Dopo l'esperienza di un safari fotografico in Kenya, a ottobre 2023, quest'anno mi è tornato - più forte che mai - il "mal d'Africa". Volevo tornare nel continente nero, è vero, ma con il desiderio di un'esperienza diversa, più responsabile e partecipativa, convinta che che un turismo sostenibile e empatico verso il nostro pianeta e le sue bellezze sia ancora possibile.
E' cosi che ho preparato la valigia e sono salita su un aereo alla volta dell'Africa sud occidentale. Obiettivo: il Naankuse Animal Sanctuary, in Namibia, dove avrei trascorso due settimane come volontaria fra gli animali più sfortunati.
L'arrivo al Naankuse Animal Sanctuary
Dopo un volo di complessive dodici ore, con uno scalo intermedio a Addis Abeba in Etiopia, arrivo finalmente nel piccolo aeroporto di Windhoek, la capitale della Namibia. Ad aspettare me e gli altri volontari da tutto il mondo c'è un pulmino inviato dal "santuario" che, dopo quaranta minuti di una polverosa strada sterrata, ci porta a destinazione.
Il Naankuse Animal Sanctuary è un grande parco dedicato alla conservazione e protezione degli animali locali, ma anche una fondazione che tutela i paesaggi, la cultura autoctona e la vita della popolazione locale. A fare da cornice al santuario è la riserva, dove elefanti, rinoceronti, zebre e giraffe vivono indisturbati. A questo proposito è importante sottolineare come in Africa tutte le riserve e i parchi nazionali siano completamente recintati e pattugliati dai ranger per prevenire il bracconaggio.
All'interno del parco si trova il santuario vero e proprio, dove lavora una moltitudine di persone: veterinari, addetti alle pulizie, all'accoglienza e alla lavanderia, ricercatori, ranger, cuoche e maestre. Sì, perché la Naankuse Foundation comprende anche un ospedale, che cura gratuitamente gli indigeni, e una scuola primaria. Si tratta quindi di una vera e propria comunità , che vive in un villaggio autosufficiente e che può contare su alcuni finanziatori privati molto noti ed abbienti, come Shiloh Jolie-Pitt, originario della Namibia e figlio adottivo della celeberrima coppia di attori americani.
Le storie degli animali in cura nel santuario
Nel santuario vivono numerosi animali, accuditi premurosamente dal personale. Ognuno di loro è lì per un motivo diverso, ma tutti sono accomunati da una vita sfortunata. I tre fratelli ghepardi sono stati trovati soli, ancora cuccioli, perché la mamma era stata uccisa da un bracconiere. Lo sciacallo è stato salvato, in seguito ad un sequestro, da un destino di cattività nella casa di un miliardario. Un altro ghepardo è nato con tre zampe, a causa di una malformazione genetica. L'avvoltoio h a avuto un incidente e non può volare, un gufo è senza il becco e un altro è senza un occhio, la iena e il cane del deserto, orfani, sono stati salvati dalla stessa sorte cui erano destinati i tre ghepardi di cui sopra. Sono tutti animali che si sono abituati a vivere in un contesto protetto, in cui viene procurato loro il cibo e che dunque non possono essere rilasciati in natura. La loro qualità di vita, tuttavia, è molto buona anche perché hanno a disposizione dei grandissimi recinti, di almeno dieci chilometri quadrati ciascuno, entro i quali possono muoversi come in stato di libertà .
Il lavoro dei volontari
Le attività lavorative sono molto ben organizzate e diversificate, a seconda delle giornate. Personalmente, nel corso di due settimane, ho svolto tutte le attività , a rotazione. Tra i compiti assegnati ai volontari c'è innanzitutto la pulizia delle aree dove vivono gli animali, la manutenzione degli stagni dove si abbeverano e la preparazione delle razioni di cibo. Durante queste attività , chiamate "carnivore feeding", "carnivore cleaning", "raptors feeding", non capita mai di incontrare gli animali, che si tengono al largo e non si fanno vedere.
Alcuni fra essi sono in "stallo temporaneo" presso il reparto sanitario, in attesa di un rilascio graduale in natura, come una coppia di leoni e un leopardo. Si tratta di animali che arrivano da altri parchi africani e che rimangono nella struttura per lo stretto tempo necessario allo svolgimento di accertamenti clinici, necessari per scongiurare possibili infezioni da virus.
In nessun caso i volontari possono toccare un animale, neppure per accarezzarlo, e solo se si è fortunati li si possono vedere in lontananza. Questo conferisce all'esperienza del volontariato una carattere di autenticità e la distingue dal turismo, proprio perché in natura non esistono animali selvaggi che si facciano accarezzare volentieri dall'uomo, una circostanza che può accadere solo quando vengono sedati per calmarli o curarli.
Gli unici animali con i quali ci è stato concesso di interagire erano delle simpaticissime scimmiette durante l'attività di "baboon walk", "baboon babysitting" e "baboon cleaning". Durante queste attività dovevamo pulire le aree delle scimmie, tenerle occupate come si fa con i bambini e portarle a spasso. Queste scimmie da cucciole sono estremamente dolci e necessitano di costanti attenzioni. Una volta cresciute, vengono gradualmente rilasciate in natura. Trattandosi di animali molto territoriali, non è inconsueto che il personale del parco porti loro il cibo "a domicilio" spostandosi con le jeep d'ordinanza.
Le attività con i ricercatori e i rangers
Oltre alle operazioni di manutenzione e preparazione alimenti, al Naankuse è offerta l'opportunità di collaborare con il team di ricercatori e con i rangers.
Con i ricercatori si va - solitamente di mattina - a cercare gli elefanti nella riserva, individuandoli tramite microchip, e a recuperare le macchine fotografiche utilizzate come foto trappole. Al pomeriggio si catalogano le foto e si trascrivono i vari movimenti degli animali. Un'altra interessante mansione è accompagnare di notte i ricercatori nella ricerca dei rinoceronti che, a differenza degli elefanti, non sono dotati di microchip perché potrebbero essere tracciati dai bracconieri. Per questo è estremamente importante che ogni notte si esca per contarli, per monitorare l'integrità del branco che ad oggi è costituito da ben quattordici individui.
Durante tutto il soggiorno in Namibia non ci è stato concesso di pubblicare foto dei rinoceronti sui social e abbiamo dovuto disinstallare la funzione di localizzazione della posizione dai nostri cellulari, per evitare l'individuazione da parte di malintenzionati.
Tra le esperienze più impressionanti c'è stata indubbiamente la rimozione del corno di un rinoceronte da parte dell'équipe veterinaria, necessaria in seguito ad una brutta infezione che l'animale aveva contratto in un episodio di bracconaggio.
Le attività di volontariato con i rangers prevedono invece l'aiuto nell'addestramento dei cani anti bracconaggio, facendo fare loro percorsi di agility, nascondendo proiettili per poi farglieli trovare, oppure pattugliando insieme a piedi la riserva per riscontrare eventuali anomalie.
Naturalmente non mancano momenti di relax. Il santuario ha due piccole piscine dove è possibile prendere il sole in pausa pranzo e una palestra per allenarsi tutti insieme, volontari e lavoratori. Si lavora mattino e pomeriggio, da lunedì a venerdì, ma nel weekend si può scegliere se andare in città , rilassarsi al sole, o aiutare nelle attività base (come la preparazione dei pasti per gli animali).
Il sabato sera solitamente viene organizzata una grande grigliata: si mette la musica, ci si siede tutti insieme intorno al falò e si ammira lo splendido cielo stellato dell'Africa!
Tra le attività c'è anche l'aiuto delle maestre nel loro lavoro quotidiano presso la scuola primaria: dalla correzione dei compiti (in inglese), all'organizzazione di giochi per intrattenere i bambini durante la ricreazione, alla preparazione e somministrazione dei pasti.
L'alloggiamento fra comfort e... qualche inconveniente
In cambio del suo lavoro, al volontario viene offerto vitto e alloggio. Le cuoche cercano di soddisfare le più svariate esigenze alimentari (personalmente sono vegetariana e mi sono sempre trovata benissimo). La sistemazione è in una tenda spaziosa, rialzata da terra, dotata di due letti (la si condivide con un'altra inquilina) e un piccolo armadio. Subito fuori, un bagno con doccia e wc privato. Tutto lo stretto necessario, dunque, per vivere abbastanza confortevolmente. Lati negativi? Spesso le docce sono fredde e qualche insetto di troppo entra in stanza, ma quando vivi in Africa per due settimane fa parte del gioco! La notte, ad aprile, dormivamo con due coperte e pigiama pesante: c'è infatti una notevole escursione termica, dai 30 gradi del giorno agli 8-10 gradi della notte. C'è anche da tenere in considerazione che le stagioni in Namibia sono invertite rispetto alle nostre. Aprile segna l'inizio dell'autunno e a giugno-luglio, in pieno inverno, le temperature notturne scendono sotto zero.
Tra animali, bambini, lavoro e grandi soddisfazioni le due settimane sono volate via in un soffio. Sono tornata a casa, con il cuore pieno di emozioni, e mi sento di consigliare quest'esperienza a tutti coloro che amano gli animali e la natura selvaggia. Per quanto mi riguarda ripartirei domani per "la mia Africa"!
Una realtà da100mila ettari
La Fondazione Naankuse si propone di conservare la biodiversità della Namibia, i suoi paesaggi e la cultura locale.
Tutto ha inizio nel 2003, quando la morte di un bambino dell'etnia San, spinge Marlice van Vuuren e il dottor Rudie van Vuuren a fondare la clinica che ancora oggi cura gratuitamente la popolazione locale. Nel 2007 nasce il Naankuse Wildlife Sanctuary, che si dedica alla cura degli animali. Successivamente vengono inaugurate strutture ricettive turistiche, quali il Naankuse Lodge, il Naankuse Bush Camp e il Naankuse Utopia Boutique hotel, e viene avviata un'attività di produzione vinicola, iniziative commerciali che consentono la creazione di posti di lavoro e il reperimento di fondi per realizzare progetti umanitari (da citare la scuola primaria) e di conservazione della biodiversità . L'estensione originaria del parco aumenta con acquisizioni di terreni e donazioni - oggi comprende circa 100,000 ettari di territorio protetto - e l'attività prosegue anche grazie alle donazioni di facoltosi investitori e benefattori.
Per saperne di più:
Sono numerose le organizzazioni che offrono la possibilità di svolgere attività di volontariato con gli animali in Africa.
Oltre alla citata Fondazione Naankuse si segnalano YearOut, Volunteer World e African Conservation Experience.