L'interrogativo di partenza
Osservare il rinnovamento determinato dal ritorno della primavera riscontrabile nelle fioriture delle praterie alpine, mi ha fatto ritornare in mente un quesito che avevo incontrato durante un percorso di formazione professionale. Davanti a un rigoglioso e colorato fiore la domanda principale che veniva prevalentemente posta era riassumibile in: "Che fiore è?".
Cosa può succedere dopo
La risposta, che il più delle volte indicava il nome scientifico o quello in italiano, produceva, spesso e volentieri, una interruzione del processo cognitivo. In altre parole, soddisfatta l'esigenza di sapere il nome e cognome di una particolare specie, ogni altra interazione e curiosità apparivano superflue: non interessava più sapere, ad esempio, quanto dura la fioritura, perché è di un certo colore, come fa la piantina a sopravvivere ai rigori dell'inverno e via discorrendo. Ricevuta la risposta, l'attenzione ricadeva su qualcosa d'altro. Ecco allora l'interrogativo: "È più importante dare subito una risposta che in qualche misura rischia di chiudere ogni spiraglio a ulteriori approfondimenti o è più proficuo ragionare sui processi che hanno consentito a quella particolare specie di manifestarsi proprio lì e in quel modo, e solo successivamente rivelare, se lo si conosce, il nome?".
Giorni e giorni di dibattiti, senza riuscire ad arrivare a una conclusione definitiva, ma a un più intrigante e articolato "Dipende". In effetti, forse, tutte le domande che nascono da una vera curiosità sono legittime e giuste, ciò che può fare la vera differenza, è la capacità di analizzare il contesto e di trovare una risposta adeguata.
Quindi, se non conoscete i nomi dei fiori qui ripresi, non vi crucciate, ma ricercateli lungo i sentieri e godetevi l'incontro. Poi, con calma, troverete anche il modo di apprendere il loro nome.
