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Bellino riscopre le “terre perdute”

Un gruppo di abitanti e appassionati delle montagne della Val Varaita sta promuovendo la riscoperta delle "terre perdute" - aree interne abbandonate a partire dal Novecento in tutta Italia - che ora, su esempio di questa vallata cuneese, vogliono recuperare le loro identità storico-culturali e proporsi come nuova frontiera per costruire il futuro.

  • Alessandro Paolini
  • Maggio 2021
  • Lunedì, 31 Maggio 2021
Foto di E. Negrini Foto di E. Negrini

Creatori di contenuti multimediali, fotogiornalisti e reportagisti, scrittori e abitatori della montagna, guide alpine e naturalistico-ambientali, artigiani e pastori, studiosi e ristoratori, esperti di turismo e narratori di viaggio. Cos'hanno in comune tutte queste persone?

Innanzitutto il fatto di vivere e amare la Val Varaita di Bellino, in provincia di Cuneo, paese che nel 1921 contava 885 abitanti mentre oggi ne ha poco più di 90, ed è quindi l'emblema dello spopolamento costante e massiccio che ha progressivamente svuotato i nostri paesi montani. Da alcuni anni, tuttavia, qui si sono stabiliti alcuni nuovi residenti, rilevando attività commerciali, intraprendendo professioni ad alto contenuto tecnologico o portando avanti antichi mestieri, ma invertendo in ogni caso una tendenza più che secolare.

In questa vallata la riscoperta della cultura occitana, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, è stata una delle chiavi per la riscoperta dell'identità collettiva: il ritorno alla lingua madre occitana (identificata dal termine "A Nosto Modo"), il recupero dei simboli, delle feste, delle musiche e dei balli al suono della ghironda non sono folklore turistico, ma il cemento per rinsaldare i vincoli di una comunità che si è sparpagliata nel tempo nella Pianura padana, o nella vicina Francia.

Un'esperienza – dunque - che può restituire speranza alle terre perdute di tutta Italia, oltre che una prospettiva per rivivere la montagna non tanto come scintillante vetrina per il turismo mordi e fuggi ma come laboratorio sociale per ricostruire il senso di comunità.

Un Microfestival per riscoprire le "terre perdute"

Proprio da qui nasce il progetto Microfestival come spiega Ennio Belzuino, guida naturalistica e ambientale.  

"L'idea è scaturita dalle innumerevoli discussioni e chiacchierate sulla terra di Occitania e sulla vita in montagna che abbiamo intessuto con Emiliano Negrini dell'Associazione Terreoltre, che è capofila dell'iniziativa. Il nostro intento è quello di offrire degli spunti di riflessione su quale possa essere il modo più costruttivo di ritornare a vivere la montagna, spogliandoci di falsi stereotipi e cercando di donare all'interlocutore di passaggio, o a chi veramente è attratto dalla vita in montagna, una maggiore consapevolezza con cui affrontare un tema che sempre di più comincia a diventare un'esigenza di molti"

Ecco allora che al progetto si sono uniti i componenti di Kubasta, studio editoriale e di comunicazione, della Banda Brigadun  e del collettivo di fotografi e documentaristi Contrails, che con l'appoggio fattivo del Comune di Bellino hanno ideato una "tre giorni" di fotografia, trekking e racconti, che si svolgerà a Celle di Bellino dall'11 al 13 giugno prossimi.

Un vero e proprio "microfestival", dunque, con un ricchissimo programma, che può essere consultato sul sito di Terreoltre oppure di Enventoour e che prevede mostre fotografiche per le vie della borgata Celle di Bellino, talk, quattordici ore di workshop, quattro trekking nella vallata e perfino una cena occitana e un aperitivo con prodotti a km 0.

"La parola Enventoour, in lingua occitana, significa ventilabro, lo strumento con cui si ventilavano il grano, la segale o l'orzo sull'aia, per separarli dalla pula" spiega ancora Ennio Belzuino.

Belzuino, genovese di nascita, si è trasferito dalla Liguria in Val Varaita, affascinato dalle saghe dei Celtoliguri, di cui dice di ritenersi uno degli ultimi esponenti, e si interessa di storia e leggende locali, alchimia, fitoalimurgia e di cucina presso la locanda Enventoour a Celle di Bellino.

"Durante il microfestival proietteremo un video nella Sala polivalente della borgata che contiene le interviste realizzate con alcuni abitanti della Val Varaita che vivono la montagna in modo diverso, cercando di ricreare una comunità in cui si condivide tutto, perfino la coltivazione dei campi, senza rivalità né contrapposizioni. Le interviste saranno divise per tematiche, ma l'intento è quello di rappresentare nel complesso un nuovo modello di sviluppo, non solo turistico, ma anche sociale. Durante i trekking visiteremo gli alpeggi e racconteremo la vita in montagna, che non è quella edulcorata spesso rappresentata ma è talvolta dura e difficile, sempre però in contatto e condivisione e mai in isolamento".

Gli organizzatori dell'Associazione Terreoltre, impegnata a sua volta in attività di riscoperta dei territori marginali, dopo l'evento piemontese di Celle intendono riproporre il microfestival in altre tre regioni d'Italia (Liguria, Emilia-Romagna, Lazio).

"La tematica del recupero delle terre abbandonate è comune a tutta Italia" conclude Belzuino. "E' importante però che le persone che decidono di trasferirsi in queste aree non lo facciano pensando di vivere come eremiti, ma siano disponibili a partecipare ad una vita di comunità che sfugga allo stress e alle esasperazioni che oggi si vivono, soprattutto in città. Anche per questo abbiamo pensato di concludere la nostra tre giorni con una tavola rotonda, in cui far parlare chi in montagna abita già con chi è interessato ad andarci, e in cui i visitatori potranno fare domande e conoscere gli attori del territorio".

 

Il contrasto all'abbandono delle montagne

Nel saggio di ricerca "La montagna perduta, come la pianura ha condizionato lo sviluppo italiano" lo studioso Antonio Preiti ripercorre il modello italiano di sviluppo che ha portato le masse dalle montagne alle pianure, osservando che "c'è un universo di valori che la montagna porta con sé, sia nell'immaginario che nella realtà effettiva. La parola montagna ha un insieme semantico molto ampio, con valori molto profondi. La solidarietà, ad esempio, perché nel passato viverci senza sarebbe stato impossibile; la fatica, perché per infinite ragioni tutto ciò che si fa in montagna è sempre più pesante, dal semplice camminare al costruire una casa; la famiglia, perché è il contesto primario di riferimento su cui costruire il futuro; la lealtà, perché i tribunali sono lontani, la burocrazia lo stesso, e la parola data poteva bastare; la simbiosi con la natura, perché è proprio in montagna che gli elementi naturali stabiliscono il loro primato e la loro guida sugli eventi delle persone; il senso di comunità, perché una valle è già un mondo in sé".

Fra le iniziative assunte per fronteggiare in qualche modo l'abbandono dei borghi montani ve ne sono anche di volutamente provocatorie come quella di Borgomezzavalle, comune della Valle Antrona a 535 metri di altitudine, nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola, che nel 1971 aveva oltre 700 abitanti e oggi solo 300. Qui sono stati posti in vendita alcuni immobili al prezzo di un euro e il Comune si è messo a disposizione per disbrigare le pratiche burocratiche, visto che molti proprietari sono spesso irreperibili, in cambio dell'obbligo dell'acquirente a presentare, entro due anni, la pratica edilizia di ristrutturazione. Oppure quella della Borgata Gilli, tra Perosa e Pomaretto, in Val Chisone, composta da otto fabbricati e messa in vendita in blocco a 180mila euro su Ebay.

L'anno scorso è stata ultimata e pubblicata la prima mappatura dei borghi alpini del Piemonte. Realizzata dall'Uncem – l'Unione nazionale dei comuni, comunità ed enti montani, raccoglie in circa 600 pagine dati ed esperienze locali a conclusione di un lungo lavoro nato 15 anni fa dalla necessità di stimolare il recupero e nuovi investimenti per le aree montane, affinchè privati cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni tornino a puntare sulle risorse che le Terre Alte mettono a disposizione.

N.B.: Le foto di questo articolo sono di Emiliano Negrini, tratte dal reportage "Occitania italiana. Un paradosso alpino" 

 

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