Quando pensiamo ai ragni, la maggior parte di noi li immagina adagiati al centro della loro ragnatela, in attesa che la preda vi finisca intrappolata.
Ma le tecniche di predazione dei ragni sono innumerevoli e non occorre viaggiare all'equatore per trovarne di curiose o particolari. Basti pensare al ragno "sputatore", un piccolo ragno, in realtà molto comune, ma in grado di passare inosservato ai più, con una dimensione che si aggira intorno ai 5 mm di lunghezza, escluse le zampe.
Visto da vicino mostra una colorazione chiara con delle striature scure sulle zampe e delle maculature sul resto del corpo, creando sul capo una vera e propria maschera, che nasconde i "soli" sei occhi.
È facile rinvenirli in habitat sinantropici (cioè contigui ai centri abitati), a volte addirittura nelle case dove si nutre dei pesciolini d'argento (insetti spesso diffusi negli ambienti buoi e umidi), ma avendo abitudini notturne è difficile da osservare.
Lento nei movimenti, usa le zampe anteriori per tastare il terreno e percepire la presenza delle prede, vista la poca affidabilità degli occhi.
Ma torniamo al suo nome: viene chiamato ragno sputatore (Scytodes thoracica) proprio perché è in grado di sparare dai suoi cheliceri una sostanza collosa, per intrappolare le sue vittime.
La cosa particolare è quindi l'anatomia di questo gruppo di ragni. Infatti le ghiandole velenifere nel prosoma (testa) sono divise in due parti, una produce il veleno mentre l'altra produce la sostanza adesiva. La sostanza adesiva viene sparata ad una velocità di 28 m/s, fino alla distanza di 1 cm, creando una sorta di disegno a zig zag grazie ai movimenti veloci e precisi dei cheliceri. Questa doppia linea a zig zag va a creare una vera e propria rete, il tutto in meno di 40 millisecondi.
Secondo alcuni studi la sostanza collosa sembra avere una certa somiglianza con la seta prodotta dalle filiere dei ragni, anche dal punto vista strutturale.
La preda poi rimane immobilizzata grazie alla contrazione del liquido, che probabilmente va a seccarsi a contatto con l'aria. Una volta fuori gioco, il ragno le si avvicina ed inietta il suo veleno, così potrà consumarla con calma, senza il rischio di rimanere ferito. A volte caccia anche altri ragni, quindi c'è il reale rischio, se non fa attenzione, di divenire lui stesso la preda.
Come capita anche con altri aracnidi, la femmina non lascia le uova nella tana, bensì le porta con se, sotto l'addome, prendendosene cura.
Chi è Federico Crovetto
Federico Crovetto è nato a Genova nel 1987 dove ha studiato Scienze naturali, laureandosi alla triennale dell'Università con una tesi sui sistemi per indagare la dieta alimentare degli anfibi e una tesi magistrale sull'ecologia della lucertola agile in Piemonte.
Le conoscenze acquisite con gli studi accademici gli hanno permesso di avvicinarsi a soggetti per i più sconosciuti o mal visti, come anfibi, rettili e artropodi, suoi soggetti fotografici principali.
Ha collaborato con diverse testate giornalistiche e ha pubblicato diversi articoli scientifici.
Le sue foto sono state pubblicate in alcuni libri tra cui l'ultimo: Italia in natura - Liguria e Piemonte, dove ha curato un capitolo.
Ha ottenuto diversi riconoscimenti in vari concorsi di fotografia naturalistica internazionali.
Web: www.federicocrovetto.it
Instagram: @federico.crovetto
Facebook: Federico Crovetto Naturalist and Wildlife Photographer
