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Gnomi, fantocci, funghi e fate: ecco a voi i Ciciu del Villar

Continuano gli "INcontri RISERVAti" delle Aree Protette Alpi Marittime e questo fine settimana si va alla scoperta dei Ciciu del Villar e dei prodotti di eccellenza del territorio

Sul tema, proponiamo dal nostro archivio, l'articolo 'Ciciu, fate, omeni, demoiselle...' da Piemonte Parchi n. 141

  • Fabio Giannetti
  • Dicembre 2004
Mercoledì, 22 Febbraio 2017
Gnomi, fantocci, funghi e fate: ecco a voi i Ciciu del Villar

A Villar San Costanzo, in Provincia di Cuneo, li chiamano "ciciu", parola che in dialetto locale significa fantocci, pupazzi. La fantasia popolare, d'altronde, è fervida tanto quella della natura e spesso ne accompagna le manifestazioni arricchendole con storie e leggende. Così è accaduto anche per i "Ciciu d'l Villar", o "ciciu 'd pera", legionari romani pietrificati da Dio mentre inseguivano Costanzo, "collega" convertitosi al cristianesimo e, per tale ragione, fuggitivo sulla montagna che ne avrebbe preso il nome. Questo per la leggenda.

Per la scienza, i Ciciu di Villar San Costanzo sono particolari formazioni geologiche costituite da un grande cappello di roccia sostenuto da un pilastro di terra sabbiosa rossastra. La loro origine si può considerare un effetto "collaterale" di un importante fenomeno geologico verificatosi in Piemonte a un certo punto dell'era Quaternaria che ha profondamente influenzato l'evoluzione di tutto il reticolo idrografico.
Si tratta dello spostamento del punto di incontro tra i due maggiori fiumi piemontesi, Po e Tanaro, che si univano originariamente nei pressi di Carignano e, in seguito alla diversione per cattura del Tanaro verso le colline del Monferrato, vengono a incontrarsi molto più a valle nell'Alessandrino. In conseguenza di questo evento, combinato a movimenti profondi cosiddetti "tettonici" di sollevamento e abbassamento di alcuni settori della pianura, molti altri fiumi hanno cambiato percorso.

Tra questi il Maira, costretto a disegnare un lungo arco per confluire nel Po e protagonista da allora di una notevole fase erosiva. Basti osservare a questo proposito come il fiume si trovi a essere attualmente molto incassato nel suo primo tratto dopo lo sbocco in pianura. Il Maira si portò dietro i suoi affluenti più prossimi tra cui il piccolo Rio Faussimagna che confluisce dalla sinistra idrografica nei pressi di Villar San Costanzo. Prima che il Maira avviasse la sua fase erosiva, il Rio Faussimagna aveva costruito nel tempo un conoide alluvionale trasportando a valle sedimenti fini rossastri e accumulandoli progressivamente nella fascia alla base del pendio.

Intervallati ai sedimenti alluvionali, si erano deposti grossi blocchi di roccia gneissica, provenienti da crolli delle pareti rocciose del Monte San Bernardo in seguito a probabili fenomeni sismici.
In seguito al fenomeno di cattura del Tanaro l'evoluzione geologica dell'area, caratterizzata fino ad allora da processi lenti e progressivi, segna a un certo punto un'inversione di tendenza: dalla sedimentazione si passa all'erosione attiva da parte delle acque superficiali che ruscellando porta all'emersione dei blocchi di gneiss. Nell'ambito di questa ripresa generalizzata dei fenomeni erosivi nel bacino del Maira si colloca la nascita dei ciciu.

La loro forma singolare si deve alla protezione dall'effetto diretto della pioggia e alla maggior compattezza dei sedimenti al di sotto dei grandi cappelli di gneiss, fattori in grado di preservare dall'erosione il "gambo" su cui poggiano i blocchi.
I Ciciu di Villar San Costanzo sono un evento geologico pressoché unico in Piemonte e, per tale ragione, l'area è tutelata da una riserva naturale speciale. I pupazzi di terra e roccia situati allo sbocco della Valle Maira hanno però molti fratelli sparsi in tutto il mondo con i quali condividono il meccanismo genetico e la forma singolare.
Fenomeni analoghi si riscontrano infatti in diverse località, sia in Italia che all'estero e, come nel caso dei ciciu, per ognuno la fantasia popolare ha coniato vari termini ispirati dalla forma che assumono.

A Segonzano in Trentino ci sono gli "Omeni", appellativo che allude a buffi uomini con il cappello. In Francia, nelle Alpi del Sud, nel Parco regionale del Queyras, si trovano eleganti "Demoiselle coiffée". In Grecia, nella Tessaglia, tra le montagne del Pindo e degli Hassia si incontrano le spettacolari Meteore. In Turchia, nella Cappadocia, si trovano invece gli straordinari "Camini delle fate". Ricca di fenomeni similari è anche la Spagna. In Castiglia, ad esempio, il Massiccio della Serranìa de Cuenca ospita le notissime erosioni calcaree della Ciudad Encantada; infine in Aragona si trovano le caratteristiche pareti di arenaria dei "Mallos da Riglos".

Tutte singolarità geologiche, che hanno come denominatore comune l'erosione. Per quanto riguarda l'area alpina, in Trentino si trovano depositi morenici che i ghiacciai dell'Alvisio abbandonarono nella Valle del Rio Regnana nel periodo Quaternario. Il materiale è quindi costituito da una miscela di depositi finissimi con ciottoli e grandi massi la cui formazione si deve alla disgregazione delle creste e dei fianchi della montagna, sotto l'azione del ghiacciaio. Nel corso dei millenni, l'attività erosiva dell'acqua ha dato origine alla formazione di piramidi simili a quelle cuneesi ma caratterizzate da un colore più chiaro, dovuto al tipico tono grigiastro della matrice morenica.

Del tutto analoghe a quelle trentine sono le piramidi di erosione di Saint Nicolas in Valle d'Aosta e quelle che si possono ammirare sull'altipiano di Cislano, presso il Lago d'Iseo.
Un caso molto particolare è quello delle spettacolari piramidi d'erosione dei citati "Camini delle fate", nella Valle di Goreme in Cappadocia (Turchia). Qui la storia geologica racconta di imponenti eruzioni vulcaniche con fasi diverse in cui si alternavano colate basaltiche, capaci di cristallizzare rocce molto resistenti, e deposizione di tufi, conseguenza di una attività prevalentemente esplosiva con accumulo al suolo di ceneri e lapilli. L'erosione successiva ha agito in maniera differenziale sui depositi teneri tufacei e sulle rocce basaltiche, isolando progressivamente questi camini fatati dove placche di basalto scure particolarmente resistenti coprono le colonne di tufo biancastre.

Ovunque si trovino queste formazioni geologiche sono comunque destinate a sfaldarsi con il tempo. Il processo erosivo non è infatti mai del tutto fermato dal cappello di roccia e continua lentamente ma inesorabilmente a portar via particelle terrose del pilastro sottostante. Prima o poi, venendo a mancare il sostegno, il blocco soprastante crolla e la magia delle piramidi di erosione si dissolve rapidamente. Conviene quindi ammirare queste meraviglie della natura prima che il tempo si porti via del tutto quelle attualmente osservabili e in particolare quelle plasmate in Piemonte dal Rio Faussimagna.
È bene ricordare comunque che il tempo geologico non è riferibile ai parametri umani e, secondo un principio da sempre caro ai geologi, i fenomeni che si sono verificati in passato continueranno a ripetersi nel futuro.

Non c'è da preoccuparsi: nuovi gnomi, fantocci, funghi e fate continueranno a rinascere in giro per il mondo ovunque si ripetano particolari condizioni, non necessariamente vicino a casa nostra nel prossimo milione di anni.

 

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