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Il miracolo dell'altra acqua

Non è solo essenziale per il paesaggio e per l'estetica: l'acqua ci trasporta e ci diverte. In tempi di crisi l'Europa (non l'Italia) la riscopre anche come via ecologica di comunicazione e come spettacolare elemento di attrazione turistica

  • Carlo Grande
  • Giugno 2011
  • Giovedì, 2 Giugno 2011

L'anima dell'uomo somiglia all'acqua: viene dal cielo, risale al cielo e ancora alla terra deve tornare, vicenda eterna". L'acqua è intima parte della nostra essenza corporea, e della nostra vita: le parole di Johann Wolfgang Goethe esprimono la sua importanza con precisione e poesia. Ma l'acqua è essenziale anche nel paesaggio e per il nostro senso estetico - siamo acqua, l'acqua ci circonda, - l'acqua ci trasporta e l'acqua ci diverte, ovvero è essenziale come via di comunicazione e come loisir, e in termini di turismo. Le "vie d'acqua" e la navigazione lungo i fiumi ritrovano di questi tempi un appeal economico ed ecologico, rappresentano un'opzione antica ma futuribile allo stesso tempo: nel medioevo, ad esempio, quando le strade romane caddero in disuso e l'insicurezza si impadronì dei "pagus", del territorio, i corsi d'acqua diedero nuovo impulso ai trasporti e agli spostamenti delle persone. Fecero rinascere molte città, non a caso sorte sulle rive dei fiumi. L'antica soluzione delle "idrovie", delle vie fluviali (così come il "cabotaggio", ovvero la navigazione in mare ma a ridosso delle coste, che ha caratteristiche analoghe) rappresenta ormai una risorsa importante per ridurre il trasporto su gomma, purché venga sviluppata convenientemente e non sia considerata una panacea. Chi ha già saputo puntare in questa direzione, in Europa, sono soprattutto i Paesi Nordici: vantano una rete di fiumi navigabili invidiabile, specie lungo il Reno, fiume che accoglie chiatte fino a tremila tonnellate ed è in grado di ospitare navi oceaniche. In Germania, nel Land Nord Reno-Vestfalia, esistono 700 chilometri di idrovie che collegano Colonia, Dortmund, Duisburg e Düsseldorf. Il più grande porto fluviale d'Europa è appunto quello tedesco di Duisburg, alla confluenza tra la Ruhr e il Reno: movimenta quaranta milioni di tonnellate di merci l'anno, soprattutto ferro, carbone, petrolio e acciaio. La Francia non è da meno, specie sulla Mosa, Senna e Rodano, così come la Svezia e la Finlandia, che hanno molti porti sulle rive dei grandi laghi, e i Paesi Bassi. L'Olanda vanta un commercio fluviale molto sviluppato: Rotterdam è un grande porto, così come Anversa in Belgio e Amburgo in Germania. Nei Paesi Bassi una chiatta con 376 containers equivale a sei chilometri di camion tolti dalle autostrade. L'Italia si distingue per inefficienza: mentre l'Europa naviga sempre più sul filo della corrente (il trasporto pesante sulle acque interne è il 42% del totale in Olanda, il 18,5% in Austria, oltre il 15% in Francia, il 14% in Germania, e già si guarda alle immense distese dell'Est), da noi i progetti sembrano nascere già morti. Negli Anni '60 si pensò all'idrovia Padova-Venezia e al trasporto delle merci sul Po, da Porto Marghera verso il Nord Europa, ma anche dalla pianura padana verso l'Adriatico, ma si perse l'occasione: nel 2004 una ricerca di Chiara Semenzato, studentessa della scuola di giornalismo di Urbino, calcolò lo sperpero di denaro pubblico e rivelò che in quarant'anni l'utopia era diventata un buco nero, una grande "incompiuta" italiana. Si costruirono ponti stradali e ferroviari, chiuse per un super-canale che avrebbe dovuto unire Padova a Venezia, poi tutto fu lasciato andare in malora, dopo aver fagocitato quasi 150 milioni di euro del contribuente. Si preferì costruire il passante stradale di Mestre, quando già nel 2004 la tangenziale soffocava con 55 milioni di veicoli all'anno e 170 mila veicoli al giorno. Ora nei quattro chilometri e mezzo realizzati di idrovia (completarla sarebbe costato assai meno) passano solo anitre, cicloturisti e piccole barche private. L'acqua è in grado di suscitare pensieri assai meno deprimenti, legati ad esempio al turismo fluviale, diffuso in Francia e Irlanda lungo favolosi itinerari storici su Loira, Charente, Garonne, sul Rodano e sulla Mosa, e sulle "waterways" come lo Shannon, che sfiora la fiabesca città-monastero di Clonmacnoise, nel cuore dell'isola verde. I fiumi sono luoghi di divertimento e relax da molto prima che gli impressionisti eternassero le meravigliose "merende sull'erba", rese ancora più maliziose dai racconti di Maupassant e Flaubert. La grazia di quel mondo è scomparsa ma tant'è, i giovani amano l'acqua e si ritrovano d'estate a Parigi come a Berlino (e a Torino) lungo sponde di fiumi, piscine e fontane, dove fra trampolini, creme solari e sport acquatici rinnovano il trionfo delle tre "s": sole, sabbia (riportata, naturalmente) e sesso, imperativi delle estati di massa. Ci sono anche acque più "tranquille", agé: l'hotel Gellert a Budapest, Baden Baden, Aix-les-Bains e tante altre città termali (Istambul!), per non parlare - tornando al frisson - alle industrie del "no limits", con le discese in kayak e al rafting. Scendere in canoa l'Ardèche è un'esperienza emozionante e tranquilla: trenta chilometri e più in un parco naturale che offre persino la visita alle pitture rupestri di Chauvet.
Lungo fiumi molto speciali, che hanno cascate spettacolari, arrivano ogni anno migliaia di turisti, come nel caso del Niagara e dell'Iguaçù. È adrenalina anche quella, davanti all'immensità della natura. Tornando alle acque chete non si possono dimenticare le fontane (d'estate è immancabile la foto del "refrigerio" in piazza, che immortala spesso anche opere d'arte come la fontana del Bernini a Roma). Perché l'acqua, di fontane fonti o sorgenti si tratti, come la Sorgue del Petrarca vicino ad Avignone, scorre da sempre fra i poeti e nel mondo dell'arte. Acque tranquille sono i laghi, che dal punto di vista estetico hanno fatto innamorare eserciti di stranieri, viaggiatori, poeti e letterati. John Ruskin diceva che "il paesaggio è il volto amato della patria" e cantava la bellezza dei laghi italiani: "anche sulle marine, nei fiumi e nei laghi madre natura ha fatto intonare alle sirene un canto che è nostro supremo conforto". La bellezza, dice, è anche il Po che avanza nella pianura lombarda. Last but not least, i laghi di montagna, dai più remoti e sacri (in Ladakh, scrivendo un romanzo, ne ho incontrato uno splendido, lo Tso Moriri, meta di una "cavalcata selvaggia" di prigionieri di guerra italiani in India) a quelli più piccoli e nascosti delle Alpi. In Terre alte ho immaginato un viandante che sogna l'acqua ad ogni passo: ""Se soltanto vi fosse un suono d'acqua / non la cicala / e l'erba secca che canta / ma un suono d'acqua su una roccia"". Ancora un poco e riempiremo le borracce, ancora un passo e sazieremo le gole, asciugheremo il sudore, lasceremo la Terra desolata di Eliot. C'è suono d'acqua, laggiù, c'è una fontana, più in alto. C'è un incontro, da fare, un miracolo a cui assistere: sorgente, abbeveratoio, bordo di lago, riva di torrente. C'è un mistero da affrontare, che sgorga imprendibile, multiforme, semplice e complicato come ogni cosa che ci sta intorno. Incontrare l'acqua è un rito, una magia che si realizza e ci trasforma, che segna un prima e un dopo lungo il nostro cammino. Acqua fra le mani, sulla pelle, sul viso. Divina sostanza, energia e anima della montagna, natura in movimento". Ecco l'acqua: avventura, mistero, inquietudine. È la nostra storia, come la barca di Fitzcarraldo che risale la montagna da fiume a fiume, come la zattera di Aguirre, che se ne va in mezzo alla foresta, come Burt Reynolds che alza l'arco e si chiede "Dov'è la legge?!" nel fiume di Un tranquillo weekend di paura. Come lo stagno e le ninfee di Monet, sogno di rosa, azzurri, blu e verdi profondi, diafani. Un piccolo e tiepido stagno simbolico, brodo primordiale da cui nasce la vita.

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