1a puntata
La storia di Pinina incomincia a fine luglio 2025, quando le segnalazioni di una cucciolata (forse) di lupi si ripetono in una zona tra Pozzolo e Novi Ligure, in provincia di Alessandria. A raccontarcelo è il nostro primo protagonista della storia, Germano Ferrando – per tutti Gerry – guardiaparco delle Aree protette dell'Appennino piemontese.
«L'area di avvistamento si trovava al confine del cantiere TAV (Treno Alta Velocità) tuttora recintato. Un condominio abitato da quattro o cinque famiglie, circondato da campi coltivati. Sono stati gli abitanti della zona ad allertare la polizia provinciale perché avevano visto una femmina con dei cuccioli, ci racconta Gerry. Si tratta di una zona insolita, vicino a una strada statale e piuttosto degradata dal punto di vista ambientale, dove abbondano rifiuti e resti di bracconaggio. E sempre a fine luglio sono cominciati i nostri appostamenti», continua il guardiaparco.
Gerry non è solo in questa impresa: è con lui Francesca Mantero - volontaria del network di monitoraggio della specie Lupo della Provincia di Alessandria - creato nell'ambito del progetto Life WOLF ALPS EU - nonché fotografa e sua compagna di vita. Insieme, faranno numerosi appostamenti per almeno un mese e mezzo, e quello che vivranno sarà un'esperienza memorabile.
Cosa sono le WPIU
Dall'acronimo inglese Wolf Prevention Intervention Units, le WPIU sono le unità di intervento di primo soccorso per la prevenzione degli attacchi da lupo, istituite nell'ambito del progetto Life Wolf Alps.eu. Sul sito del progetto, si legge che «i danni al bestiame sono una delle cause più importanti – se non la principale – del conflitto tra esseri umani e grandi carnivori: per questo motivo la prevenzione è essenziale per la soluzione dei problemi». Se, infatti, da un lato, c'è il ritorno del lupo sulle Alpi, dall'altro esiste la necessità di supportare l'allevamento di bestiame nelle medesime zone: trovare, quindi «un equilibrio accettabile per il comparto zootecnico è fondamentale per la conservazione a lungo termine del lupo».
Le WPIU – che saranno attive in Italia, Francia, Austria e Slovenia – oltre a rispondere al bisogno di assistenza in caso di predazione sul bestiame, intervengono in situazioni particolari come quella di Novi Ligure. Composte da differenti professionalità – guardiaparco, tecnici faunisti, carabinieri forestali, veterinari, volontari formati sul campo – hanno anche il compito di monitorare la specie, raccogliendo e verificando tracce, escrementi... in modo da avere dati sulla presenza e sulle abitudini del predatore.
A oggi, sono state create e formate 21 squadre di supporto alla prevenzione, in Italia e Austria e, in Piemonte, sono distribuite 16 squadre mentre 3 sono in Valle d'Aosta, 1 in Austria e 1 nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Si tratta di oltre 300 operatori formati su tutte le Alpi e l'Appennino ligure-piemontese e l'Ente di gestione delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese è coordinatore delle WPIU istituite nell'Alessandrino e Astigiano.
I primi scatti fotografici
«La prima volta che io sono riuscita a scattare qualche foto, la femmina adulta è uscita dal bosco all'imbrunire ed era molto vicino alla nostra postazione di avvistamento, racconta Francesca. Dopo il primo avvistamento, abbiamo monitorato la zona tutti i giorni, per un mese e mezzo: me ne stavo accucciata a terra per ore, coperta da un telo mimetico da cui fuoriusciva solo l'obiettivo, sfinita dal caldo e dalle zanzare. Ma il giorno in cui abbiamo capito dov'era la tana e sono riuscita a fotografare i cuccioli è stato memorabile: mi tremavano perfino le mani dall'emozione! Sono spuntati da un buco in un campo di grano uno alla volta, come dei 'funghetti': ma quanti erano? Solo dopo un po' abbiamo capito che si trattava di cinque cuccioli. Li abbiamo osservati a lungo, imparando l'orario in cui uscivano allo scoperto e studiando i loro comportamenti. Man mano che però passavano i giorni, era evidente il peggioramento del loro stato di salute: faceva molto caldo, non trovavano acqua a sufficienza, non sapevano cacciare e frequentavano abitualmente un'area adiacente a una strada provinciale. Abbiamo installato delle foto-trappole in zona e, dopo giorni, la mamma è scomparsa dalle riprese. Oltre a essere denutriti, i cuccioli avevano evidenti segni di rogna e i miei scatti, via via, sono diventati più tristi... anche perché il loro destino sembrava segnato», spiega Francesca mentre abbassa il tono di voce. Effettivamente non passerà molto tempo e due dei cinque cuccioli saranno trovati morti, investiti. Mentre di (quasi) tutti gli altri si perderanno le tracce.
I funesti presagi
«Con Francesca abbiamo messo le due foto-trappole in una pozza e in un canale alberato dove si vedevano girare i lupetti - racconta Gerry Ferrando, il guardiparco - perché altrove c'erano spazi molto aperti e difficilmente i lupi sarebbero usciti allo scoperto».
In questa storia hanno avuto un ruolo importante gli abitanti del posto che spesso hanno condiviso le segnalazioni dei cuccioli. «Addirittura qualcuno dirà di aver visto lo stesso branco al di là del Torrente Scrivia! Ma con le segnalazioni bisogna sempre andarci molto cauti.
Di fatto, però, ciò che avevamo personalmente verificato era l'esistenza di un rendez vous (luogo dove i lupi trasferiscono i cuccioli in estate dopo aver lasciato la tana in cui sono nati per imparare le dinamiche di branco ndr) in una zona periurbana», spiega il guardiaparco.
Così si arriva a fine luglio 2025: della femmina adulta non c'è più traccia mentre i cuccioli continueranno a essere avvistati fino a fine settembre. Poco dopo, però, due saranno investiti sulla strada provinciale e di un altro verrà ritrovata la sola carcassa.
Gerry toglie le foto-trappole e si prepara ad altri monitoraggi: l'ipotesi è che siano tutti morti. Tutti, tranne una...
(La storia continua..)