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Vermicelli all'orientale

Quella che segue non sarà una ricetta con gli ottimi spaghetti di riso bensì la storia di un'altra, ennesima, specie esotica invasiva: i vermi di terra asiatici - di cui forse non avete mai sentito parlare. Rimediamo subito, ma prima, un piccolo ripasso sui vermi di terra.

 

  • Serena Fornò e Daniele Pesce
  • Dicembre 2025
  • Mercoledì, 21 Gennaio 2026
Verme salterino (Amynthas sp.)  foto di John Abrams Verme salterino (Amynthas sp.) foto di John Abrams

Qualche nozione sui vermi

"Vermi di terra" è un termine più preciso di "lombrico": infatti, anche solo in Italia, possiamo trovare molti generi di questi anellidi; oltre a Lumbricus ci sono Octolasion, Allobophora e molti altri, ognuno con habitat e caratteristiche proprie. In genere, tra i vermi di terra, si distinguono tre gruppi funzionali: gli epigei, che vivono negli strati superficiali del terreno (dal greco: "che stanno sopra la terra" come Lumbricus rubellus), gli anecici, che vivono negli strati profondi del suolo migrando in superficie solo per nutrirsi (dal greco:"che salgono", come Lumbricus terrestris) e gli endogei, "che stanno sotto terra", come Aporrectodea caliginosa). Tutti rappresentano uno degli organismi più importanti dei nostri ecosistemi soprattutto per il ruolo cruciale nel processo di decomposizione della materia organica e nella formazione di humus. Se ciò non bastasse, è stato ultimamente scoperto, che alcune specie di vermi digeriscono anche gli inquinanti organici come le microplastiche, i fenoli ed altre sostanze, trasformandole in composti innocui o addirittura nutrienti. Addirittura, per quanto riguarda i metalli presenti nel suolo, si è visto che alcuni vermi possono accumulare nel loro corpo questi metalli, assorbendoli dal terreno, consentendo quindi di bonificare i suoli inquinati semplicemente catturando e smaltendo solo i vermi.

Distribuzione, diffusione e ruolo

Studi sulla distribuzione preistorica dei vermi di terra, hanno dimostrato che essi si trovavano praticamente in ogni parte del mondo, ad eccezione di alcune zone estreme come le terre polari e i deserti. Incredibilmente pare che mancassero anche in gran parte dell'America del Nord, zona non certo estrema. La causa pare sia stata l'ultima glaciazione. Dal suo termine, la vegetazione ha ricolonizzato i suoli lasciando indietro i vermi che non hanno trovato un efficace mezzo di trasporto per stare "al passo" con il ritiro dei ghiacci (si parla di una decina di metri all'anno). In Europa, pur avendo subito al pari le glaciazioni, i vermi sono invece onnipresenti. Anche allora, come oggi, la causa primaria di dispersione delle specie, in questo caso dei vermi di terra, su medio-lunga distanza potrebbe essere stato l'essere umano: molto probabilmente i vermi hanno viaggiato come clandestini nelle sacche di semi dell'uomo neolitico, il primo agricoltore. Ed è così che i suoli europei si presentano oggi come ecosistemi molto dinamici, dove i vermi rimescolano continuamente i materiali organici e minerali, creando una struttura del suolo altamente fertile. Al contrario, l'assenza dell'azione degli anellidi sui suoli nordamericani,  fa in modo che questi suoli siano costituiti da spessi strati di lettiera e, appena al di sotto di questa, siano acidi. Questa caratteristica, tuttavia, sebbene diversifichi meno i terreni dal punto di vista della struttura, risulta favorevole dal punto di vista forestale: gli strati umidi e ricchi di invertebrati, creano infatti un ambiente favorevole all'attecchimento delle plantule.

Più recente è invece la dispersione dei vermi di terra nel continente americano. Con l'arrivo degli immigrati europei in Nord America, anche i vermi furono introdotti, causando un mix di vantaggi e svantaggi per le foreste locali. Sebbene, infatti, la presenza dei vermi apportasse benefici alla fertilità del suolo ed alla sua struttura, la loro presenza ha anche generato problematiche per le specie vegetali native, spesso riducendo la biodiversità. Anche dal punto di vista strutturale i suoli sono cambiati: in pochi anni gli orizzonti organici, cioè i primi 10-15 cm al di sotto della lettiera, prima ben divisi e distinguibili al tatto e alla vista, si sono trasformati in qualcosa di omogeneo ricoperto da uno spesso strato di foglie secche.

I vermi asiatici

Ma si sa! La Natura non sta mai ferma...e neanche l'essere umano a quanto pare!

E ultimamente, pare che stia scomparendo anche lo strato di lettiera e ciò sarebbe imputabile al relativamente recente "sbarco" dei vermi di terra asiatici (Amynthas spp), noti come "vermi serpente" o "vermi salterini", nome indicativo dei loro movimenti rapidi e frenetici quando minacciati. Questi vermi esotici invasivi, ormai diffusi ed abbondanti in tutto il mondo, tranne che in Europa, dove risultano al momento solo osservazioni sporadiche, causano non poche problematiche, poiché competono con le specie locali e sono pessimi anche per l'agricoltura e per i boschi. Vediamo perché.

A differenza dei lombrichi autoctoni, i vermi asiatici vivono in superficie e si nutrono direttamente della lettiera, quindi non producono humus. Le loro feci sono prive della componente minerale fondamentale e, una volta secche, diventano un materiale facilmente asportabile dal vento e dalla pioggia. Inoltre, i vermi asiatici, non creando gallerie che permettono all'aria e all'acqua di penetrare in profondità nel suolo, causano la diminuzione della porosità e della salute generale del terreno. Di fatto, la loro attività contribuisce a un ulteriore degrado dei suoli, con effetti a lungo termine, appunto, sulla biodiversità. Queste dinamiche continueranno finché l'habitat non troverà un nuovo equilibrio: infatti, nei boschi giapponesi, i vermi asiatici (anche lì importati, molti millenni fa) costituiscono attualmente solo una componente minore e non rappresentano alcuna minaccia.

La brutta notizia è che i vermi asiatici stanno iniziando a fare la loro comparsa in Europa ed anche in questo caso non si tratta di una introduzione volontaria. Le vie di diffusione, come si suol dire, sono infinite! Ad esempio, una segnalazione recente su iNaturalist documenta la loro presenza a Santiago di Compostela. Come si è detto, spesso la dispersione di specie avviene a seguito di spostamenti ed attività antropiche. Pertanto, anche attività apparentemente innocue come una passeggiata nella natura, possono veicolare a nostra insaputa organismi indesiderati. Pellegrini ed escursionisti sono avvisati: sarebbe fondamentale rimuovere ad ogni tappa il fango dalle suole degli scarponi così da prevenire ulteriori trasporti involontari di questi e altri organismi, come funghi e batteri patogeni.

Ma ci sono anche buone notizie! A differenza dei longevi vermi nostrani, quelli asiatici vivono solo un anno trascorrendo gli inverni sotto forma di uova. Inoltre, se disturbati, oltre ad agitarsi molto, tendono ad affiorare rendendosi visibili e quindi catturabili. Ci sono buone speranze quindi, che innaffiando il vostro orto con un composto irritante e rigorosamente ecologico, come un'emulsione di polvere di senape, possiate catturare tutti i vermi annientandone un'intera (e l'unica) generazione.

Se poi doveste trovare disgustoso questo lavoro (i vermi vanno rimossi e non regalati ad un pescatore!!) potreste sempre introdurre nei vostri giardini il migliore amico dell'orticoltore, Mr.Toad, o rospo nostrano, che probabilmente non vede l'ora di assaggiare il nuovo menù all'orientale.

I vermi piatti

Ma il menù potrebbe essere anche più sfizioso, ci sono infatti, e già ben diffusi, anche altri invasori nel suolo. Si tratta dei vermi piatti, predatori di molluschi e, appunto, di altri vermi. Per distinguerli bisogna guardare il corpo: diviso in segmenti per lombrichi e affini, liscio con striature longitudinali per gli altri. A volte è presente una testa appiattita che ricorda – fatte le debite proporzioni ! - lo squalo martello."

E' recente l'inserimento, nelle liste delle specie di rilevanza unionale, di alcuni di questi vermi piatti, ritenuti specie esotiche invasive, molti dei quali risultano presenti in alcuni paesi d'Europa, tra cui anche l'Italia. Si tratta del Verme piatto della Nuova Zelanda (Arthurdendyus triangulatus); il Verme piatto Nungara (Obama Nungara) originario del Sud America; il Verme piatto della Nuova Guinea (Platydemus manokwari) ed il Verme piatto martello (Bipalium kewense) originario dell'Australia.

Ma come mai questi "vermicelli", in molti casi rinvenuti solo saltuariamente ed in alcune aree ristrette, sono stati inseriti in una lista di "attenzione" valida per tutta l'Unione Europea? La documentazione della Valutazione del Rischio (Risk assessment) delle singole specie, reperibile sul sito "specie invasive" di ISPRA parla chiaro: ai fini della diffusione di queste specie esotiche invasive il fattore cambiamento climatico è un fattore dirimente. Il clima, infatti, risulta il fattore limitante per la sopravvivenza e la riproduzione di queste specie, il cui arrivo è considerato probabile a causa delle attività antropiche collegate al trasporto e commercio di materiali contenenti individui o uova.

Ricordiamo sempre, tuttavia, che sebbene l'aspetto non li renda animali "pucciosi" e nonostante siano considerati invasivi nel nostro paese, sia i vermi asiatici che quelli piatti, ricoprono un ruolo in equilibrio con il loro ambiente di origine e, come poeticamente suggerito da Fabrizio Caramagna "Il verme traccia continuamente sulla terra il segno enigmatico di un alfabeto sconosciuto", sta a noi rispettarne gli spazi e comprenderne il posto nel grande disegno di Madre Natura.