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L'Oasi naturalistica di Isola Sant'Antonio

Il Fiume Po si appresta a lasciare il Piemonte. Ma prima di proseguire il suo viaggio nella pianura, concede la sua acqua a un'oasi di natura: l'Oasi di Isola Sant'Antonio, natura ricostruita, ma sempre natura.

  • Toni Farina
  • Marzo 2016
  • Martedì, 1 Dicembre 2015

Alla confluenza con il Torrente Scrivia il Po cambia regione. La località si chiama Molino dei Torti, la quota è 67 metri sul livello del mare.
Sessantasette metri: la più bassa del Piemonte. Il Monviso è un ricordo dissolto nella foschia della pianura, lontano sull'orizzonte di occidente. In sua vece, a ricordare al Fiume la sua origine alpina, c'è il Monte Rosa. Luminoso sull'orizzonte di maestrale ne accompagnerà per un tratto il viaggio nel "gran catino padano" (Paolo Rumiz), e così il Fiume si sentirà forse un po' meno solo.

Un Po meno solo. Ha bisogno di amici il Fiume, di sensibilità diffuse, e di interventi mirati a restituire dignità, a ricostruire quella naturalità sottratta nel recente passato. Così è stato fatto con il progetto di riqualificazione naturalistica di un'area di cava attuato nel comune di Isola Sant'Antonio.
Qui, al confine fra Piemonte e Lombardia, il Po è ormai un fiume vero. Anche il Tanaro si è arreso, portando al Po l'acqua di un bacino vasto quanto metà Piemonte. Ed è l'acqua alla base dell'intervento di ri-naturalizzazione: dove prima c'era una cava di ghiaia  ora c'è una vasta area umida: 88 ettari di ambiente naturale ricostruito lungo la golena destra del fiume, tra i ponti di Pieve del Cairo e di Mezzana Bigli.
L'area è stata ceduta all'Ente di gestione delle Aree protette del Po vercellese-alessandrino. I tecnici del parco hanno orientato la progettazione dell'intervento, seguendone poi le fasi di realizzazione.
La zona umida è suddivisa in due parti: il Lago di Brusa Vecchia e le zone umide di San Siro. La prima zona deriva in buona parte dalle attività di escavazione "tradizionale" condotte negli ultimi decenni del '900. È costituita da acque profonde fino a 28 metri e presenta tutt'intorno un ambiente più strutturato, con boschi ripariali in buono stato di conservazione e sentieri di collegamento al vicino fiume.
Le zone umide di San Siro presentano invece acque poco profonde e con ambienti di transizione fra "terra e acqua".
L'apporto idrico è in gran parte di origine sotterranea: in condizioni normali il substrato ghiaioso e ciottoloso, oltre a garantire una buona qualità dell'acqua, consente in entrambi i bacini uno scambio costante tra il fiume e la falda idrica superficiale. In occasione di eventi di piena lo scambio d'acqua è invece diretto e i due bacini diventano comunicanti.
L'oscillazione del livello dell'acqua, oltre a cambiare il paesaggio, modifica le disponibilità di siti idonei per la nidificazione, nonché le risorse trofiche per gli "abitanti" dell'oasi, uccelli in particolare.
A conferma della valenza naturalistica l'area è inserita all'interno di una Zona di Protezione Speciale (ZPS, Direttiva comunitaria "Uccelli"), a valle di un Sito di Importanza Comunitaria (SIC, Direttiva comunitaria "Habitat"), affidati alla gestione del Parco del Po vercellese-alessandrino.

Un'oasi di biodiversità

Aree di greto, saliceti di ripa, boschi di robinia, ontaneti e macchie di latifoglie miste formano un paesaggio ricco e vario. Nei pressi delle zone umide di San Siro, nonostante il rimodellamento recente, la fascia di erbe acquatiche permette già la presenza e la nidificazione di molte specie di uccelli. Gallinelle d'acqua, folaghe, svassi maggiori, limicoli come il cavaliere d'Italia e anatre (tra cui il fistione turco, nidificante nella primavera 2015) condividono in tranquillità lo stesso habitat, fino a quando l'arrivo dei rapaci diurni come il lodolaio, o del falco pescatore e del falco di palude, porta scompiglio, interrompe la quiete.
Passata la "minaccia", nello specchio d'acqua tornano i ritmi usuali. E sul greto, all'apparenza inanimato, si può udire il canto delle sterne e dei fraticelli. E al tramonto l'orecchio attento può distinguere il canto particolare dell'elusivo e mimetico occhione.
Costante è la presenza degli ardeidi. Aironi bianchi, aironi cenerini, nitticore, garzette e il più elusivo airone rosso. Tutt'altro che comune, ma di grande rilievo, è invece il transito della cicogna nera.
In primavera e in estate l'area è un tripudio di colori e profumi: il meliloto riempie l'aria con il dolce aroma dei suoi fiori, il tasso barbasso risalta con il suo giallo solare. Più discreti, a lato dei sentieri, biancospino e sanguinello preparano i frutti per l'autunno. Una vegetazione rigogliosa che accoglie libellule e molti altri insetti, fra cui spiccano la licena delle paludi e il cervo volante.

Visitare l'oasi

L'Oasi naturalistica di Isola Sant'Antonio è normalmente chiusa al pubblico. L'area è infatti destinata alla ricerca scientifica e alle attività di educazione ambientale. Le visite per il pubblico sono però possibili in occasione di eventi o su prenotazione.
In accordo con l'Ente di gestione delle Aree protette del Po vercellese/alessandrino  (proprietario dell'area) la gestione delle visite, sia in occasione di eventi, sia per quanto attiene l'educazione ambientale e l'attività didattica con le scuole, è condotta dall'Associazione naturalistica Codibugnolo.
La lunghezza totale dei tracciati interni è di 3 km.

Come arrivare

L'oasi si trova al margine dell'abitato di Isola Sant'Antonio. Il paese si raggiunge da Alessandria percorrendo prima la SP 82, poi la SP 87 e, infine, la SP 86.
Da Genova e da Milano, invece, si raggiunge percorrendo l'A7 - uscita Casei Gerola, seguendo poi le indicazioni per Sannazzaro de' Burgundi, Molino dei Torti e Isola Sant'Antonio. Giunti in paese, si percorre la SP 86 fino al Campo Sportivo. Attraversato il vicino argine del Po si giunge al cancello d'ingresso.

Il percorso

Varcato il cancello di ingresso la prima sensazione è di stupore. Non si può infatti che essere stupiti per la vastità delle zone d'acqua.
Una dimensione "coerente" con quella dell'alveo del Po, il Grande Fiume che scorre a pochi metri.
L'impressione si rafforza percorrendo i sentieri che si snodano lungo il perimetro, collegando i capanni di osservazione. Tre chilometri di cammino, alternando zona aperte ad altre di bosco. Da percorrere con calma, studiata lentezza e silenzio.
Dal cancello di ingresso, svoltando a destra si percorre un lato del Lago di Brusa Vecchia, arrivando al capanno di osservazione denominato "capanno storione", in ossequio alla specie ittica un tempo -e forse ancora- presente nel Po e nel lago. Si entra quindi in una piccola area boscata, bosco maturo, con specie varie: pioppi, querce e noccioli.
Tornati sui propri passi al cancello d'ingresso, si accede a uno dei capanni di osservazione principali da cui si gode la vista completa del Lago di Brusa Vecchia, ricco anche in inverno di vita acquatica.
Ripreso il sentiero principale si prosegue a destra, giungendo poco dopo a un bivio. Da questo punto si aprono due percorsi che fanno parte di un anello che, per buona parte dell'anno, consente di percorrere l'intero perimetro delle zone umide di San Siro, nella parte orientale dell'oasi. In certi momenti dell'anno, infatti, l'aumento del livello di falda e l'ingresso del Po in piena fanno in modo che i due specchi d'acqua dell'oasi siano collegati, cambiando così il paesaggio dell'area.
Scegliendo il sentiero di sinistra, si va all'inizio all'ombra di un giovane bosco di pioppi e querce. Si prosegue quindi in una zona aperta detta "Via delle farfalle", ideale appunto per l'osservazione di numerose specie di lepidotteri, diurni e notturni.
Proseguendo ancora si va a chiudere l'anello lungo le aree umide di San Siro, dove sono collocati altri quattro capanni di osservazione. Tale tratto riserva scorci panoramici che rendono in modo particolare l'idea delle dimensioni dell'intervento.

La mappa

Codibugnolo: un'associazione per la natura

L'Associazione naturalistica Codibugnolo è nata nel maggio 2008. La zona di attività comprende l'Oltrepò Pavese e i territori del Parco lombardo della Valle del Ticino e del Parco del Po, nel tratto vercellese/alessandrino. Si avvale di figure professionali specialistiche con esperienza decennale nel campo ambientale - sia naturalistico che didattico - che uniscono passione e voglia di coinvolgere tutti negli obiettivi di sostenibilità e nel contatto diretto con la natura.
L'associazione propone e gestisce escursioni naturalistiche tematiche (birwatching, geoturismo, escursioni sensoriali) e progetti di educazione ambientale per le scuole e per i gruppi non scolastici, affrontando tematiche quali la botanica, il rapporto uomo-natura, la fauna selvatica, la natura di notte, la luna e l'uomo, la geologia e le tante peculiarità del territorio.

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