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Acquerelli e verde urbano

L'importanza del verde urbano tra dibattiti e necessità di arrivare all'opinione pubblica. Ne abbiamo parlato con Irene Penazzi, illustratrice di L'uomo con il cappotto verde, specializzata in disegno naturalistico e Giorgio Pelassa, funzionario della Regione Piemonte. 

  • Martina Tartaglia
  • Maggio 2025
Martedì, 8 Luglio 2025
Illustrazione di Irene Penazzi. Tratta da "L'uomo con il cappotto verde". Illustrazione di Irene Penazzi. Tratta da "L'uomo con il cappotto verde".

Camminare, osservare, disegnare

"Camminare, osservare, disegnare sono tre verbi che nella mia esperienza sono collegati in maniera forte e... verde", afferma Irene Penazzi, illustratrice specializzata in disegni naturalistici per l'infanzia, come quelli che possiamo ammirare in L'uomo con il cappotto verde.

All'autrice piace osservare gli alberi dalla finestra di casa sua, durante le passeggiate, ma anche sui libri e su internet. È abituata ad ammirarli e non saprebbe quantificare il tempo che dedica alla loro osservazione, "ma sicuramente è tanto", ci confessa. Poi arriva il momento di disegnare e lì, allora, si dedica interamente all'illustrazione: prima realizza lo schizzo a matita, poi definisce tronco e chioma con gli acquerelli, e infine aggiunge i particolari con le matite colorate o i pastelli a cera, osservando attentamente le caratteristiche degli esempi da cui vuole trarre spunto.

Irene è affascinata e attratta dai parchi naturali, dai giardini, dagli orti botanici e da tutto quello che è verde. Ama allenare il suo sguardo e la sua capacità di osservare la natura, ma soprattutto ama insegnare a bambini e adulti a soffermarsi sui dettagli del verde intorno a loro e, per questo, organizza laboratori dedicati che si svolgono spesso proprio nelle aree verdi. Crede fermamente che sia importante conoscere la natura per amarla e rispettarla: "I libri sono uno strumento utile per imparare a dare un nome agli alberi, alle piante, ai fiori e agli animali che vediamo tutti i giorni in giardino, al parco, in città ma che non conosciamo, o della cui presenza nemmeno ci accorgiamo. E per fortuna ci sono libri di tutti i tipi che raccontano e parlano della natura, così che ogni lettore possa trovare quello più adatto a lui".

Comunicare il verde e la sua gestione

Comunicare la natura è fondamentale, tanto più quando riguarda il verde che vediamo tutti i giorni sotto casa, nel tragitto per andare a lavoro, durante le nostre passeggiate. Che cosa succede se, improvvisamente, vengono tagliati gli alberi a cui siamo tanto affezionati e che magari abbiamo passato ore a osservare o disegnare? Facciamo bene ad arrabbiarci?
Dipende, ci spiega Giorgio Pelassa che da tempo si occupa di verde urbano per la Regione Piemonte. Ci sono vari motivi per cui si può tagliare una pianta in città e spesso dipendono da scelte sbagliate del passato: introduzioni di specie invasive o non adatte al clima del luogo, capitozzature e potature violente e spazi troppo esigui per la crescita della pianta, sono solo alcuni dei principali. Il problema, innanzitutto - ci dice Pelassa - sono quelle città figlie degli Anni '60-'70-'80 che sono nate con altre priorità e che hanno sacrificato il verde e lo spazio a esso dedicato.
Le strade sono strette, i parcheggi pochi e le macchine tante: tutte condizioni che indeboliscono le piante in città. E così capita di sentire, come scritto in L'uomo con il cappotto verde, che qualcuno dica "gli alberi sono belli, però non servono a niente. I parcheggi sono brutti, ma servono a qualcosa". Ma siamo sicuri che sia davvero così? Le piante sono strumenti tecnologici potentissimi, in grado di compiere molteplici funzioni fondamentali, di cui ne citiamo solo alcune: assorbire CO2, abbassare la temperatura, ridurre l'inquinamento, creare ombra e rifugi per animali. E poi, c'è la funzione sociale. Giorgio Pelassa ci tiene a sottolineare che il verde in città ha un ruolo fondamentale anche per la società, come punto di ritrovo, posto dinamico e di condivisione, luogo sicuro per gli anziani quando il caldo torrido incontra l'asfalto delle città. E poi, come dice anche Irene Penazzi, il verde permette di ritrovare quella serenità che è spesso difficile trovare tra muri di cemento. 

Ma è giusto arrabbiarci?

Potremmo dire di sì: è giusto farlo, non tanto per la pianta tagliata  - se fatto per il suo bene - quanto per la mancata comunicazione dell'operazione. Pelassa ci spiega che, spesso, la scelta migliore per la pianta è proprio il diradamento, come avviene per esempio nei lunghi viali di tigli che siamo abituati a vedere. Questi alberi, per quanto colossali e di straordinaria bellezza, hanno troppo poco spazio per crescere e l'unico modo per garantire loro una vita longeva è procedere a tagliarne alcuni esemplari. Così avviene anche per quelle specie invasive che minacciano la nostra biodiversità e per gli alberi a rischio caduta. Tutte queste operazioni, tuttavia, andrebbero comunicate alla popolazione nell'ottica di un verde pubblico che riguarda tutti. Inoltre, ci sarebbe bisogno di più formazione: "Formazione nelle scuole, per insegnare a bambini e ragazzi che non tutte le piante sono adatte al nostro ambiente; formazione agli operatori, per evitare che le piante vengano potate in modo violento e ingiustificato, come spesso accade; infine, formazione ai Comuni perché imparino a comunicare in modo efficace alla popolazione le operazioni di gestione del verde urbano, afferma il funzionario. In tal senso, la Regione Piemonte ha attivo il progetto Urban Forestry che mira proprio a sensibilizzare i Comuni sullo sviluppo del verde urbano, con incontri di formazione e una guida agli alberi in città".

Come ricorda Pelassa, il verde urbano deve incontrare il concetto di sostenibilità inteso in senso ampio: è necessario tanto verde sì, ma deve essere un verde sostenibile anche per la società, in termini di accessibilità, fruizione e comunicazione. 

 

 

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