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Verde urbano per mitigare l’inquinamento atmosferico

Nella difficile coesistenza con l'uomo nell'ecosistema urbano, le piante si rivelano delle valide alleate per ridurre l'inquinamento atmosferico delle città.

  • Loredana Matonti
  • maggio 2017
  • Martedì, 23 Maggio 2017
Green wall nella citta di Londra New street Square www.wikipedia.com Green wall nella citta di Londra New street Square www.wikipedia.com

L'impiego di piante in ambiente urbano ha certo un indubbio valore estetico e paesaggistico ed esercita una benefica influenza psicofisica sulla popolazione. Ma le piante rappresentano ben più di una semplice barriera verde.

E' risaputo che l'impatto dell'inquinamento atmosferico influisce sulla salute umana (apparato cardiocircolatorio e respiratorio), sugli ecosistemi (eutrofizzazione), sui gas serra e quindi sul riscaldamento globale. La sua influenza è tale da costituire la settima causa di morte a livello mondiale.

Ebbene, studi universitari confermano che il "verde urbano" svolge un'importante azione di mitigazione nei confronti di inquinanti atmosferici come quelli gassosi (ozono, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, metalli pesanti, benzene, particolato atmosferico). Non solo: migliora le condizioni di comfort degli edifici, con un complessivo miglioramento della qualità della vita per i cittadini.

Per progettare il verde urbano bisogna però partire dall'osservazione che l'inquinamento determina una sorta di "microclima" particolare: una sorta di isola di calore attorno alle città, con 3-4 gradi di differenza tra il centro e la periferia e anche la circolazione dell'aria stessa è influenzata dagli edifici e dalla loro disposizione spaziale.
Inoltre si creano anche flussi di aria particolari, spesso turbolenti, legati alla presenza di edifici molto alti ai due lati delle strade, che funzionano come dei veri e propri "canyon urbani", con sbarramento e concentrazione degli inquinanti.

Il problema è che anche il particolato nell'aria segue questi moti, formando dei veri e propri punti critici ("hotspot") spesso entro i primi 2-5 metri dal livello del suolo, quindi più pericoloso per i bambini e i pedoni in genere. In corrispondenza del tronco degli alberi, le concentrazioni di inquinanti possono persino aumentare e danneggiare ancor di più i pedoni.
In tal caso sarebbe meglio utilizzare arbusti per non creare l'effetto "diga".

Questi aspetti sono da tenere in considerazione per decidere dove mettere le piante, quali specie, con che portamento, a che altezza dal suolo e per valutare l'inserimento di infrastrutture verdi grazie a soluzioni "nature-based".
Si comprende quindi come la progettazione è più complessa di quanto sembri e occorrano studi e modelli adeguati.

Di seguito ecco alcune delle soluzioni "nature-based" che possono migliorare la qualità dell'aria:

1) Tetti verdi ("green roof"), nati in Nord America. Un classico esempio è quello del tetto della City Hall di Chicago. I tetti verdi possono assorbire le acque meteoriche, e modificare i tempi di corrivazione delle precipitazioni, forniscono isolamento termico e di conseguenza diminuiscono la necessità di impiego di condizionamento degli edifici. Diminuiscono inoltre il fenomeno dell'isola di calore e creano habitat per l'aumento della biodiversità in ambiente urbano.

2) Pareti verdi che si distinguono in differenti tipologie tra cui i living wall o muri "viventi", come a Parigi nel Musée du Quai Branly o sugli Estates Office of Land Securities di Londra. Non si tratta di un'idea nuova, basti pensare che la prima parete verde è stata brevettata nel 1938.
Tali strutture consistono in moduli o tasche che si applicano sulla parte finita, richiedono irrigazione, ma possono essere rese sostenibili con opportune automazioni e l'uso di specie rustiche che richiedano poche risorse. Le pareti verdi cambiano la temperatura interna ed esterna degli edifici, d'estate e di inverno, con conseguente risparmio energetico. Hanno inoltre un forte impatto emotivo e psico-fisico sulle persone. Pare che l'influsso del verde sulla psiche sia notevole, al punto che nelle scuole con aree verdi nelle zone ricreative dell'edificio ci sia un aumento dell'apprendimento del 30%.

E' interessante notare come le pareti non "inverdite" invece, hanno un'escursione termica superficiale che varia da un minimo di 10°C ad un massimo di 60°C, mentre in quelle verdi la variazione è solo tra i 5 e i 30°C, con notevole benessere interno e risparmio energetico dell'edificio.
Il problema semmai sono i costi: tali impianti si aggirano sui 1700-1000 euro/metro quadro a seconda della tipologia scelta, a cui bisogna aggiungere quelli di manutenzione. Molti di questi sono comunque "una tantum" e accettabili rispetto al beneficio ottenuto.

Sulla base del contesto urbano in cui ci si trova, delle condizioni climatiche e degli inquinanti prevalenti occorre però pensare a infrastrutture verdi il più possibile diversificate.

Ma quali sono quindi le specie vegetali che più si prestano a tale mitigazione ambientale?
Lo chiediamo alla dottoressa Enrica Roccotiello, biologa e dottore di ricerca in Scienze Ambientali e in Botanica Applicata all'Agricoltura e all'Ambiente. Attualmente assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e della Vita (DISTAV). Sotto il profilo applicativo, gli argomenti di ricerca in cui è impegnata riguardano le fitotecnologie e comprendono gli effetti della contaminazione di origine antropica sulla componente vegetale, la selezione di organismi accumulatori e la messa a punto di tecniche per la fitobonifica.

"Nei miei studi mi sono occupata di specie ornamentali impiegate per alcuni inverdimenti urbani nella città metropolitana di Genova: Hedera helix (edera), Photinia x fraseri (fotinia), Pittosporum tobira (pitosforo) -che però è allergenico e non andrebbe impiegato- e Cedrus libani (cedro del Libano). Inoltre, grazie alla 'facciata verde INPS' (progetto di INPS Liguria con il Dipartimento Architettura e Design –DAD- Università di Genova), con i colleghi del DAD abbiamo studiato anche le polveri sottili deposte su Cistus 'Jessamy Beauty' (cisto), Phlomis fruticosa (salvione giallo), Trachelospermum jasminoides (falso gelsomino) e, nuovamente, edera, disposti su una facciata verde.

Le foglie di queste specie, esaminate al microscopio elettronico a scansione, mostrano ingenti deposizioni di polveri sottili la cui analisi chimica (effettuata ai raggi X) rivela la storia della contaminazione del luogo in cui le piante si trovano. Il contenuto è disparato: dal ferro proveniente dai freni, a rame, zinco e nichel derivanti da processi industriali e da combustioni, al sodio portato dall'aerosol marino.
Tutte le specie poi, hanno dimostrato una buona capacità di captazione, anche se alcune, come il cedro, la fotinia ed il falso gelsomino, sembrano più promettenti per il miglioramento della qualità dell'aria. Ovviamente occorreranno indagini più approfondite per sostenere questi risultati".

C'è una differenza nella captazione degli inquinanti da parte delle diverse specie?
"Sembra di sì, perché dalle analisi eseguite ogni specie capta classi di particolato diverse e in concentrazioni differenti, a seconda della micromorfologia della foglia, come ad esempio la sua pelosità, la presenza di cere e di una spessa cuticola. Ad esempio l'inquinante più trattenuto è il particolato fine (PM1), che viene respirato direttamente. Contrariamente a quanto ci si aspettava le foglie pelose captano il particolato grossolano, ma respingono quello fine mentre le cerose sembrano legarlo al punto da non rilasciarlo neanche dopo precipitazioni meteoriche, come evidenziabile dalla nostra sperimentazione. Esistono pertanto differenze specie-specifiche nella capacità di captazione del PM.
Maggiore è la vicinanza al suolo e maggiore sembra essere la captazione delle polveri sottili da parte delle foglie, mentre la stagionalità sembra non giocare un ruolo chiave. Anche la disposizione spaziale delle piante sembra avere un'influenza positiva sulla captazione di particolato."

Perché è necessario misurare la rimozione delle polveri sottili (PM)?
"Alcune piante si comportano come "sink" (pozzo), di polveri sottili e agiscono come filtri intelligenti, attivi. Conoscere la capacità di rimozione per metro quadro (o cubo) della componente arbustiva ed arborea rispetto alle polveri sottili, unitamente ad altri parametri chiave quali l'indice di superficie fogliare (LAI) e l'indice di densità fogliare (LAD) consentirebbe di calcolare il potenziale di rimozione da parte delle piante impiegate nel verde urbano. Questo fornirebbe un utile supporto alla pianificazione di inverdimenti mirati e funzionali, anche in piccole aree in ambiente urbano.
I dati misurati fornirebbero inoltre utili dati di input per la valutazione di modelli teorici per stimare l'effetto di diversi sistemi verdi con specie selezionate per le aree urbane. Tutto questo fornirebbe un utile contributo per la stesura di linee guida per gli inverdimenti funzionali in ambiente urbano."

Ma a questo punto, per lo stesso motivo, verrebbe da pensare che anche gli orti urbani possano assorbire inquinanti?
"In effetti anche ortaggi e frutti posseggono peli o cere superficiali. L'argomento quindi andrebbe approfondito per individuare le varietà orticole migliori per la coltivazione in ambiente urbano e per essere certi di ottenere una produzione sana e di qualità per il consumatore."

 

 

 

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