Stampa questa pagina

I fossili: testimonianze di un territorio

Il settore centro-meridionale del Piemonte costituisce una delle aree paleontologiche più importanti d'Italia. I Parchi Astigiani tutelano alcune delle emergenze più significative

  • Piero Damarco
  • novembre 2010
  • Martedì, 2 Novembre 2010

In fondo un territorio è il riflesso dei terreni su cui è impostato e questi sono derivati dalle rocce che formano il substrato su cui si sviluppa qualsiasi attività biologica in qualche modo condizionata dalla composizione del suolo. Infatti ci sono aspetti importantissimi che rientrano nel generale patrimonio naturalistico di un territorio, lo identificano, ma difficilmente sono percepiti a pieno perché non immediatamente visibili o fruibili: sono gli aspetti geo-paleontologici (geodiversità). All'interno delle rocce sono talvolta presenti i resti fossili di organismi del passato, che si sono conservati per milioni di anni e tale patrimonio paleontologico rappresenta una delle caratteristiche più intrinseche e descrittive della storia e degli eventi, anche sconvolgenti, che hanno trasformato e formato un determinato territorio. Si comprende quindi quanto ne siano parte fondamentale, sedimentati nel paesaggio e diventati elementi integranti ed essenziali della riscoperta e consapevolezza dei luoghi. Questa particolare identità territoriale è ben marcata soprattutto nell'Astigiano e nel Monferrato. Sotto questo risvolto, è opportuno ricordare che il settore centro-meridionale del Piemonte costituisce una delle aree paleontologiche tra le più importanti d'Italia e d'Europa: il "Bacino Pliocenico Astigiano". Con l'inizio del Pliocene (5,4-1,8 milioni di anni fa) il Mediterraneo presentava una configurazione un po' diversa dall'attuale. In Italia era già emersa parte dell'ossatura dell'Appennino, con la formazione di diverse isole. A nord, l'unione dell'Appennino con le Alpi formò un rilievo arcuato che isolò una grande insenatura marina, corrispondente all'attuale Pianura Padana. In Piemonte i sedimenti riferibili a questo periodo sono concentrati in un'ampia fascia orientata est-ovest, avente come centro la conca di Asti. Nel Pliocene, il "Bacino Pliocenico Astigiano" era un'ampia insenatura di mare poco profondo delimitata a sud dai rilievi delle Langhe, a ovest verso il golfo cuneese da una zona di mare meno profonda, a nord da una bassa isola, rappresentata dall'attuale Monferrato settentrionale, mentre ad est comunicava con il mare padano. Nella zona centrale del bacino, più profonda, si deposero sedimenti fangosi: le "Argille Azzurre", che nelle nostre zone possono emergere nel fondo delle valli e negli alvei dei corsi d'acqua; verso i bordi o zone costiere, invece si accumularono i depositi sabbiosi come le "Sabbie di Asti", caratteristiche di una suddivisione stratigrafica detta "Astiano", attualmente non più in uso e corrispondente al passaggio tra Pliocene inferiore (Zancleano) e medio (Piacenziano). Con il passare del tempo, a causa dell'accumulo di sedimenti detritici e del ritiro del mare a seguito del sollevamento dei fondali, la profondità del bacino diminuì e l'ambiente continentale guadagnò terreno e si sovrappose alle zone marine. La chiusura del ciclo marino pliocenico (3 - 2 milioni d'anni fa) portò alla definitiva emersione di tutta l'area e quindi a un vasto ambiente continentale pianeggiante, con frequenti conche lacustri o paludose. Di tutte le fasi dell'evoluzione del territorio astigiano avvenute nel Pliocene si ritrovano numerose testimonianze paleontologiche. Le argille contengono molti resti fossili di organismi di acque profonde, quali associazioni a foraminiferi, molluschi con prevalenti gasteropodi, altri invertebrati quali brachiopodi, granchi e ricci di mare. Nelle sabbie astiane sono presenti abbondantissimi fossili, in particolare conchiglie di molluschi, che talvolta formano strati concentrati di una certa potenza. Si tratta soprattutto di bivalvi di acque poco profonde: Glycymeris insubrica, Isognomon maxillatus, Pecten flabelliformis, Ostrea edulis, ecc. Oltre alle conchiglie si trovano anche importantissimi resti scheletrici di vertebrati marini come balenottere e delfini, come è accaduto alcuni anni fa a S. Marzanotto d'Asti, Chiusano e Asti (F. Tanaro - Stagni di Belangero).
Al di sopra delle Sabbie di Asti, dopo la fase marina pliocenica, compare un insieme di sedimenti denominato "Villafranchiano" formato da depositi continentali, i cui sedimenti testimoniano il susseguirsi di ambienti diversi tra loro: deltizio, fluviale, lacustre. Il termine deriva da Villafranca d'Asti, luogo in cui questi sedimenti affiorano con le caratteristiche tipiche. Nelle praterie e nei boschi dell'Astigiano continentale, durante il Villafranchiano, vivevano elefanti, mastodonti, tapiri, iene, rinoceronti, buoi selvatici, ecc., di cui si sono ritrovati i rari resti fossili insieme ai più comuni vegetali fossilizzati, costituiti da porzioni di tronchi e foglie di svariate essenze, anche di pertinenza subtropicale, che indicano che il clima all'epoca era più caldo dell'attuale. Con la con finalità di salvaguardare gli aspetti paleontologici nella provincia di Asti, sono state istituite le aree protette come la storica Riserva Naturale Speciale della Valle Andona, Valle Botto e Val Grande e la Riserva Naturale Speciale della Val Sarmassa, alle quali si aggiunge il Parco Naturale di Rocchetta Tanaro, anch'esso con potenzialità fossilifere, pur di minore estensione. Queste aree sono gestite dall'Ente Parchi Astigiani, che con la propria presenza, l'attività divulgativa e il personale specializzato, rappresenta un concreto punto di riferimento per la salvaguardia del patrimonio paleontologico. A questo proposito, va ricordato che i fossili costituiscono beni inalienabili dello Stato (Decreto Legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004) e che ogni ritrovamento o intervento rivolto al recupero dei reperti va autorizzato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici e delle Antichità Egizie di Torino. Per far conoscere e valorizzare al meglio questi aspetti e l'abbondante materiale paleontologico recuperato nelle aree protette e in numerosi interventi d'emergenza in varie località astigiane, l'Ente Parchi Astigiani realizza il Museo Paleontologico Territoriale dell'Astigiano e del Monferrato in Asti, presso il Palazzo del Michelerio, strutturato in oltre 2000 m2 espositivi, di cui sono in fase attuativa le opere di recupero funzionale della parte dell'edificio dedicata al museo. L'ambito operativo del Museo Paleontologico è inter-provinciale con una connotazione territoriale, in quanto gli areali geografici d'estensione delle formazioni sedimentarie da cui provengono i fossili superano i confini territoriali stabiliti da convenzioni politiche. Nel percorso espositivo, il museo racconterà e spiegherà, oltre i principi generali della paleontologia, la storia geo-paleontologica della formazione del territorio astigiano e del Monferrato.
Il museo, oltre alle specifiche funzioni che lo pongono come il depositario di collezioni di riferimento scientifico, centro di documentazione del territorio e della paleontologia piemontese, costituirà anche il polo centrale di coordinamento e collegamento della "Rete Museale Geo-paleontologica Territoriale dell'Astigiano", in corso di sviluppo, e il centro gestionale di riferimento per la geoconservazione nel Piemonte centro-meridionale. Il risultato sarà la realizzazione di una rete di siti geo-paleontologici significativi, riflesso diretto sul territorio del museo e del percorso scientifico che esso rappresenta, che permetteranno una fruizione culturale mirata e di qualità, nell'ambito più generale del Sistema Regionale delle Aree Protette. La Rete prende spunto dai risultati degli studi svolti sui geositi, in convenzione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Torino. I geositi sono beni culturali naturalistici definiti elementi territoriali a valenza geologica, di rappresentatività ambientale e scientifica, considerabili veri e propri "monumenti geologici". Dalle indicazioni e dai dati ricavati da questo studio si sono rilevate diverse località di interesse paleontologico che potranno potenzialmente essere oggetto di progetti "pilota" di geoconservazione, in modo da attrezzarle, collegarle a formare una rete di percorsi provinciali, con la regia dell'Ente Parchi Astigiani, in cui vengano resi fruibili "dal vero" i molteplici aspetti geo-paleontologici. Un esempio concreto di questo tipo è l'intervento di geoconservazione nell'ex cava Crociera, in cui l'Ente Parchi Astigiani, in collaborazione con il Comune di Cortiglione d'Asti, ha realizzato un sito paleontologico attrezzato alla fruizione pubblica. Da qui si comprende il reale interesse di queste località nel "costruire" siti strutturabili e organizzabili secondo iniziative di turismo culturale rivolto alla conoscenza delle eccellenze paleontologiche dell' Astigiano (geo-turismo), per valorizzarne le inconsuete caratteristiche e il fascino della riscoperta del passato che ne scaturisce

Per saperne di più
· Giulio Pavia, Giancarlo Bortolami & Piero Damarco, Censimento Dei Geositi del settore regionale della Collina di Torino e Monferrato. Quaderno Scientifico n. 5, pp. 146, 2004
· Piero Damarco. La formazione di un territorio - Storia geo-paleontologica dell'Astigiano.
Quaderno scientifico n. 7, pp 319. Testi disponibili presso l'Ente parchi astigiani – tel. 0141 592091; ente Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Potrebbe interessarti anche...

A un mese dall'inaugurazione prosegue il successo dell'esposizione del Museo Paleontologico ...
Una ricerca appena pubblicata da geologi e paleontologi delle Università di Torino, Roma Sapienz ...
Cervi giganti, tigri e mastodonti... Ma cosa sappiamo sul tipo di vegetazione in cui si muovevano ...
Un concorso di pittura murale per rappresentare il mare che un tempo ricopriva la pianura ...