Sgombriamo il campo da ogni dubbio: per Kathy Willis, autrice del libro La natura che cura. Perché vedere, annusare toccare e ascoltare le piante ci rende più sani, felici e longevi - edito in Italia da Aboca edizioni - l'interazione con la natura ci fa stare bene, e ci serve per essere, appunto più sani e più felici.
Una convinzione, la sua, che parte da lontano, da quando trova una ricerca pubblicata su Science Magazine che rivelava «il fatto assai degno di nota che i pazienti in convalescenza da operazioni alla cistifellea che potevano vedere alberi dalle finestre della loro stanza di ospedale si riprendevano più in fretta di quelli che potevano vedere solo muri di mattoni. Mostravano anche un più elevato benessere mentale post-operatorio e richiedevano meno dosi di analgesici forti. La sorprendente conclusione degli autori era che la sola vista delle piante aveva un impatto positivo diretto sulla salute dei pazienti», scrive l'autrice nel suo libro.
La curiosità stava, però, nello spiegare il meccanismo scientifico, ovvero: per quali ragioni scientifiche quei pazienti stavano meglio degli altri? Sono molte le ricerche che indagano la relazione tra natura e saluta umana. Alcune di queste, si concentrano sui green senses, come li chiama Kathy, i sensi verdi. Perché, spiega l'autrice, è molto interessante capire cosa capita ai nostri sensi quando siamo immersi in natura e quali relazioni scattano tra noi e l'ambiente che ci circonda.
Nel suo libro, Kathy, parte dalla 'vista'. E afferma che la vista su alberi verdi, nell'arco di 90 secondi, è in grado di riduzione dello stress sul nostro sistema nervoso centrale e aumenta la nostra concentrazione. Fa riferimento a numerosi esperimenti scientifici che hanno confermato che il verde e l'azzurro sono colori calmanti, capaci di innescare un'attività neuronale nelle aree del cervello associate a processi attenzioni e cognitivi incrementati. Ma uno studio su tutti - compiuto nel 2016 da una squadra di ricercatori dell'Illinois - ha dimostrato che «il tipo di panorama visibile da una finestra di un'aula ha effetti sulla funzione cognitiva e sui livelli di preparazione degli studenti. Novantaquattro studenti di cinque scuole superiori furono assegnati casualmente a una di tre aule. Le aule erano di forma, dimensione, illuminazione quasi identiche, ma ognuna aveva una vista diversa: la prima affacciava su uno spazio verde con alberi; la seconda, su una parte anonima e la terza non aveva finestre. I ragazzi sedevano ai loro banchi rivolti verso la finestra o la parete e completavano attività appassionatamente concepite per valutare la loro capacita di attenzione, che comprendevano un test di correzione bozze, una prova di espressione orale e un test di sottrazione. Mentre lo facevano, i loro livelli di stress furono registrati usando misurazioni di temperatura corporea, variabilità della frequenza cardiaca e conduttanza cutanea, che può essere usata come misura dello stress perché quando ci sentiamo ansiosi l'attività delle ghiandole sudoripare aumenta, e questo a sua volta aumenta la conduttanza cutanea. La cosa interessante - scrive Kathy nel suo libro - è che, anche se i ragazzi partivano dagli stessi livelli di capacità di attenzione e stress fisiologico, alla fine del compito le differenze erano evidenti. Quelli che avevano la vista sulla natura e gli spazi verdi dalla finestra mostravano risultati migliori nei test rispetto a quelli delle stanze senza finestre o affacciate su una parete. Inoltre, si riprendevano molto più in fretta dai livelli di stress provocati dai test».
I nostri sensi
Anche l'olfatto è un senso che beneficia del contatto con la natura: quando respiriamo, infatti, incameriamo molecole che si depositano sul tessuto polmonare ed entrano nella circolazione sanguigna. Molti studi confermano che, ad esempio, dopo un 'bagno in foresta' di cui abbiamo spesso scritto anche si queste pagine, se ne esce rigenerati. E i benefici restano con noi per almeno altri cinque giorni. Fa riferimento alle cellule Natural Killer (NK), globuli bianchi che appartengono al sistema immunitario innato e hanno la funzione di riconoscere ed eliminare cellule infettate da virus, cellule tumorali o disfunzionali, supportate nel loro funzionamento da profondi respiri in natura. Kathy suggerisce anche di usare olii essenziali in casa, in base ai bisogni: lavanda per dormire, rosmarino o menta per stare svegli, limone o agrumi per creare un ambiente accogliente.
La natura è in grado di riprodurre molti suoni, non per forza tutti piacevoli. Pensiamo al gracchiare di un corvo: vorremmo subito farlo smettere. Tuttavia, ci sono molti suoni, in natura, che suscitano in noi del benessere: il vento tra gli alberi, il cinguettio di uccellini... Kathy suggerisce di abbandonarsi ai suoni naturali, quando si cammina in un parco e di prendere l'abitudine di passeggiare in natura almeno tre volte a settimana, per un minimo di dieci minuti, sebbene 20 minuti siano il tempo più significativo in termini di benessere e tranquillità sulla nostra psiche.
Più piante nelle nostre case
Riempite di fiori e piante le vostre case. È questo il monito di Kathy Willis, che lei stessa segue.
«Quando ho cominciato a fare ricerche per il libro, scrive, non avevo idea di quanto sarebbero diventate personali. Non ho mai scritto un libro o un articolo che abbia cambiato le mie abitudini fino a quanto punto. Adesso a casa ho quattro diffusori che diffondono diverse fragranze. Il numero delle mie piante di appartamento è triplicato, e vasi con fiori recisi gialli e verdi adornano buona parte delle superfici. Piante di elleboro con i loro petali verdi stanno fieramente sbocciando nel cortile, insieme a una varietà di colori, forme e strutture diverse. Con questa eterogeneità di vegetazione, gli uccelli canori sono abbondanti, e ogni mattino mi prendo il tempo per ascoltarli». Esserne circondati dalla natura ci fa stare meglio. Così come ci fa stare meglio incontrare alberi quando usciamo di casa: secondo la politica internazionale, ogni cittadino ha il diritto di incontrare un albero ogni 15 minuti di strada che percorre a piedi. Eppure, continuiamo a costruire edifici anziché piantare alberi.
Una ricerca in Finlandia che ha coinvolto bambini dai 3 ai 5 anni, ha dimostrato che nei giochi di asilo tra i quattro gruppi in cui i bimbi sono stati suddivisi - il primo gruppo giocava al chiuso con giocattoli sintetici, il secondo gruppo al chiuso con materiali naturali, il terzo all'aperto con elementi naturali - è stato il terzo gruppo a sviluppare il microbiota intestinale e a rafforzare il proprio sistema immunitario.
Vanno molto di moda assumere i probiotici - microrganismi vivi, principalmente batteri e lieviti, che apportano benefici alla salute, in particolare all'equilibrio della flora intestinale - ma se si attraversa un parco naturale si può misurare l'effetto probiotico di una passeggiata, considerato che i batteri intestinali sono influenzati al 93% dall'ambiente in cui viviamo.
La natura come cura
In Giappone, 40 anni fa, sono nati i 'bagni in foresta': una terapia che viene somministrata al pari di molte altre. «Un termine coniato negli anni Ottanta del Novecento come slogan pubblicitario per incoraggiare le persone a visitare gli splendidi boschi del Giappone. Nonostante la sicumera dei promotori, a quell'epoca non c'erano tanti dati scientifici a supporto della tesi che l'immersione nella foresta avesse davvero effetti quantificabili sulla salute. Solo nei primi anni Novanta diversi importanti team di scienziati giapponesi si impegnarono a mettere alla prova quell'ipotesi. Questo portò a una serie di test medici e psicologici su numerosi soggetti, alcuni dei quali passavano del tempo a camminare o sedere nella foresta mentre tutti gli altri trascorrevano una quantità di tempo equivalente a fare le stesse cose in un'adiacente area urbana. I risultati furono sorprendesti: camminare per 15 minuti nei boschi, rispetto che negli ambienti urbani, comportava una riduzione del 16% dell'ormone dello stress, il cortisolo, nella saliva, e un calo significativo nella frequenza cardiaca e nella pressione sanguigna», scrive Kathy.
Ma quanto siamo lontani noi, oggi, affinché la terapia della natura sia prevista dal nostri sistema di servizio sanitario nazionale? Difficile da prevedere, anche perché la terapia naturale - intesa come prescrizione medica - costa almeno 4 volte di più di una terapia tradizionale. Eppure, la scienza continua a dirci che noi abbiamo bisogno della natura, più di quanto lei abbia bisogno di noi. Quindi, investire di più nella tutela naturale, potrebbe essere il cambio di passo corretto e da intraprendere, (anche) per assicurarci maggiore benessere.