La Cima Saben (o ''monte Saben" oppure, un tempo, "cima Sabench"", 1667 m di altezza e 127 m di prominenza) è una montagna del Cuneese. Si trova sullo spartiacque tra Val Stura di Demonte e Val Gesso, in una zona dove le Alpi Marittime si incuneano tra le Alpi Liguri e le Alpi Cozie e si affacciano sulla pianura. La montagna dà il nome alla "Riserva Naturale Rocca San Giovanni – Saben", un'area protetta istituita dalla Regione Piemonte nel 1984 per tutelare le ripide balze calcaree esposte a sud che dominano l'abitato di Valdieri. Il clima caldo e asciutto favorisce la presenza di specie xerotermiche e, in particolare, quella del ''ginepro fenicio'' (Juniperus phoenicea), che in questa piccola area protetta ha il suo insediamento italiano a quota più elevata. La cima Saben è il punto più alto della Riserva e si trova sul suo confine settentrionale. Come montagna mi aveva sempre incuriosito, ma mi ero fatto l'idea che arrivare in cima fosse piuttosto difficile e che si dovessero affrontare passaggi parecchio esposti. Un paio di settimane fa però, incrociando varie descrizioni di sentieri, ho visto che la salita che parte dalla frazione Tetti Pilone e passa per la Colla delle Piastre è classificata come un normale itinerario di difficoltà "E" (escursionismo medio). E quindi, appena ho avuto una mattina libera e con la meteo favorevole, mi ci sono fiondato.
La mia salita
A Tetti Pilone si arriva con una stradina asfaltata che sale da Borgo San Dalmazzo. La macchina si può lasciare a fianco del grosso pilone votivo che dà il nome alla frazione. Il percorso per il monte Saben è indicato da bolli bianco/rossi e da piccoli cartelli ai bivi. La stradina asfaltata continuerebbe ancora per qualche centinaio di metri in direzione della colla delle Piastre, ma il transito è riservato a residenti e proprietari e - comunque - posteggiare un'auto normale più in su sarebbe un'impresa. Proseguendo nel bosco a mezzacosta si arriva nella zona del Colle del Firet, poi la stradina diventa un largo sentiero e si comincia a salire davvero. Si esce dal bosco poco prima della
Colla delle Piastre (1378 m). Io la gita l'ho fatta a fine maggio, e prima di sbucare sul colle ho attraversato una zona a prato strapiena di asfodeli fioriti. Dal colle, che si apre tra le cime Roccoston e delle Piastre e che offre una bella vista sul Saben, ho proseguito in falsopiano a sinistra rientrando nel bosco. Dopo un po' c'è un bivio, con due alternative: a sinistra un sentiero più lungo e più facile, a destra la "via diretta", più ripida. In salita ho optato per il ramo di sinistra: il percorso è un po' più lungo ma piacevole, con vari tornanti in una bellissima faggeta. Poco dopo aver passato il bivio dove i due rami di sentiero si ricongiungono, il bosco si dirada e poi lascia spazio a un terreno aperto di erba e affioramenti di roccia. Il sentiero continua ben evidente fino in cima, con varie curve; l'ambiente è un po' aereo ma senza che l'esposizione diventi fastidiosa. Sulla cima si trova la classica croce di vetta e poco lontano, sostenuta da un ometto in pietra, una
curiosa meridiana in acciaio. Al suo basamento sono saldati dei tubicini metallici: guardandoci dentro si inquadrano le varie cime della zona. Il panorama è molto ampio e il punto di vista davvero particolare. Mentre ero ancora in cima sono arrivate su due escursioniste che avevano anche loro lasciato l'auto a Tetti Pilone; mi hanno detto che abitano in zona, e che il monte Saben è una delle loro gite preferite, non troppo lunga o impegnativa ma che dà sempre grande soddisfazione. Scendendo ho preso la "via diretta", che passa anche nella faggeta ma che - in effetti - è parecchio più ripida di quella dell'andata. Sulla via del ritorno, da vero collezionista di cime, ho aggiunto due brevi varianti al percorso base. La prima è stata la salita alla
cima delle Piastre partendo dalla colla delle Piastre. Su alcune cartine on-line è indicato un sentierino che però è quasi scomparso. Per raggiungere la cima, segnata da una piccola croce in legno
, tocca ravanare nella boscaglia per una decina di minuti. Il terreno non è particolarmente ripido, anche se è meglio tenersi a debita distanza dalla parete rocciosa con la quale la cima si affaccia verso la Val Stura. La seconda variante è stata nella zona del colle del Firet, dove ho preso a sinistra per il "sentiero delle meridiane", che scavalca la Cima del Boschin (1227 m, prominenza 79) e il Monte Croce (1217 m, prominenza circa 25 metri) prima di arrivare a Tetti Pilone. All'inizio della deviazione mi sono anche fermato in una baita dove è stata allestito un punto di scambio libri
aperto a tutti, e chi lo desidera può prendere in prestito e/o lasciare un libro a disposizione dei passanti. La meridiana più grande
che si incontra è a fianco di una grossa antenna presso la cima del Boschin. Sul Monte Croce
invece si trova, oltre ad una nuova meridiana, anche una alta croce dedicata alla memoria dei militari, civili, partigiani caduti o deportati nei lager durante la Seconda guerra mondiale. Insomma, sicuramente una gita da consigliare. In tutto il dislivello positivo è di circa 750 metri e lo sviluppo di 14 km.
Collezionisti al parco
Per chi fa collezione di cime, che una montagna stia dentro o fuori da un parco non dovrebbe in teoria fare molta differenza. A meno che nelle liste che gli/le interessano ci siano cose tipo ''tutti i duemila del Parco dell'Argentera", o "i punti più elevati dei parchi nazionali italiani". Ma noi amici di Piemonte Parchi su questo argomento abbiamo una sensibilità particolare. L'idea stessa di "parco" ci sembra troppo riduttiva, e ci interessa più quella di "area naturale protetta", che comprende anche le riserve naturali e i SIC ("Siti di Interesse Comunitario"), grazie ai quali l'Unione Europea, con liistituzione della Rete Natura 2000, ci ha fatto più o meno raddoppiare la superficie di natura protetta nella nostra amata regione. E non penso di fare l'uovo troppo fuori della cavagna se dico che, come per l'Erasmus o l'unificazione delle prese dei telefonini, si tratta di un caso di successo. Frequentando da tempo la montagna piemontese ho notato che nei parchi (nel senso lato di cui sopra) i sentieri tendono ad essere segnalati e manutenuti meglio che nel resto della regione. Magari fossimo in Svizzera qualche soldino in più speso per la manutenzione del territorio non si noterebbe, ma qui da noi basta poco per fare la differenza. Poi in generale parchi, riserve e SIC sono stati istituiti in zone "belle" nel senso che, oltre che una elevata biodiversità, hanno spesso anche conservato un ambiente più intatto e un paesaggio meno compromesso dalle attività umane. E le nostre gite ne guadagnano. E poi c'è ancora l'aspetto naturalistico: per chi come me si diverte a fotografare e riconoscere fiori, funghi e baboie, i giri nelle aree protette offrono spesso qualcosa di più che altrove. Bisogna però anche dire che alcune aree protette hanno regolamenti che vietano le digressioni fuori dai sentieri segnati, in modo da non disturbare la fauna o la vegetazione, e che ciò potrebbe limitare la salita a qualcuna delle cime all'interno dei loro confini. Ci sono a volte anche altre limitazioni, tipo il divieto di accendere fuochi, montare tende o portarsi dietro il cane. Quindi prima di partire è sempre meglio informarsi, sia per godersi di più la gita sia per evitare di far danni all'ambiente che attraversiamo.