La data del 28 ottobre, scelta per il convegno Storia, gestione, flora e fauna del Bosco svoltosi a Trino, non è una scelta casuale. Ma è riportata nella Carta di libertà o di franchigia concessa dal marchese di Monferrato, Guglielmo VII detto "il Grande", al Comune e agli uomini di Trino. In questo documento si legge: "Inoltre si è stabilito che [...] i boschi rimangano comuni nel Comune di Trino".
All'epoca, la proprietà era concessa indistintamente a tutti gli abitanti, in seguito si restrinse ai discendenti dei primi partecipanti escludendo così i nuovi arrivati: originariamente Comune e Partecipanza erano una sola cosa.
Dante Alighieri cita il marchese Guglielmo VII nella Divina Commedia, collocandolo nel VII Canto del Purgatorio, quello dei principi negligenti, e dedicandogli gli ultimi quattro versi del canto:
Quel che più basso tra costor s'atterra,
guardando in suso, è Guiglielmo marchese,
per cui e Alessandria e la sua guerra
fa pianger Monferrato e Canavese.
Alla fine del XII secolo, per contrastare la potenza raggiunta da Guglielmo VII, i cui domini si erano estesi fino ad occupare Milano, si formarono coalizioni da parte dei Savoia e di Matteo Visconti. Guglielmo chiese rinforzi alla città di Alessandria, ma questa gli si ribellò e, fattolo prigioniero, lo rinchiuse in una gabbia di ferro dove fu tenuto fino alla sua morte, il 6 febbraio 1292. Venne sepolto, dopo alterne vicende, nella chiesa di Santa Maria di Lucedio, e pianto dai trinesi che, proprio dal marchese del Monferrato, avevano ricevuto un bene prezioso come il Bosco.
Da quel 28 ottobre 1275, il paesaggio intorno è cambiato molto ma il Bosco delle Sorti della Partecipanza ha resistito nel tempo grazie anche alle sue regole di gestione, che hanno consentito la conservazione di un vasto ecosistema naturale e di un immenso patrimonio di biodiversità.
La Partecipanza è un antico bene collettivo, una proprietà condivisa, la cui gestione è stata tramandata nei secoli dalle famiglie trinesi: storia e natura sono strettamente connesse all'impegno della comunità territoriale.
Nel 1493 sorsero controversie tra i discendenti degli abitanti originari e i nuovi immigrati: la questione si concluse con la decisione che chiunque abitasse a Trino potesse comprarsi il diritto ad essere socio pagando la somma di 180 fiorini.
Nel 1528 si parlò della successione in favore delle donne che erano escluse dal diritto della sorte e, solo in caso non ci fossero figli maschi, potevano ereditarlo.
Le donne entrano a votare in Partecipanza solo dal 1 luglio 1988, ma, per vedersi riconoscere il diritto generale devono aspettare fino al referendum del 6 luglio 2014.
Nel 1837-1838 venne realizzato il canale di Rive che creò problemi alle superfici forestali vicine: a conclusione di un'accesa diatriba, si arrivò, nel 1860 alla decisione di convertire 15 ettari di bosco a coltura agraria. Nel 1901, i partecipanti decisero di costruire una casa colonica funzionale alla coltivazione dei terreni: la Cascina Guglielmina, dedicata al marchese del Monferrato, fu inaugurata nel 1903.
Nel 1935 il Bosco divenne riserva di caccia. Nel 1990, la Partecipanza aderì alla proposta della Regione Piemonte di divenire un parco scatenando una lotta serrata tra soci cacciatori e soci non cacciatori. Nel 1991, nel Bosco venne istituito, con legge regionale, il Parco naturale del Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino.
Per fare un albero ci vuole un fiore
Con Pier Giorgio Terzuolo, tecnico forestale dell'IPLA, impariamo a capire come funziona l'ecosistema della foresta planiziale di Trino.
Terzuolo ha partecipato, da giovane studente, alla redazione del primo Piano di assestamento forestale nel 1980, giunto oggi, dopo 35 anni, alla terza revisione.
Il bosco assolve a molte funzioni: dalla tutela della biodiversità alla fruizione da parte del pubblico. L'interesse della Regione Piemonte nei confronti del Bosco di Trino è mosso proprio dalla volontà di tutelare questo ambiente naturale, con un occhio alla gestione dei servizi e alla fruizione.
Il Bosco di Trino, con i suoi 586 ettari, è la più grande foresta esistente nella Pianura Padana: la sua terra argillosa, acida e leggermente sopraelevata gli ha permesso di preservarsi dall'essere convertito a risaia.
L'ambiente si presenta come un querco-carpineto con la farnia (in piemontese, rul bianca), il carpino, tagliato a ceduo, e la quercia ad alto fusto per il legname da opera. Si trovano la rovere, il pungitopo, il ciliegio, la robinia, il cerro che oggi rappresenta un caposaldo più resistente delle querce ai cambiamenti climatici, e la betulla che forma ambienti aperti, alleati assai preziosi per la conservazione della biodiversità.
A questi si affiancano 40 ettari di rimboschimenti.
Lo studio della flora è alla base della gestione forestale del bosco.
La flora è ricca e interessante: all'inizio del '900, il botanico Giovanni Negri segnalò nell'area 428 specie: oltre a queste, in buona parte riconfermate a seguito dei monitoraggi floristici a cura dell'Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese, ne sono state trovate, altre in tempi recenti, come, ad esempio, Senecio ovatus, Sedum cepaea, Montia arvensis.
All'interno del bosco, sono presenti specie protette dalla Legge regionale n. 32/1982 o inserite nella Lista Rossa della Flora d'Italia. Tra queste: Chamaeiris graminea, Caltha palustris, Leucojum vernum, Narcissus poeticus, Lythrum hyssopifolia e l'orchidea Platanthera bifolia. Sono presenti inoltre specie non protette ma da considerarsi anch'esse di importanza conservazionistica a causa della loro rarità a livello regionale/nazionale, oltre a specie ormai rarissime in Pianura Padana come Gladiolus imbricatus, la felce Dryoptheris carthusiana, Cardamine matthioli, Hemerocallis lilioasphodelus, Isopyrum thalictroides, Cirsium palustre.
Attualmente, nell'area del nuovo e più esteso Parco Naturale del Bosco della Partecipanza e delle Grange Vercellesi, sono state censite circa 800 specie di piante.
Gli abitanti del bosco
Il paesaggio rurale di Trino comprende la vasta zona delle Grange dell'antica Abbazia di Lucedio: la contiguità tra bosco e risaia ha favorito l'insediamento della garzaia, colonia riproduttiva di ardeidi, in località Montarolo. Monitorata a partire dall'anno 2003 dall'Ente-Parco, è nota fin dagli Anni '30 del secolo scorso.
Diverse sono le specie nidificanti: nitticora (Nycticorax nycticorax) e garzetta (Egretta garzetta) sono le più abbondanti, seguono airone guardabuoi (Bubulcus ibis), sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides), airone cenerino (Ardea cinerea), e altri più rari, con nidificazioni saltuarie, come airone bianco maggiore (Ardea alba), mignattaio (Plegadis falcinellus) e spatola (Platalea leucorodia).
Tra le altre specie di avifauna osservate, si segnala la pittima reale (Limosa limosa), presente in un'area non lontana dal Bosco con l'unico sito riproduttivo a livello nazionale.
Rilevate anche la cicogna bianca (Ciconia ciconia), la cicogna nera (Ciconia nigra) e le gru (Grus grus). Per quest'ultima, da una decina di anni, si è assistito a un ritorno durante la migrazione e lo svernamento: nelle vicinanze del Bosco delle Sorti della Partecipanza le gru trovano importanti aree di alimentazione.
La garzaia è di rilevante interesse conservazionistico, essendo una delle più popolose in Italia.
Si segnalano le specie forestali di rapaci, in particolare, astore (Accipiter gentilis), sparviere (Accipiter nisus) e il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus).
Il picchio nero (Dryocopus martius), presente in tempi storici soltanto in aree montane, ha, in tempi recenti, ricolonizzato la pianura, e, nel Bosco delle Sorti della Partecipanza, è, probabilmente, anche nidificante.
Altra specie forestale è la beccaccia (Scolopax rusticola) che è stata osservata soprattutto durante lo svernamento.
I mammiferi sono ben rappresentati, tra essi una popolazione relativamente isolata di scoiattolo (Sciurus vulgaris), moscardino (Moscardinus avellanarius), tasso (Meles meles), cinghiale (Sus scrofa), capriolo (Capreolus capreolus) e lupo (Canis lupus). Di notevole rilevanza conservazionistica il ritrovamento, nel 2024, dello sciacallo dorato (Canis aureus), una specie in espansione a livello europeo.
Ricca e diversificata la comunità di pipistrelli con almeno 16 specie presenti, tra queste alcune rare come il Barbastello (Barbastella barbastellus) e il rinolofo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum).
Un parziale isolamento ecologico caratterizza questa riserva, che presenta specie completamente isolate dall'areale regionale, come la cavalletta (Nadigella formosanta) e alcune non comuni nel territorio come la vipera (Vipera aspis), il saettone (Zamenis longissimus).
Il bosco ospita numerose altre specie appartenenti all'erpetofauna: tritone crestato (Triturus carnifex), rospo smeraldino (Bufotes balearicus), raganella italiana (Hyla intermedia), rana di Lessona (Pelophylax lessonae-esculentus cpx), biacco (Hierophis viridiflavus), lucertola muraiola (Podarcis muralis) e ramarro (Lacerta bilineata). In aree limitrofe è presente anche la testuggine palustre europea (Emys orbicularis).
Ricca e diversificata la comunità di insetti Carabidi, con almeno 68 specie censite.
Il bosco maturo con ingente presenza di necromassa ospita anche alcune specie di coleotteri saproxilici, ovvero specializzati nel nutrirsi di sostanza organica degradata.
Delle 11 specie saproxiliche ritrovate, 10 sono incluse nella lista rossa dei coleotteri saproxilici italiani: tra questi, in particolare, Elater ferrugineus è ritenuto "vulnerabile" a livello nazionale.
Nel bosco è presente anche la specie, di interesse comunitario, Lucanus cervus, il cervo volante, il più grande coleottero europeo.
Un'indagine specifica sui Ditteri Sirfidi ha rilevato la presenza di 67 specie, 6 delle quali registrate per la prima volta in Piemonte, due minacciate in Europa e 19 in decremento a livello europeo.
La comunità dei Lepidotteri del bosco è particolarmente ricca essendo costituita da più di 270 specie tra farfalle diurne e falene. La maggior parte delle specie sono rappresentate da falene legate all'ambiente forestale.
Sono segnalate circa 40 specie di farfalle diurne che, per lo più, vivono e si riproducono in ambienti aperti e quindi si possono incontrare soprattutto nelle radure e nelle aree di margine del bosco. Tra di esse di elevato interesse conservazionistico è la presenza della Licena delle paludi (Lycaena dispar), farfalla tutelata a livello europeo e per questo inserita all'interno della Direttiva Habitat. Significativa anche la presenza del Satiro del Leccio (Satyrium ilicis), licenide con popolazioni localizzate che nel bosco può completare il suo ciclo vitale grazie alle varie specie di Quercia che dominano la foresta.
La Partecipanza oggi
La Partecipanza è un'area di interesse paesaggistico nazionale ai sensi del D.M. Beni Culturali (1985). Nel 2006 è iniziata l'avventura della certificazione forestale responsabile FSC. I principi che per secoli hanno guidato la gestione del Bosco e poi i Piani di assestamento forestale sono equivalenti ai tre pilastri su cui si basa FSC: ambientale, sociale ed economica, i tre aspetti che intervengono nella gestione responsabile del bosco.
Nel 2021, si è aggiunto l'inserimento nel catalogo delle foreste dimostrative Pro Silva Italia per gli impatti positivi della gestione forestale sui servizi ecosistemici di stoccaggio del carbonio e conservazione della biodiversità.
Dal 2023 è iscritta al Catalogo Nazionale dei Paesaggi Agrari, è riconosciuta come Bosco da seme per la raccolta da 11 specie arboree e arbustive, e, infine, è Custode delle orchidee selvatiche.
È in fase di approvazione dalla Regione Piemonte il nuovo Piano di assestamento forestale che comprende la Partecipanza e la rete ecologica connessa: comprende le norme cogenti all'interno del bosco e una serie di indirizzi per la rete ecologica in connessione con le Aree protette del Po piemontese.
La gestione pianificata consente di avere una fotografia ogni quindici anni, la durata del piano, di ciò che c'è in quel posto e la possibilità di verificarne le trasformazioni.
Qualche numero sulla Partecipanza: al 28 ottobre 2025 i soci partecipanti sono 756, di cui 510 uomini e 246 donne. Di questi 326 sono i soci che risiedono a Trino, mentre i "foresi" (residenti fuori Trino) sono 430, di questi 8 risiedono all'estero (Stati Uniti d'America, Francia, Inghilterra, Grecia, Germania e Ucraina).
La biomassa attuale del bosco è di 157 mc/ha e si contano circa 220.000 alberi. Per avere un'idea della scala di grandezza: l'abitato di Trino conta 1300 piante, una città come Torino ha 60.000 piante e nel mondo, nel 2015, sono state stimati 3000 miliardi di alberi. La Partecipanza fa la sua parte.
Il bosco e i cambiamenti climatici
Sono in corso studi condotti dal Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell'Università di Torino sul deperimento degli alberi che porta agli schianti, sempre più frequenti.
Il deperimento per la quercia è iniziato 250 anni fa in Europa e si è evidenziato in Italia negli anni '80. Nel Nord Italia, questo problema, a discapito soprattutto della farnia, si manifesta con chiome non dense, con conseguente riduzione della fotosintesi, dello stoccaggio del carbonio e dei servizi che la pianta svolge. Le cause sono da ricercarsi nelle alterazioni del clima come eventi meteorici estremi ma anche siccità, o disturbi dell'apparato radicale in funzione del livello della falda, ma anche da defogliazione da insetti o patogeni.
Su cinque farnie all'interno del Bosco della Partecipanza, i ricercatori hanno posizionato il treetalker, uno strumento dotato di sensori per misurare a scala oraria l'accrescimento delle piante e la fotosinstesi, oltre ad altri parametri fisici della pianta. Questo permette di monitorare lo sviluppo delle piante nel tempo.
Un altro progetto portato avanti dall'Università riguarda la risorsa genetica di questo bosco per comprendere quale è la risposta delle piante al cambiamento climatico, per capire se ci sono specie che hanno marcatori genetici più resistenti ai cambiamenti in atto e alla siccità.
Uno sguardo nel futuro
La Partecipanza dei Boschi è nata con uno spirito ambientalista ante litteram: chi la guida non solo si chiama primo conservatore, ma ha il compito di preservare il territorio e di valorizzarlo.
Nel 2025, la sfida è fare conoscere questa realtà, modello per progetti forestali, raccontandola ai turisti e ai giovani, per non perdere una tradizione importante.
Dopo 750 anni, è necessaria una riflessione perché, come tutte le situazioni, anche la Partecipanza deve rimodularsi per essere flessibile alle nuove richieste.
La Partecipanza rientra nel circuito dell'Ecomuseo delle Terre d'Acqua, istituito nel 1999 e oggi rafforzato dal circuito Borghi delle vie d'acqua: 56 Comuni della Provincia di Vercelli racchiusi tra i fiumi Dora Baltea, Sesia e Po.
Secondo Hugues de Varine, l'ecomuseo è un'istituzione che studia, gestisce ed esplora il patrimonio globale di una comunità, sia esso naturale o culturale, attraverso la collaborazione attiva della popolazione. Si tratta di un progetto partecipativo per la tutela, la valorizzazione e lo sviluppo sostenibile di un territorio, che mira a creare un "legame" tra le generazioni passate, presenti e future. Quindi, quali saranno le sorti future del Bosco della Partecipanza?