La storia geologica dei nostri territori
La fase orogenetica alpina e poi quella appenninica sono alla base dell'assetto che oggi osserviamo.
Tra 30 e 40 milioni di anni fa la catena alpina, già da tempo in fase di costruzione a causa di una situazione collisionale tra placca europea e africana, fu sottoposta a una fase parossistica di sollevamento e conseguentemente di erosione dei rilievi montuosi alpini. Il bacino marino prepadano ai piedi delle Alpi divenne il luogo di accumulo di sedimenti di smantellamento della catena alpina (da nord), ma anche dal settore appenninico (da sud) si interfacciarono gli apporti sedimentari.
Il settore dei Bosc Grand (oggi inserito nel Sic omonimo) e del Bric del Vaj (Riserva naturale regionale) gestiti dall'Ente di gestione delle Aree protette del Po Piemontese, e piu' in generale dei territori di Castagneto, Rivalba, Casalborgone è interessato da deposizione, in particolare nel Miocene medio superiore, da depositi marini con marne, arenarie, arenarie conglomeratiche sino a locali accumuli di depositi grossolani a grossi blocchi, con successive variazioni sedimentarie sino alla fine del Miocene.
Il Miocene è compreso tra l'Oligocene e il Pliocene, ebbe inizio circa 23 milioni di anni fa e terminò 5,333 milioni di anni fa, quando la Collina di Torino ed il Monferrato erano già emersi.
La Formazione di Baldissero, che costituisce l'ossatura geologica del Bric del Vaj è un potente complesso di sedimenti marini, di svariate centinaia di metri di spessore (fino a 350 m), composto da marne e sabbie che rappresentano fasi deposizionali di mare da profondo (sedimenti detritici fini) e mediamente profondo al piede della scarpata del blocco alpino in fase di progressivo sollevamento sin dall'Oligocene. Questi ammassi sedimentari del Langhiano, generati per megafrana sottomarina, sono rappresentati da corpi arenaceo conglomeratici di estensione plurichilometrica e di spessore variabile da 50 a 350 m (es. Bric del Vaj) con elementi litologici poligenici afferenti al Dominio Sesia Lanzo e alla Zona del Canavese con pietre verdi (prasiniti, ofioliti), gneiss e paragneiss, graniti rossi (Belmonte), quarziti.
Come si sono formati i Roc del Bric del Vaj e Bosc Grand?
I rilievi del Bric del Vaj, ma anche i limitrofi Bosc Grand , specialmente nel perimetro compreso tra Casalborgone, Rivalba e Castagneto Po, ospitano le maggiore concentrazione di Roc con dimensioni metriche, ma che raggiungono misure eccezionali di trovanti (sapientemente descritti da Perotti, 2007). I Roc fanno parte di quei corpi conglomeratici interpretabili come il prodotto di messa in posto di grandi frane sottomarine che si attivavano da conoidi detritiche fluvio-torrentizie di smantellamento della catena alpina in sollevamento , con genesi tra l'alto canavese e lo sbocco delle Valle d'Aosta.
La particolarità di tale fenomeno è data dal fatto che mentre le frane avvenivano contestualmente era in atto il sollevamento della catena della collina di Torino, o comunque il prevalente sollevamento è avvenuto subito dopo e prosegue attualmente, determinando nel pleistocene superiore la definitiva diversione del fiume Po che abbandona la direttrice intracollinare (oggi individuata dal paleoalveo del Banna nel chierese) a favore della attuale posizione a nord del rilievo collinare Torino Valenza (Forno & Lucchesi, 2005).
L'arrotondamento dei blocchi rocciosi appare marcato e fa capire come ci sia stato un intenso trasporto e rielaborazione e trasporto. Per taluni di loro una genesi associata a una messa in posto per trasporto glaciale va ipotizzata in questo risulta difficile pensare che la sola gravità abbia potuto movimentare masse simili.
I Roc del Bric del Vaj sono associati e inglobati da matrici sedimentarie arenacee tipicamente marine pertanto per comprendere come sia possibile associare blocchi di tali dimensioni (fino a 100 mc per il Roc più grande) a sedimenti marini di mare relativamente profondo possiamo ipotizzare solo l'apporto di conoidi detritiche allo sbocco di valli (con origini glaciali) che in alcune fasi di disgelo, portavano al ciglio della scarpata del bacino marino padano un mix di detriti eterometrici.
I corpi conglomeratici, dopo chilometri di spostamento, raggiungevano il Chivassese e la Collina di Torino formando un esteso bacino di sedimentazione in progressivo colmamento. Le spinte di sollevamento verso Nord della catena collinare Torino-Casale-Valenza coinvolgono, a partire dal tardo Miocene e poi a seguire nel pliocene pleistocene ed olocene, sino ai giorni nostri tali ammasso sollevandoli e mettendoli progressivamente a giorno secondo una dorsale a direzione circa est ovest, oggi rappresentata dal crinale che da San Raffaele Cimena arriva a ovest di Cinzano T.se. L'evidenza netta di tale sollevamento è stimata tra 1 e 3,5 mm/anno.
Le dimensioni dei Roc
Il pregevole lavoro di Pier Sandro Perotti (2007), Le pietre Grandi, nel Volume La Castagneto Po dei Castagnetesi, ha il merito di descrivere e fare conoscere queste bellissime emergenze geologiche.
ln particolare merita una citazione il mitologico Roc Barari
, stimato in circa 100 m3, affiorante su terreno privato, ma raggiungibile con una piacevole passeggiata su una strada vicinale, è una roccia metamorfica la cui origine e natura è verosimilmente afferente ai paragneiss e micascisti della Zona Sesia Lanzo, unità metamorfica affiorante tra la Valsesia e la Val di Lanzo. Probabilmente l'origine del masso è dalla zona compresa tra Quincinetto e Valperga, settore montuoso dove affiora questa unità Geologica.
Attualmente la dorsale dei Bosc Grand-Bric del Vaj presenta un campionario pressoche' completo delle litologie di rocce alpine: la loro presenza, se opportunamente valorizzata, permette di camminare lungo i percorsi della collina, scoprendo la geologia delle Alpi, senza andare in Valle d'Aosta e nel Canavese.
La rete sentieristica della Riserva naturale regionale del Bosco del Vaj consente, con una semplice escursione a pochi chilometri da Torino, di comprendere il valore geologico, paesaggistico, ambientale di questa zona tutelata che ha tutte le caratteristiche per essere proposto come geosito di importanza regionale (Barale, 2023).
Si ringraziano Domenico Tropeano, Luca Barale, Anna d'Atri per avere fornito utili spunti che hanno migliorato il testo.