Piemonte Parchi

L’Alpe di Porale

Prende il via la nuova rubrica sul collezionismo di cime "alla piemontese" e, come avevamo annuciato il mese scorso, partiamo con una cima significativa ma non troppo conosciuta, almeno nella maggior parte della nostra regione.

  • Filippo Ceragioli
  • Ottobre 2024
  • Giovedì, 3 Ottobre 2024
Alpe di Porale, Cappella dell'Ausiliatrice  | Foto F. Ceragioli Alpe di Porale, Cappella dell'Ausiliatrice | Foto F. Ceragioli

 

Eccoci al primo appuntamento della nuova rubrica sul collezionismo di cime "alla piemontese" e, come annunciato il mese scorso, vogliamo partire con una cima significativa ma non troppo conosciuta, almeno nella maggior parte della nostra regione.
La montagna in questione si trova sull'Appennino ligure, in provincia di Alessandria ma non lontana dal confine con la Città Metropolitana di Genova. Nonostante la quota piuttosto bassa (839 metri) la sua prominenza - 264 metri - non è affatto da disprezzare. Giusto per dare un'idea ai torinesi doc, il Musinè ha "appena" 202 metri di prominenza, e anche il mitico Rocciamelone arriva "solo" a 303 metri. Sulla cima dell'Alpe di Porale (o "Monte Alpe") si trova una chiesetta dedicata a Maria Ausiliatrice, e nelle belle giornate il panorama è molto ampio. Il monte spicca chiaramente rispetto alle cime circostanti anche per la sua bella forma conica, ed è costituito principalmente da conglomerati. L'ambiente è aperto e prativo, e i sentieri della zona sono in generale facili e piuttosto ben segnati.

La salita

Per salire all'Alpe di Porale sono partito da Case Tuè, una località presso Borlasca (Isola del Cantone, GE), dove sono arrivato in auto. L'itinerario si svolge su comodi sentieri a cavallo del confine ligure/piemontese. Ho in buona parte seguito la descrizione dell'Appenninista, pubblicata sull'omonimo (e ottimo) sito web curato da Andrea Ferrando.
L'itinerario descritto è abbastanza lungo e parte da Arquata Scrivia, ma io non avevo molto tempo e l'ho accorciato cominciando a camminare appunto da Case Tuè. La partenza da Arquata Scrivia dà la possibilità di raggiungere l'attacco della gita con il treno risparmiando soldi, carburante e la relativa produzione di CO2. In alternativa per chi ha ancora meno tempo di quanto ne avevo io – o vuole camminare meno – c'è la possibilità di salire alla cima dal Passo della Castagnola (raggiungibile con la SP163) o dalle vicine frazioni. Tornando all'itinerario, e del quale trovate a fine articolo la traccia .gpx , il sentiero principale evita le cime minori ma, da vero collezionista di cime, con facili digressioni rispetto all'itinerario descritto ho anche raggiunto il Monte Pagliaro (796 m), il Monte Brignone (802 m) e il Monte Porale (835 m,) ovvero solo un metro in meno rispetto all'Alpe di Porale). E sopratutto il Monte Zuccaro (767 m), più basso degli altri e situato dalla parte opposta rispetto al mio punto di partenza ma che, dal punto di vista collezionistico, ha una certa importanza. Questo perché - a differenza delle altre cime "minori" che ho conquistato - ha una prominenza di 142 metri, e supera quindi la soglia di cento metri che molti appassionati usano per compilare le liste dei monti da raggiungere nelle zone di loro interesse. Nel Regno Unito questi rilievi hanno addirittura un nome e si chiamano "hump", da hundred metres prominence.
Oltre all'aspetto "collezionistico" di questa escursione, che ho fatto attorno alla metà di aprile con un tempo bellissimo, ho apprezzato le ricche fioriture, la grande varietà di coleotteri e farfalle che offre la zona e la magnifica vista dalla cima dell'Alpe di Porale. E poi, approfondendo un po' la storia della zona, mi sono imbattuto in un triste e controverso episodio delle guerra partigiana avvenuto ottant'anni fa proprio sul Monte Zuccaro. E nella "storia infinita" dei lavori per il terzo valico dei Giovi, le cui lunghe gallerie sottopassano l'Appennino proprio da quelle parti. Un esempio di come quasi ogni angolo del territorio piemontese, oltre alle proprie caratteristiche geologiche e naturalistiche, custodisca tracce materiali o immateriali dell'attività umana, aggiungendo interesse e fascino al nostro girare per monti e colline.

Quante deviazioni fai?

Una delle questioni che possono attanagliare chi è interessato a "collezionare cime" può essere il decidere cosa si debba considerare una cima e cosa no. Scendendo nel concreto, quali tra le basse montagne a cui il sentiero che va da Case Tuè all'Alpe di Porale passa vicino giustifica una deviazione per raggiungerne la cima?
Una risposta lapidaria può essere "trenta metri". Traducendo: merita salire sulle cime che hanno almeno 30 metri di prominenza - che nel Regno Unito chiamano tump, e cioè "monticello", "collinetta" - mentre quelle con una prominenza minore "non valgono". Un criterio alternativo è considerare degni di nota i soli rilievi "battezzati", e cioè quelli che hanno un nome sulla cartografia. L'idea in questo caso è che, se un geografo ha dato un nume a un certo punto del territorio, una qualche ragione (orografica, storica, etnografica, ....) ci sarà pure.
Naturalmente, per essere più inclusivi, i due criteri si possono unire, considerando cioè degno di nota qualsiasi rilievo con almeno 30 metri di prominenza ma anche quelli ai quali i cartografi hanno dato un nome, anche se non raggiungono la fatidica soglia dei trenta metri. Oppure fare il contrario, e cioè scartare i rilievi che hanno prominenza maggiore di trenta metri ma che sulla propria cartografica di riferimento restano anonimi.
La mia personale raccomandazione è – me ne rendo conto – piuttosto banale: "Fa come ti pare!". Questo perché collezionare cime è una attività del tutto inutile e gratuita, insomma uno sport nel senso originario del termine, e nessuno ti obbliga a seguire un criterio anzichè un altro.

Scarica la traccia gpx 

 

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