Il Museo di Scienze Naturali di Bergamo venne inaugurato il 14 luglio 1918. Da allora un circolo virtuoso tra cittadini e istituzione ha portato alla creazione di un archivio di testimonianze naturalistiche che affonda le radici nel passato, vive attivamente nel presente e sprona a guardare con curiosità ed attenzione verso il futuro. L'evoluzione della ricerca ha consentito nuove scoperte, ha incrementato la ricchezza e la varietà delle collezioni, ha spinto ad ingrandire i laboratori e ad arricchire le sale di esposizione ed ha inserito il Museo nella rete mondiale delle istituzioni scientifiche.
Negli anni, il Museo si è aperto verso un pubblico sempre più ampio e differenziato. Generazioni di giovani che nelle sale espositive provano meraviglia e stupore affacciandosi per la prima volta alla conoscenza di animali, fossili e minerali, in futuro torneranno accompagnando figli e nipoti, con il medesimo entusiasmo. Ricercatori di discipline naturalistiche provenienti da tutto il mondo qui trovano un luogo di riferimento per gli studi. Sempre più numerosi turisti si affacciano ad una "finestra" aperta sulla Natura del nostro territorio.
Le sale del museo sono ricche di reperti, informazioni, spunti di riflessione e rarità riguardanti il territorio bergamasco e il mondo naturale in generale. Una parte importante dell'esposizione è dedicata alle scienze della terra, altrettanto vaste sono le sale riguardanti la zoologia, non mancano le sale con i reperti etnografici di popolazioni africane e dei nativi americani e una dedicata agli antichi strumenti scientifici.
I motivi per visitare il Museo sono tanti ma abbiamo provato e elencarne almeno dieci nei paragrafi che seguono.
Il Museo del Mammut
Il settore espositivo (oltre 2.500 metri quadrati) occupa il primo piano e vi si accede salendo un ampio scalone, al termine del quale, gradualmente, appare un'imponente ricostruzione di Mammut, dal 1987 simbolo del Museo. Al di là del forte impatto visivo la scelta evidenzia lo stretto legame del Museo con il suo territorio. Nei primi anni del '900, infatti, nella piana di Petosino, presso Bergamo, furono ritrovati reperti ossei di questi enormi mammiferi, che circa 20.000 anni fa qui vivevano. Nel 2018, in occasione del centenario della fondazione del Museo, due zanne, della lunghezza di oltre tre metri, furono restaurate e poste in esposizione.
Una mare dove oggi sorge Bergamo
Di grande impatto e di valore scientifico inestimabile per l'unicità dei reperti esposti è la sala dedicata ai fossili triassici. Il reperto più iconico è senza dubbio il fossile di un rettile volante, Eudimorphodon ranzii, scoperto nel 1973, a Cene, in provincia di Bergamo, dai ricercatori del Museo Caffi. Si tratta del primo pterosauro del Triassico ritrovato. Il perfetto stato di conservazione ha permesso studi approfonditi sulla sua anatomia e di fare ipotesi attendibili sulle sue abitudini di vita.
Successive ricerche condotte anche in altre località della provincia di Bergamo hanno portato al ritrovamento di altri importanti fossili il cui studio ha consentito di ricostruire il paleoecosistema del territorio bergamasco nel Triassico superiore, 220 milioni di anni fa. Un suggestivo diorama mostra che nella zona in cui si trova ora Bergamo c'era un mare caldo e poco profondo con piccole isole ricoperte di vegetazione: gli Pterosauri solcavano i cieli, i Fitosauri popolavano la terraferma, banchi di piccoli Folidofori erano attaccati dai predatori, mentre alcuni rettili acquatici esploravano i fondali alla ricerca di cibo! Gli esemplari esposti, molti dei quali esemplari unici, forniscono un'importante testimonianza della vita in quegli antichi ambienti.
Un cervo di settecento mila anni fa
In museo è esposto lo scheletro completo di un cervo fossile rinvenuto nella primavera-estate del 2001 negli antichi sedimenti lacustri della val Borlezza nei pressi di Sovere durante una campagna di ricerche condotta dal Museo di Bergamo. L'esemplare è un maschio adulto di Cervus acoronatus, specie estinta da circa 500.000 anni, dotato di un imponente palco con pugnali terminali. L'eccezionale reperto perfettamente disposto in connessione anatomica, unito alla matrice di roccia carbonatica che lo ha conservato per millenni, è collocato all'interno di una grande teca di cristallo. L'attività di recupero, condotta dal personale scientifico del Museo, ha portato al ritrovamento di oltre 2.000 reperti fossili animali e vegetali che hanno permesso una migliore conoscenza dell'ambiente in cui visse questo imponente animale. La preparazione e lo studio dei reperti è durato undici anni, cinque dei quali nel laboratorio temporaneo allestito nelle sale espositive del Museo sotto gli occhi dei visitatori.
Perduta per sempre
Tra le numerose specie di uccelli esposti la colomba migratrice (Ectopistes migratorius) ci permette di fermare l'attenzione su uno dei casi più eclatanti di estinzione di una specie animale ad opera dell'uomo. Endemica del Nord America, fino alla metà del XIX secolo era considerata la specie di uccelli più numerosa sulla Terra, con stormi stimati in miliardi di esemplari. L'intensa caccia per fini economici insieme alla deforestazione e all'alterazione dell'habitat portarono alla sua estinzione. Dal 1860 la caccia alla colomba migratrice divenne un lavoro a tempo pieno per migliaia di persone; l'avvento del telegrafo e delle ferrovie permetteva ai cacciatori di raggiungere e massacrare questi animali ovunque, nel 1896 l'ultimo grande stormo (circa 250.000 esemplari) fu massacrato nell'Ohio.
Il 24 marzo del 1900 l'ultima colomba migratrice selvatica venne uccisa da un ragazzo nella contea di Pike, Ohio ed il primo settembre del 1914, allo Zoo di Cincinnati moriva all'età di 29 anni "Martha" l'ultimo esemplare di questa specie.
Un capodoglio a Bergamo
Particolarmente suggestiva è la "sala blu" dedicata ai grandi mammiferi marini dove campeggia l'enorme scheletro di capodoglio (Physeter macrocephalus), un mammifero marino che – come noi – allatta, respira, ha le "mani". Lo scheletro è di una giovane femmina trovata morta sul litorale toscano, a Piombino, nel 2008. Lunga circa dieci metri e di dodici tonnellate di peso; furono necessari cinque anni per il recupero, la preparazione dello scheletro e la realizzazione della sala da parte del personale del museo. Pannelli e video permettono di conoscere ed apprezzare le fasi salienti di tali attività e di conoscere i Cetacei presenti nel Mediterraneo.
Insetti che passione!
Nella sala riservata agli invertebrati, fra l'incredibile diversità di farfalle, coccinelle, maggiolini, cicale, grilli e altri insetti, il Museo offre ai visitatori la possibilità di osservare alcuni insetti dal vivo. In primavera su un vecchio tavolo numerosissimi bachi da seta (Bombyx mori) si aggirano e rosicchiano le foglie di gelso permettendo di osservare da vicino le fasi di sviluppo di questa farfalla: uovo, larva, pupa e adulto. Non lontano è stato realizzato un formicaio artificiale caratterizzato dall'avere ben visibile, sviluppata verticalmente e racchiusa fra pannelli trasparenti, la parte che in natura è invisibile perché sotterranea. È così possibile osservare, a distanza ravvicinata, migliaia di formiche della specie Messor barbarus, la vita della colonia, gli stadi di sviluppo e le caste sociali. Nella stessa sala un'arnia didattica consente di seguire il lavoro quotidiano delle api e la danza dell'addome con cui le api esploratrici indicano alle compagne la posizione precisa di fonti di cibo e acqua.
Nella sala anche un tavolo interattivo attrezzato con microscopi stereoscopici, lenti di ingrandimento e campioni di spugne, coralli, conchiglie, artropodi preparati per l'osservazione molto particolareggiata permette di osservare ed esplorare nei minimi particolari le forme più microscopiche anche con il supporto di schede illustrative. Una sorta di laboratorio accessibile a tutti per stimolare la curiosità e il desiderio di conoscenza.
Costantino Beltrami, ovvero il sogno di un Nuovo Mondo
Dal 2023 un nuovo percorso espositivo è dedicato all'esploratore Giacomo Costantino Beltrami (Bergamo 1779 – Filottrano 1855). Il Museo, sin dalla sua fondazione, conserva la collezione Beltrami, composta da reperti appartenuti all'esploratore e in gran parte da lui raccolti durante il viaggio in America nella prima metà dell'800. La raccolta è di grande valore storico e culturale in quanto molti oggetti sono stati donati a Beltrami dai nativi Americani conosciuti durante il viaggio nella regione dell'alto corso del fiume Mississippi. Si tratta di armi, oggetti rituali e di uso quotidiano degli indiani Chippewa e Sioux a questi si aggiungono interessanti reperti che Beltrami portò con sé dal Messico e da Haiti. Sulla copertina del catalogo della grande mostra sui nativi americani "The Spirit Sings", realizzata dal Glenbow Museum di Calgary in Canada in occasione delle Olimpiadi invernali del 1988, campeggia proprio la stilizzazione del tamburo da medicina raccolto da Beltrami nel 1823 ed esposto a Calgary per l'occasione.
Un museo da toccare e sperimentare
Dal 2000 il Museo affina la propria propensione al coinvolgimento dei visitatori attuando una scelta innovativa e originale con la creazione di un percorso interattivo/sensoriale con una serie di postazioni lungo il percorso espositivo dove i visitatori hanno la possibilità di sperimentare e interagire con diversi elementi naturalistici.
Al termine del percorso dedicato agli uccelli uno spazio interattivo consente di ascoltare i canti di 22 specie differenti e mettersi alla prova cercando di indovinare l'autore del canto ascoltato. In sala mammiferi si può provare a identificare, con il tatto, le specie di appartenenza di alcuni campioni di pelo. Inconfondibile il riccio, più impegnativo il riconoscimento, magari ad occhi chiusi, del pelo della talpa o del coniglio, ancora più difficile distinguere il manto estivo da quello invernale di un capriolo. Sono presenti anche crani che permettono di toccare e comprendere in che modo, la dentatura dei Mammiferi sia diversa in relazione al regime alimentare della specie di appartenenza
Nella sale di paleontologia tre postazioni permettono una conoscenza tattile di alcuni calchi e reperti naturali alla scoperta delle svariate forme dei fossili: un viaggio sensoriale tra superfici lisce come il guscio di alcuni molluschi, profili seghettati come quelli dei denti di squalo, volute strette come le spirali delle ammoniti o forme che evocano miti e leggende come le sezioni delle conchiglie di Megalodon spiegate come impronte del diavolo o i resti di belemniti interpretati come le frecce di alcune divinità.
In una postazione vengono messi a confronto alcuni minerali per descrivere alcune delle principali proprietà fisiche che li caratterizzano. Sarà più duro il quarzo o la fluorite? Tra lo zolfo e la pirite qual è il miglior conduttore di calore? Perché l'ulexite viene chiamata "pietra televisione"? Un ulteriore esperienza permetterà inoltre di focalizzare, con esempi semplici ed immediati, quanto i minerali siano presenti nelle nostre case e quanto ci vengano in aiuto nella vita di tutti i giorni.
L'insegnamento delle scienze nell'Ottocento
Una collezione di strumenti didattici di grande valore storico, utilizzati nelle scuole bergamasche è alla base di una sala che mostra come nel XIX secolo le scuole hanno svolto un compito fondamentale nel diffondere la cultura scientifica nella società, attraverso l'insegnamento ma soprattutto attraverso la sperimentazione.
Molti strumenti facevano parte della dotazione del Gabinetto di Fisica istituito alla fine del Settecento nell'antico Collegio Mariano. Fra questi, spiccano le sfere armillari della metà del '700, un planetario datato 1812, una grande pompa costruita negli ultimi anni del '700 e la pila di Volta, datata 1803 (2 anni dopo la sua presentazione a Napoleone Bonaparte).
Dietro le quinte
Come in tutti i musei del mondo ciò che si vede in esposizione è solo la punta dell'iceberg. La maggior parte dei reperti è custodita nelle collezioni che costituiscono un archivio naturalistico indispensabile per approfondire la conoscenza dell'ambiente naturale, dei mutamenti da esso subiti, delle specie viventi oggi e nei tempi passati. Le collezioni sono una parte fondamentale di un museo di scienze naturali, meta di studio e confronto per ricercatori nazionali ed internazionali. In cent'anni di attività di ricerca, conservazione, catalogazione e attenta manutenzione, le collezioni del Museo hanno assunto un importante significato e si sono ampliate per varietà, qualità e numero di campioni custoditi (ben oltre un milione). Molte sono state donate ma la gran parte si è formata e continua ad accrescersi grazie alle attività di ricerca del personale del museo e alla collaborazione di appassionati naturalisti.
Nella sezione dedicata alle Scienze della Terra sono presenti oltre 90.000 reperti. Di enorme valore scientifico è la collezione che raccoglie fossili provenienti dal territorio orobico comprendente circa 45.000 reperti di cui quasi un centinaio di olotipi, reperti utilizzati dagli scienziati per descrivere generi o specie nuovi per la Scienza, la collezione trae origine da donazioni storiche, ma la sua parte preponderante è frutto delle campagne di ricerca condotte dal Museo. Le collezioni mineralogiche comprendono oltre 14.000 reperti riferibili a circa 800 specie, i giacimenti minerari presenti nella provincia di Bergamo hanno fornito un'incredibile varietà di campioni, soprattutto dei minerali utili all'uomo che hanno caratterizzato l'economia del nostro territorio; la collezione petrografica comprende oltre 2.800 esemplari di rocce provenienti da regioni italiane e dall'estero e custodisce la "Litoteca della città e del territorio" che raccoglie campioni di roccia, lapidei semilavorati, manufatti, campionamenti di edifici e monumenti e carotaggi per la documentazione del sottosuolo naturale e le pietre da costruzione utilizzate in provincia di Bergamo.
Nelle collezioni zoologiche le cinque classi di vertebrati sono ben rappresentate; per gli invertebrati di notevole importanza è la ricchissima collezione di artropodi che raccoglie oltre un milione di reperti soprattutto di aracnidi e insetti. Strettamente legate alle attività di ricerca e studio realizzate dal museo sono la collezione di ragni (oltre 100.000 esemplari appartenenti a più di 1.500 specie) e di tricotteri (oltre 300.000 esemplari riferibili a circa di 500 specie) comprendenti numerosi esemplari tipici. Di particolare significato sono anche le collezioni di lepidotteri che, tuttora in incremento, vantano una tradizione di studio illustre e molto antica. La collezione di Antonio Curò (1828 -1906) faceva infatti parte del primo nucleo costitutivo del museo nel 1918. Comprende oltre 12.000 esemplari provenienti da tutto il mondo, benché Il suo nucleo più significativo sia costituito dagli esemplari campionati in Italia in quarant'anni di ricerche che consentirono di stilare, tra il 1875 e il 1878, il "Saggio di un catalogo dei lepidotteri d'Italia, compilato dall'ingegnere Antonio Curò" opera basilare della lepidotterologia italiana.
Gli articoli "I Musei delle Meraviglie" sono curati da Sabrina Lo Brutto, Università degli Studi di Palermo e National Biodiversity Future Center; Vittorio Ferrero, Università degli Studi di Torino; Paola Nicolosi, Museo di Storia Naturale, Università di Pisa e Franco Andreone, Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino.
Foto: Archivio del Museo di Scienze Naturali di Bergamo