ai canali agricoli, dalle risaie piemontesi alle zone umide protette. È stata uno delle specie maggiormente commercializzate con oltre 50 milioni di individui riprodotti negli anni '90 ed esportati dall'America ai mercati stranieri. La sua ampia diffusione è dovuta esclusivamente al continuo rilascio intenzionale di esemplari adulti o subadulti, capaci di superare con una fase di letargo i rigori invernali. In Italia le deposizioni di uova raramente portano alla schiusa, ma la timida tratarughina si è ambientata bene, in barba al clima, alla nostalgia di casa e al concetto di essere un ospite.

Impatti: non è solo una questione di spazio

Se tutto si limitasse a qualche tartaruga in più nei laghetti, forse ci si potrebbe anche convivere. Ma il problema è ben più serio. La Trachemys scripta compete direttamente con le tartarughe autoctone – in particolare con Emys orbicularis, la testuggine palustre europea – per il cibo, il sole e lo spazio. E spesso vince.

Più grande, più aggressiva e più prolifica, riesce a imporsi facilmente, riducendo drasticamente le opportunità di sopravvivenza per le specie autoctone. Inoltre, è potenzialmente portatrice di agenti patogeni (virus, batteri e funghi) che possono colpire la fauna locale, contribuendo ulteriormente al declino della biodiversità.

Inoltre questa specie può alterare profondamente la struttura dell'habitat, decimando la vegetazione acquatica (che per altri animali è fonte di cibo e rifugio), disturbando la deposizione di uova di anfibi e piccoli pesci, e contribuendo all'instabilità ecologica. 

Le regole per limitarne la diffusione

Proprio per il suo carattere invadente, la Trachemys scripta è finita nella lista nera delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale, secondo il Regolamento UE 1143/2014. Questo significa che è vietato commercializzarla, farla riprodurre, cederla o liberarla in natura. Chi già possedeva una tartaruga americana all'entrata in vigore del D. lgs. 230/2017 avrebbe dovuto dichiararla oltre ad assicurarsi che non fuggisse e non si riproducesse: per il confinamento definitivo degli individui di Trachemys scripta è stata individuata la struttura sita in località Placioni, nel comune di Sommariva Perno (CN), gestita dal Centro Recupero Animali Selvatici di Bernezzo (CN).

Le regioni, nel frattempo, cercano di correre ai ripari. Ma catturare tartarughe in un ambiente naturale è un lavoro lento, faticoso e spesso poco efficace. E, come se non bastasse, nuove segnalazioni continuano ad arrivare. Anche in Piemonte sono attivi diversi progetti di monitoraggio e rimozione, soprattutto nelle aree protette.

L'Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese, ad esempio, partecipa al progetto LIFE UrCA PROEMYS (Urgent Conservation Actions PRO Emys orbicularis in Italy and Slovenia) che ha tra i suoi obiettivi specifici l'eradicazione di oltre 2.700 tartarughe esotiche invasive (Trachemys spp.) in 25 siti Natura 2000 in Italia e il controllo della popolazione in altri siti, inclusi quelli in Piemonte. Le attività riguardano la cattura e la gestione degli esemplari di Trachemys scripta; il miglioramento degli habitat per favorire la popolazione autoctona di Emys orbicularis,la tartaruga autoctona minacciata dall'americana, e campagne di sensibilizzazione per evitare l'abbandono di tartarughe esotiche. L'Ente inoltre gestisce il Centro Emys del Piemonte, che si occupa di conservazione ed è un punto di riferimento per queste tematiche.

Anche l'Ente di gestione delle Aree protette del Ticino e del Lago Maggiore ha dato seguito ad interventi di pulizia e riqualificazione del laghetto della Burcina che includevano tra l'altro il recupero di tartarughe invasive.

Serve informazione, educazione e un po' di buon senso. Perché, come dice il proverbio, "Chi semina testuggini raccoglie guai". E quando l'invasore ha la corazza dura e la pazienza di chi aspetta il momento giusto, non è facile convincerlo ad andarsene.

La lentezza non è sempre una virtù

A vederla lì, ferma su un sasso al sole, sembrerebbe l'immagine della pace. Ma dietro quella corazza decorata, si nasconde un piccolo concentrato di determinazione, adattabilità e... caos ecologico.

La storia della Trachemys scripta ci insegna, suo malgrado, che anche un animale lento può correre più veloce di noi, soprattutto quando lo lasciamo libero di espandersi senza freni. E che, per proteggere i nostri ecosistemi, a volte serve più velocità da parte nostra.

 

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Salvare la nostra testuggine è una missione possibile (da Piemonte Parchi del 15/6/2023)