Tre pezzi facili
Aprile è il mese delle sorprese, e in questo articolo proverò a raccontare di tre montagnole che, a sorpresa, spuntano come funghi dalla pianura piemontese. La più conosciuta è di sicuro la Rocca di Cavour (462 metri di quota, 152 di prominenza topografica). Il Monte Buono (Borgofranco d'Ivrea, 349 metri di quota, 74 di prominenza) e il Montefallonio (Peveragno, 694 metri diquota, 85 di prominenza) sono invece un po' meno noti. In due casi su tre, visto che il rilievo non raggiunge i 600 metri di quota, sarebbe più giusto parlare di colline che di montagne.
Inselberg o monadnock?
I bassi rilievi isolati circondati da aree pianeggianti a quota minore attirano da sempre l'attenzione degli abitanti dei dintorni, ma anche quella degli studiosi. I geologi hanno coniato due termini per definirli. Il primo è "monadnock" (con la minuscola); utilizzato in particolare nel mondo anglosassone, viene dal nome di un solitario montarozzo del New Hampshire che si chiama, appunto, Monadnock. Il secondo, che personalmente preferisco perché è auto-esplicativo e non è legato a un certo territorio, è "inselberg". La parola deriva dei termini tedeschi "isola" ("Insel") e "monte" ("Berg"), e si può quindi tradurre letteralmente come "monte-isola". In varie parti del mondo questi rilievi sono ciò che resta di masse di roccia vulcaniche, essendo più dure del terreno circostante, hanno resistito meglio all'erosione, e con il tempo sono arrivate a svettare rispetto ai dintorni. In Piemonte però il vulcanismo recente non è significativo. I nostri inselberg sono rilievi nati insieme al resto della catena alpina ma che, quando la Pianura Padana si è poco per volta riempita di sedimenti, per la loro posizione decentrata e la bassa quota del crinale che li collegava con il resto delle Alpi si sono trovati isolati. Sottoterra il collegamento tra l'inselberg e le Alpi esiste ancora, ma un"mare" di ciottoli, ghiaia, sabbia e terra lo nasconde bene.
Le mie salite
Comincio con il Montefallonio
dove sono stato quest'anno a inizio aprile. Si trova nella pianura Monregalese, a breve distanza dalle Alpi Liguri e poco a nord dell'omonima frazione di Peveragno. Il sito ai piedi del monticello era abitato fin dall'età romana e ospita oggi il piccolo santuario della Madonna delle Grazie
con davanti l'edificio delle vecchie scuole elementari. Non avevo mai saputo dell'esistenza di questa montagna finché non l'ho vista in lontananza, d'inverno, mentre camminavo sugli ultimi rilievi dalla Val Pesio. Ho cercato in Internet se da qualche parte se ne parlava praticamente l'unica cosa che ho trovato è stato un articolo di un geologo che la citava tra gli inselberg del Cuneese. In Piemonte è davvero difficile trovare una montagna, per quanto bassa e insignificante che sia, che non abbia nessuna descrizione di salita e nessun sentiero che ci va in cima rappresentato nella cartografia. Allora qualche giorno fa, mentre tornavo a Torino da una gita in Val Tanaro, sono uscito dall'autostrada a Mondovì e ho fatto una piccola deviazione fino alla chiesetta di Montefallonio, dove ho posteggiato. La salita alla vetta non è niente di speciale; la montagnola è coperta quasi del tutto da fitti boschi di castagno
, in basso ben curati per la raccolta dei frutti. Non ci sono sentieri segnati e la cima si raggiunge percorrendo all'inizio una stradina forestale e, verso la cima, cercando la via più comoda tra gli alberi. Il punto culminante non è evidente ma, seguendo il crinale sommitale, il collezionista di cime può essere abbastanza sicuro di averlo raggiunto.
Al Monte Buono
ci sono stato nel dicembre dell'anno scorso. Lo avevo visto varie volte dall'autostrada o dalla statale, poco prima di entrare in Val d'Aosta. Si tratta di un cupolone roccioso con prevalenza di micascisti che spunta tra Borgofranco e la Dora. In quel periodo avevo una costola rotta (o almeno incrinata, dalla radiografia non si capiva bene), e quindi di gite lunghe neanche a parlarne. Un pomeriggio allora sono andato fino a Borgofranco e sono poi salito sul Monte Buono. All'andata sono passato da un comodo sentiero che si tiene all'inizio a destra della collina, a fianco di alcune piccole grotte e di una anticacava di quarzite, e sale poi sulla cima dal lato che dà verso la Dora. Al ritorno sono invece sceso per la stradina che collega la parte alta del "monte" con il centro di Borgofranco, e ho pure fatto una piccola deviazione per vedere la bella chiesetta della Natività di Maria Vergine
a fianco del cimitero. In tutto circa un'ora di cammino. La zona alta della collina è davvero piacevole; la sua forma ampia e arrotondata si deve all'erosione operata dal grande ghiacciaio che un tempo percorreva la valle d'Aosta e sbucava nella pianura dove oggi c'è il Canavese. Oltre a un ampio panorama offre anche una bella varietà di ambienti naturali e coltivati, tra i quali qualche appezzamento a vigna con i tradizionali "topion"
le pergole che si usano nel Canavese per reggere i tralci. Nelle zone private naturalmente non si può entrare. In passato a Montebuono esisteva un comune autonomo e oggi, data la sua posizione strategica, una panchina gigante presidia la collina.
Concludo con la Rocca di Cavour
. Salirci non è certo un'impresa alpinistica, e a dirla tutta, poco lontano dalla cima, c'è un comodo parcheggio per le auto. Io ci sono arrivato a piedi dal centro di Cavour un paio di volte; l'ultima ascensione è stata per ora quella del novembre del 2022, mentre in paese c'era "Tuttomele". Per salire ci vogliono una ventina di minuti di cammino. Una volta arrivati in cima
oltre che alla bellissima terrazza panoramica
dove sorgeva un castello medioevale demolito nel 1690 dal generale Catinat, è anche interessante dare un'occhiata alla "Torre di Bramafam"
. Si trova su una sommità secondaria della collina, facilmente raggiungibile per sentiero; da qualche anno è affiancata da una delle varie panchine giganti che pure loro, dalle nostre parti, spuntano come funghi. Sulla Rocca c'è un rinomato ristorante, ma anche in paese i posti per mangiare bene non mancano. Dal 1980 la collina e la zona circostante fanno parte del "Parco naturale della Rocca di Cavour", che è anche un SITO RETE NATURA 2000 IT1110001. Oltre che una singolarità geologica infatti la Rocca costituisce anche una vera e propria isola di biodiversità all'interno di una pianura naturalisticamente caratterizzata dall'agricoltura intensiva. Insomma tre pezzi facili, indicati per camminatori curiosi, per convalescenti e per gourmet, meglio se con il pallino del collezionismo di cime.
Nota per chi legge: nonostante i rilievi citati nell'articolo siano considerati inselberg da alcune fonti, secondo altre definizioni sarebbero esclusi da tale classificazione.
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