Ormai siamo a maggio e forse è arrivato il momento di lasciarsi alle spalle colline e montarozzi e di tornare alla montagna vera. La mia scelta, tanto per cambiare, è ricaduta su una cima quasi sconosciuta, la Ruera di San Pons (1697 metri di altezza, 125 metri di prominenza). Si tratta di una montagna sulla sinistra idrografica della val Stura di Demonte (e qundi nella Alpi Cozie), collegata allo spartiacque Stura/Grana dal Colle di Ferriere (1572 m), che ne rappresenta anche il punto di minimo (in inglese ''Key col"). La montagna si presenta a sud con ripide balze rocciose che dominano l'abitato di Demonte e sulle quali sono state aperte alcune vie di arrampicata. La sua cima offre un interessante punto di vista sulla stessa cittadina di Demonte e sulla bassa Val Stura.
Le mie salite
La zona dove si trova la Ruera di San Pons è coperta da fitti boschi
ed è attraversata da varie piste forestali, usate per il taglio e l'esbosco del legname. Io ho posteggiato l'auto poco più su della località Ronvello, dove finisce l'asfalto, e sono salito al Colle di Ferriere corricchiando lungo la stradina forestale che serve il valico. Sulla sinistra del colle comincia un sentierino non segnato che evita un rilevo senza nome (quota IGM 1617 m) e raggiunge una seconda sella che sta alla base della Ruera di San Pons. Più in su il sentiero tende a perdersi nella bella faggeta che copre il versante nord della montagna e la salita alla vetta, ripida ma non difficile, va fatta a vista. La punta della Ruera che viene segnalata in cartografia si trova in corrispondenza di un affioramento di roccia calcarea ed è marcata da un pilastrino di pietrame sormontato da una rustica croce. Verso destra un crinale prosegue con modesti saliscendi e raggiunge un paio di piccoli rilievi boscosi che si trovano quasi alla stessa altezza della croce di vetta. Tornando indietro, prima di raggiungere il Colle di Ferriere, sono anche salito fuori sentiero sul rilievo a quota 1617, che offre una vista d'insieme sul versante nord della Ruera. Dopo il colle il ritorno a Ronvello l'ho fatto di corsa, tanto "era tutta discesa". In tutto il giro è stato di quasi tre ore e mezza, con circa 13 km di sviluppo e 700 metri di dislivello positivo.
Prima di tornarmene a Torino, già che ero lì, da Demonte sono salito anche su due montagnole isolate di origine morenica che si trovano ad est dell'abitato. Si tratta della boscosa altura
del Podio (870 m, 110 metri di prominenza) e di quella, un po' più bassa e più vicina al paese, dove si trovano le rovine del "Forte della Consolata". La fortezza fu costruita a fine Cinquecento e venne fatta abbattere da Napoleone dopo la conquista francese del Piemonte. Per salire alla cima del Podio non c'è nessun problema, basta seguire uno sterrato che parte da via Festiona e che si trasforma poi in un sentiero. Invece la cima della seconda collina, quella che conserva la maggior parte delle rovine
, è piuttosto complicata da trovare, in particolare per l'intricata boscaglia che circonda quanto rimane del forte. Per fare questo secondo giro ci ho messo circa un'ora e mezza di cammino, con più o meno 200 metri di dislivello positivo e 5 km di sviluppo.
Peakbagger & Inaturalist
Credo che di solito per chi va in giro a piedi, con o senza ambizioni collezionistiche, uno dei piaceri aggiuntivi dell'escursionismo sia quello di poter ammirare la natura in tutta la sua varietà. C'è chi si appassiona al canto degli uccelli e chi impazzisce per le fioriture primaverili
o per il foliage autunnale. C'è poi il fans club degli insetti, siano essi leggiadre farfalle o oscure baboie che passano la loro vita rabastando nel letame. E non va dimenticato il regno dei funghi: porcini e garitole (Cantarellus cibarius) piacciono un po' a tutti, ma qualcuno sa anche apprezzare la varietà e l'eleganza delle fungiaratole e dei funghi del legno. A tutti costoro consiglierei, se già non lo hanno fatto, di scaricarsi qualche app di identificazione e condivisione di immagini naturalistiche. Tanto anche in montagna giriamo quasi sempre con il cellulare acceso. In alcuni casi queste app stanno alla base di importanti progetti di 'citizen science', una pratica virtuosa dell'uso della tecnologia alla quale Piemonte Parchi dedica un'intera sezione del suo archivio. Personalmente ho utilizzato a lungo Plantnet, un'ottima app gratuita dedicata al mondo vegetale. Da qualche tempo però è cresciuto in me l'interesse per funghi e animali, che non sono coperti da questa applicazione. Sono quindi passato ad usare soprattutto Inaturalist, che copre tutte le specie viventi, dall'alga unicellulare all'elefante. Tra l'altro alcuni dei progetti legati alla app sono curati direttamente da tecnici e guardiaparco delle aree protette piemontesi. Caricando una foto, possibilmente con la geolocalizzazione in chiaro, la app ci dà un primo suggerimento per l'identificazione, che possiamo accettare oppure ignorare, proponendo una identificazione diversa. La foto
viene così caricata nello stato di osservazione di "Livello informale'' e, nel caso uno o più utenti confermino l'identificazione proposta, viene promossa al "Livello ricerca" ed entra in un database mondiale accessibile ai naturalisti di ogni Paese. Da piemontese aggiungerei il classico "esageroma nen": un'identificazione basata su un paio di foto del mio cellulare non potrà mai sostituire l'analisi di uno specialista. Ma resta il fatto che questa massa di informazioni datate e georiferite è molto utile per studi ecologici a largo spettro e che, comunque, usare queste app può rendere ancora più ricche e piacevoli le nostre escursioni.
Tracce gpx degli itinerari:
Ruera di San Pons (mappa:
)
Il Podio (mappa:
)
Cartina consigliata:
* Carta Fraternali 1:25.0000 n.14 Valle Grana, Bassa Valle Stura di Demonte
