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Aree naturali protette, il ruolo della Città Metropolitana

Il Piemonte custodisce 95 Aree protette regionali con una superficie complessiva di quasi 200 mila ettari. Per la loro gestione la Regione si avvale di altri Enti, tra cui la ex Provincia di Torino, oggi Città Metropolitana, che ha un ruolo fondamentale nella conservazione e valorizzazione di una parte importante di questo patrimonio.

  • Alessandro Paolini
  • Novembre 2020
Venerdì, 27 Novembre 2020
Pian Ciamarella - Foto p.g.c. Città Metropolitana di Torino Pian Ciamarella - Foto p.g.c. Città Metropolitana di Torino

La "Grande Bellezza". Così potremmo definire, prendendo a prestito il titolo del film di Paolo Sorrentino, il sistema regionale delle Aree protette del Piemonte. Un puzzle composto da tante tessere (i parchi, le riserve e le altre aree protette) che rappresenta nel suo complesso quasi l'8% dell'intero territorio regionale (considerando anche i due parchi nazionali della Val Grande e del Gran Paradiso).

È un patrimonio naturale straordinario, fonte di benessere e occasione di svago, ancor più prezioso in questo difficile tempo di pandemia perché è fruibile da chiunque lo desideri, nel rispetto delle norme che lo tutelano. Ma chi gestisce concretamente questa grande bellezza?

Le regole che presiedono a questo patrimonio naturale sono contenute nel Testo Unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità (Legge regionale 29 giugno 2009, n. 19) che prevede una gestione a diversi livelli (regionale, provinciale e locale), mentre i parchi e le riserve nazionali sono regolati da norme dello Stato.

Alla Regione Piemonte, che si avvale attualmente di undici enti di gestione "strumentali" (saranno dieci dal prossimo anno, con un unico Ente di Gestione del Parco del Po torinese) si affianca la Città Metropolitana di Torino, che gestisce otto aree protette, di cui sei sono parchi naturali (Lago di Candia, Monte San Giorgio, Monte Tre Denti - Freidour, Conca Cialancia, Colle del Lys, Rocca di Cavour) e due sono riserve naturali (Stagno di Oulx e Monti Pelati).

A questi, in seguito a delega (con DGR n. 28-6915 del 25/05/2018) si sono aggiunti anche ventuno siti della Rete Natura 2000 (Venti Zone speciali di conservazione- ZSC e un Sito di interesse comunitario - SIC). Tutte queste aree hanno una superficie complessiva di circa 21.000 ettari.

I compiti della Città Metropolitana di Torino

Oggi la tutela naturalistica non è più vissuta come un limite ma come un'opportunità che dà visibilità e ricadute positive al territorio, grazie all'accesso ai finanziamenti europei - come il P.S.R. (Piano di Sviluppo Rurale) – e alla fruizione delle scuole e dei turisti.

La Città Metropolitana di Torino (CmTo) interpreta al meglio il suo ruolo svolgendo compiti di gestione operativa, vigilanza ed educazione ambientale e funzioni di pianificazione.

Tra i primi rientra innanzitutto la tutela delle aree protette che le sono state assegnate, ai fini della fruizione sostenibile del territorio, della salvaguardia della biodiversità, degli habitat e dei servizi ecosistemici. La CmTo vigila sulla corretta applicazione delle leggi nazionali e regionali con il proprio personale e con il supporto delle Guardie Ecologiche Volontarie (GEV) e contribuisce a diffondere la cultura della sostenibilità ambientale con attività di educazione ambientale, di didattica naturalistica nelle aree protette e di promozione sul territorio.

Altri compiti riguardano le competenze in materia di pianificazione e costruzione delle Infrastrutture Verdi e della Rete Ecologica previste dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. Le strategie adottate intendono dare attuazione all'Agenda 2030 e alla Carta di Bologna per lo sviluppo sostenibile delle Città Metropolitane, che la CmTo ha firmato nel 2017 e che fissa una serie di obiettivi in merito a riciclo dei rifiuti, difesa del suolo, prevenzione dei disastri, transizione energetica, qualità dell'aria, risparmio dell'acqua, incremento del verde urbano e mobilità sostenibile.

Restando in ambito ambientale le competenze generali dell'Ente riguardano la pianificazione strategica e territoriale che comporta attività relative alla programmazione provinciale di gestione dei rifiuti, l'autorizzazione e il controllo delle discariche e degli impianti di smaltimento, le valutazioni di impatto ambientale (VIA), di valutazione ambientale strategica (VAS) e di Valutazione di Incidenza nei siti Rete Natura 2000 (VINCA o VI), la promozione di politiche e comportamenti che favoriscano la sostenibilità ambientale del sistema economico-produttivo attraverso la predisposizione dell'Agenda Strategica della Sostenibilità, la pianificazione delle risorse idriche attraverso i Contratti di lago e di fiume e la predisposizione ed attuazione di strategie di mitigazione e compensazione ambientale ed ecosistemica.

Inoltre sono centrali le attività di autorizzazione, controllo e monitoraggio che interessano l'aria, l'acqua, l'uso delle risorse energetiche e delle risorse idriche, l'inquinamento elettromagnetico, l'inquinamento acustico, le emissioni in atmosfera compresa la vigilanza degli impianti di riscaldamento delle abitazioni private.

La aree protette gestite

"Si tratta di una grande ricchezza che però presenta anche delle criticità" spiega Gabriele Bovo, Dirigente della Direzione Sistemi naturali della CmTo. "Le aree gestite dalla Città Metropolitana di Torino sono localizzate in punti diversi del territorio regionale che possono distare fra loro anche 200 km. Si va da quelle di pianura come il Lago di Candia e le Paludi di Romano Canavese e Cumiana, a quelle collinari, come i laghi morenici di Ivrea, che si trovano a 700-800 metri di altitudine, fino a quelle di montagna, come il Pian della Mussa che è situato a quasi duemila metri".

"Ogni sito possiede delle particolarità che lo hanno reso degno di tutela" prosegue Bovo. "L'area collinare ospita i cinque Laghi di Ivrea, insieme a zone umide come il 'lago ballante', un'area torbosa di alcuni metri di spessore, risultante dal processo di interramento dell'antico Lago Coniglio, che deve il suo curioso nome al fatto che il substrato impermeabilizzato da sedimenti fini non consente l'assorbimento dell'acqua da parte del terreno, che risulta perennemente impaludato. Qui si può trovare un gran numero di specie vegetali e animali protette dalla Direttiva Habitat. Il sito, per la sua posizione geografica, è particolarmente favorevole all'avifauna migratrice poiché si trova allo sbocco della vallata alpina della Val d'Aosta e lungo la rotta migratoria che segue il margine meridionale delle Alpi. Pian della Mussa - situato nella Val d'Ala – è contraddistinto invece da estese praterie da cui si possono osservare i grandi massicci rocciosi che lo circondano e che ospitano ghiacciai (come quello della Ciamarella) e nevi perenni, sorvolati dal biancone, dal falco pecchiaiolo o pellegrino, dal gipeto e dall'aquila reale. Inoltre nidificano nella zona il fagiano di monte, il gufo reale e il picchio nero. Altre meraviglie tipiche delle zone montane d'alta quota sono visibili nel Sito di Prà-Barant, collocato nella parte alta del bacino del Torrente Pellice. Peculiari sono poi gli ambienti umidi come il Sito di Scarmagno-Torre Canavese (Morena Destra di Ivrea), con i suoi querceti, castagneti, boschi di ontano nero e di pioppo bianco. Il sito del Monte Musinè e Laghi di Caselette, infine, è una delle Aree piemontesi a maggiore biodiversità, come dimostra il numero di specie animali e vegetali. Questo è dovuto alla singolarità del suo territorio: ai pendii scoscesi, quasi privi di copertura vegetale con substrato di colore ferruginoso e clima marcatamente xerotermico (cioè siccitoso e soleggiato) del Monte, si contrappone l'ambiente boschivo con zone paludose attorno ai Laghi di Caselette, interessanti per la vegetazione acquatica, sia galleggiante che sommersa".

I progetti

Per pianificare e dirigere le varie attività da alcuni anni opera il Gruppo di Lavoro Natura, una struttura interdipartimentale e interdisciplinare che cerca di fare sinergia tra le risorse professionali dell'ente in tematica naturalistica ed ambientale, rimediando alla "storica" carenza di risorse umane.

Numerosi i progetti che la CmTo ha già intrapreso o che sono in via di definizione.

Il Ministero dell'Ambiente ha recentemente approvato il finanziamento di un progetto di riqualificazione del patrimonio forestale del parco Monte Tre Denti e Freidour danneggiato dagli incendi del 2017, basato proprio sul ripristino dei servizi ecosistemici prodotti dai boschi del territorio del parco.

Un altro progetto che ha ricevuto sostegno finanziario è il progetto LIFE Insubricus che ha l'obiettivo di tutelare una specie di anfibio apparentemente sconosciuta (il Pelobate fosco insubrico detto anche "rospo della vanga"), anche attraverso la conservazione degli habitat in cui vive, come le Zone speciali di conservazione degli Stagni di Poirino - Favari, della Morena destra e dei Laghi di Ivrea.

Un'altra interessante iniziativa riguarda il progetto di istituzione di una nuova area protetta, il Parco dei cinque laghi di Ivrea. E' stato recentemente presentato ai comuni interessati il dossier di candidatura che, a seguito di approvazione, verrà trasmesso alla Regione Piemonte per l'avvio dell'iter di istituzione dell'area protetta.

In questo periodo stanno inoltre iniziando i lavori per la riqualificazione naturalistica del centro ittiogenico e della palude del parco di Candia per il ripristino della connessione fra questa e il lago e sono in corso numerosi progetti di riqualificazione di habitat naturali, corpi idrici, fontanili, risorgive per partecipare a bandi pubblici e di fondazioni bancarie che consentono di integrare i fondi per ora disponibili.

A livello di pianificazione sono in fase conclusiva i lavori del progetto Magiclandscapes che si occupa della valorizzazione delle infrastrutture verdi dell'area della collina torinese e del Chierese, mentre è stato appena avviato il progetto Alpin Space Luigi che durerà 3 anni e che riguarda in particolare gli aspetti comunicativi dei territori dell'anfiteatro Morenico di Ivrea. Sono inoltre in corso studi mirati alla definizione delle caratteristiche delle aree periurbane con l'obiettivo di conservare e migliorare le connessioni verdi esistenti fra la Città di Torino ed i territori liberi circostanti ed attuarne i principi attraverso i due principali strumenti pianificatori dell'Ente: il Piano Strategico Metropolitano ed il Piano Territoriale Generale Metropolitano che sostituirà il Piano Territoriale di coordinamento Provinciale.

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