Stampa questa pagina

Un’autostrada verde per la biodiversità

Dai lavori condotti da biologi, naturalisti, agronomi, veterinari, pianificatori e semplici appassionati nell'ambito del progetto Massimo Impatto, incrociando mappe regionali e avvistamenti sul campo, è stato possibile individuare siti e specie animali rari o vulnerabili nascosti nel paesaggio astigiano.

  • Sandra Buzio
  • Settembre 2026
Lunedì, 28 Settembre 2026
Coppia di ghiandaie marine (Coraciasd garrulus) a Montemagno Monferrato – Foto C.  Nebbia Coppia di ghiandaie marine (Coraciasd garrulus) a Montemagno Monferrato – Foto C. Nebbia

Il 6 giugno 2026 ha segnato un momento di svolta per la tutela ambientale del territorio astigiano. Nella sede dell'Ente Parco Paleontologico Astigiano si è tenuto un incontro straordinario che ha visto unire le forze di scienziati, accademici e appassionati locali. Obiettivo partecipare ai "Tavoli degli Esperti", il cuore pulsante dell'iniziativa "Massimo Impatto", un progetto coordinato dal professor Giuseppe Bogliani in stretta sinergia con la Lipu e il Settore Biodiversità e Aree Naturali della Regione Piemonte, finanziato dalla Banca Cariplo.

"Massimo Impatto", un progetto cruciale per la nostra provincia

Questo approccio innovativo nasce per promuovere la cosiddetta scienza expert based, ovvero una ricerca che si fonda sul sapere pratico e sul coinvolgimento diretto di chi il territorio lo vive e lo studia ogni giorno. L'idea di fondo è semplice quanto rivoluzionaria: per proteggere l'ambiente non bastano i dati dei computer; serve l'esperienza sul campo. Nel contesto astigiano, questa visione si è tradotta in 5 tavoli di lavoro tematici, focalizzati sulle grandi macrocategorie della nostra fauna e flora: uccelli, invertebrati, ambienti acquatici e ittiofauna, ambienti boscati e flora, erpetofauna (anfibi e rettili).

Purtroppo a causa dell'assenza di esperti sui mammiferi non è stato possibile attivare il tavolo specifico di questo gruppo faunistico. Attorno a questi tavoli si sono riuniti biologi, naturalisti, agronomi, veterinari, pianificatori e semplici appassionati. Incrociando le mappe regionali con i propri rispettivi avvistamenti sul campo, questi esperti hanno fatto emergere dati inediti e segnalazioni preziose su specie rare o vulnerabili nascoste nel paesaggio astigiano. La giornata è stata preceduta da numerosi incontri online e presso i locali dell'Ente Parco, durante i quali accese e appassionate discussioni hanno permesso di individuare le Core Areas, veri e propri scrigni di biodiversità dell'Astigiano che richiedono il massimo livello di protezione o che sono già tutelati dai parchi regionali.

Il lavoro, però, non si ferma qui. Grazie al personale scientifico della Lipu, il progetto entra ora in una fase affascinante: il tracciamento dei Corridoi Ecologici. Se i boschi e le riserve sono i nodi centrali della vita selvatica, i corridoi sono le "autostrade" biologiche che permettono agli animali di spostarsi, nutrirsi e riprodursi senza isolarsi. Esaminando foto aeree e perlustrando il territorio, i ricercatori stanno mappando elementi naturali apparentemente minori – come filari di alberi, risorgive, canali e piccoli fontanili – che si rivelano invece vitali per il movimento della fauna. A completare questa mappa della connettività vi è l'individuazione delle Stepping Stones (le isole di sosta, piccoli fazzoletti di natura strategici per gli animali in transito) e lo studio dei varchi ecologici. Questo significa individuare i punti critici in cui il cemento, le ferrovie o le strade interrompono i flussi naturali, per progettare soluzioni che restituiscano continuità e "permeabilità" al paesaggio.

Questo approccio integrato, che unisce l'analisi scientifica quantitativa all'insostituibile sapere umano, permette di superare i limiti dei modelli automatici, calando le teorie nella reale complessità biologica del territorio astigiano. È la cosiddetta conservazione eco-regionale, il traguardo più avanzato nelle moderne strategie di tutela ambientale.

Studio e ricerca scientifica ma non solo

La Rete Ecologica della Provincia di Asti ha una fortissima ricaduta pratica e si tradurrà in uno strumento normativo vincolante. Le mappe e i dati nati dai Tavoli degli Esperti diventeranno una bussola imprescindibile per orientare la gestione del territorio, guidando lo sviluppo urbanistico lontano dalle aree sensibili nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) e nei Piani Regolatori Comunali (PRGC). Inoltre offriranno parametri oggettivi per le valutazioni ambientali (VAS e VIA) e indirizzeranno gli investimenti, pubblici e privati, verso interventi di compensazione mirati, come il ripristino di fontanili, la messa a dimora di siepi campestri e il mantenimento di tutti gli elementi ecologici già esistenti (zone di gerbido, siepi di biancospino e prugnolo, ecc.).

In un mondo sempre più frammentato, i Tavoli degli Esperti di Massimo Impatto hanno gettato un ponte solido tra la Scienza e l'azione amministrativa, offrendo all'Astigiano una rete ecologica concreta e condivisa, capace di proteggere la ricchezza del nostro capitale naturale per le generazioni future.

Alcuni risultati dei tavoli di lavoro

L'importanza del lavoro svolto riguardo alla realtà astigiana è avvalorato dai risultati dei tavoli di lavoro. 

Il Tavolo Uccelli, per esempio, ha evidenziato come la provincia di Asti custodisca due veri e propri santuari naturali per gli uccelli, aree chiave dove la biodiversità si esprime in tutta la sua ricchezza. La prima è nel nord-est della provincia, in un territorio che unisce Montiglio Monferrato a Casorzo Monferrato, costeggiando il confine alessandrino e abbracciando i comuni di Montiglio Monferrato, Tonco, Calliano Monferrato, Grana Monferrato, Montemagno Monferrato e Grazzano Badoglio. Il segreto di questa straordinaria ricchezza è il cosiddetto mosaico agrario, un perfetto ecosistema rurale dove si alternano campi coltivati con prati stabili, siepi, boschetti e piccoli ruscelli corsi d'acqua. Questo mix di ambienti offre rifugio e cibo a specie nidificanti divenute ormai rare o poco comuni nelle zone pianeggianti o collinari, come l'averla piccola (Lanius collurio), lo strillozzo (Emberiza calandra), l'ortolano (Emberiza hortulana) e il saltimpalo (Saxicola torquatus), Inoltre, da qualche anno, dalla tarda primavera all'inizio di settembre, l'area ospita alcune coppie di ghiandaia marina (Coracias garrulus) camera-2112207 960 720. Si tratta di una specie del Centro-Sud Italia nidificante, molto rara in Piemonte, che sta probabilmente colonizzando queste zone a causa dei cambiamenti climatici. La regione è anche una fondamentale "autostrada" per i flussi migratori. Tra i passeriformi di passo meno comuni si segnalano lo zigolo capinero (Emberiza melanocephala), l'averla capirossa (Lanius senator) e la svernante averla maggiore (Lanius excubitor). Tra i rapaci, il cielo ospita spettacolari passaggi di falco cuculo (Falco vespertinus), albanella minore (Circus pygargus), albanella reale (Circus cyaneus), nibbio reale (Milvus migrans) e biancone (Circaetus gallicus), ffino a registrare apparizioni eccezionali come il grillaio (Falco naumanni) camera-2112207 960 720, l'aquila reale (Aquila chrysaetos) e l'aquila anatraia maggiore (Clanga clanga).

Il Tavolo Ambienti boscati e flora ha mappato oltre 30 siti pilota. Si tratta di piccoli paradisi naturali (biotopi) scampati all'agricoltura intensiva grazie alla forma delle colline astigiane, che creano continui sbalzi di ombra, umidità e tipi di terreno in spazi ristrettio. I sei santuari botanici più importanti emersi dalle prime ricerche sono la Langa Astigiana e Val Bormida, regno delle orchidee selvatiche; il Lago Freddo di Piovà Massaia, con l'antica foresta primordiale di ontano nero, insieme a salici, pioppi e aceri camera-2112207 960 720; il sistema collinare Muscandia-Sabbecco-Valpinzolo-ValloniMuscandia-Sabbecco, relitto  dell'era glaciale; la Bialera Viva e la Valle dei Savi (Villanova d'Asti), un grande mosaico di boschi umidi a prevalenza di ontano nero, pioppo bianco e frassino maggiore in un fitto reticolo di microcorsi d'acqua fluviale camera-2112207 960 720; la cerreta della Morra (Moncucco Torinese) con un bosco di circa 5 ettari dominato dal cerro, accompagnato da roverelle, ornielli e pini silvestri camera-2112207 960 720; infine i boschi misti di Castiglione, con addensamenti di querce, carpini e castagni.

Il Tavolo Ambienti acquatici e ittiofauna ha individuato tre specie ittiche endemiche che rischiano di scomparire per sempre a causa di inquinamento, specie aliene, prelievi idrici e alterazione degli habitat. Si tratta del Gobione italico (Romanogobio benacensis) del Rio Traversola,  importante perchè è un indicatore biologico perfetto. La sua presenza certifica l'eccellente qualità dell'acqua e la salute dei piccoli ecosistemi di risorgiva. La Lasca (Chondrostoma soetta) della Valle Bormida, quasi del tutto scomparso a causa dello sbarramento dei fiumi (che impedisce la riproduzione) e della voracità del siluro, che è un anello fondamentale della catena alimentare fluviale. Proteggerla significa ripristinare la connettività ecologica dei nostri fiumi attraverso scale di risalita per i pesci. Il Pigo (Rutilus pigus), infine, che vive nel tratto del fiume Tanaro che attraversa Castello d'Annone (AT), con sponde e correnti ideali per la fauna ittica autoctona di grandi dimensioni.

 

Per approfondimenti:

Biodiversità, lavorare in sinergia per il "Massimo Impatto"

Muscandia, dove la comunità adotta l'ambiente

 

Potrebbe interessarti anche...

Nelle Aree protette del Po piemontese succede qualcosa di prezioso: la cura dell'ambiente incontr ...
Si tratta di un'attività che si ripete costantemente dal 2018 all'interno del Parco naturale del ...
Grazie ai fondi del Piano di Sviluppo Rurale (PSR), l'Ente di gestione delle Aree protette del Po ...