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Temolo, un pesce davvero super!

Una vela al posto della pinna, l'abilità con cui evita ogni cattura e la sua estrema vulnerabilità, hanno fatto del temolo una icona della pesca sportiva. La sua importanza è riconosciuta anche a livello europeo, tanto da essere una specie protetta. 

 

  • Pietro Volta
  • Martedì, 22 Giugno 2021
Nella foto grande: Thymallys thymallus (Wikimedia). Nella foto piccola: Thymallus aeliani (GRAIA Srl ) Nella foto grande: Thymallys thymallus (Wikimedia). Nella foto piccola: Thymallus aeliani (GRAIA Srl )

Il temolo è una specie ittica davvero super. La morfologia caratteristica, con la pinna dorsale che si erge come una vela, la difficoltà nell'essere catturato anche con tecniche raffinatissime, nonché l'estrema vulnerabilità e poca tolleranza a condizioni ambientali avverse sono le principali caratteristiche che l'hanno reso una icona della pesca sportiva in Italia e in tutto il mondo. La sua importanza è però riconosciuta anche a livello europeo, tanto da essere inserito nell'allegato V della Direttiva Habitat 92/43/EC.

Ma se fino a pochi anni orsono si riteneva che di fatto in Europa esistesse una sola specie di temolo (Thymallys thymallus), a oggi si riconosce la presenza di un temolo padano, evolutosi al pari di altre specie ittiche italiche, in modo indipendente dai conspecifici transalpini e danubiani. Il Thymallus aeliani, questo il nome scientifico del temolo padano, è oramai una specie rarissima. Caratterizzato da una livrea bluastra su fianchi e pinne, si ritrova solo in poche acque del bacino padano. In Piemonte, la specie è presente nel Fiume Sesia e nel Po/Pellice.

Nel Sesia grazie alla collaborazione tra ittiologi e associazioni di pescatori locali, è in corso un programma di conservazione e ripopolamento che mira a ristabilire una popolazione di temolo padano in salute. A seguire il programma di conservazione in Valsesia, insieme alla locale associazione di pescatori, è l'ittiologo veterinario Cesare Puzzi, della società GRAIA srl, al quale abbiamo fatto qualche domanda.


Cesare, dove nasce l'esperienza di conservazione del Temolo padano in Valsesia?

La pesca nell'Alto Bacino del Sesia è gestita da molti decenni dalla Società Valsesiana Pescatori Sportivi (SVPS), con particolare attenzione alla salvaguardia della naturalità del Sesia – raro esempio sull'Arco Alpino - e delle sue specie ittiche di maggior pregio, Trota marmorata e Temolo. Il Temolo, a partire dai primi anni 2000, ha vissuto un drastico declino in tutto il suo areale padano, compreso il Sesia, per varie minacce di origine antropica, ma anche - e questo è particolarmente vero per il Sesia – per le rovinose alluvioni di quegli anni. Tra i pescatori nasceva allora la consapevolezza che il temolo locale fosse diverso dal temolo austriaco o sloveno, per i colori in particolare della pinna caudale: venivano detti rispettivamente "pinna blu" e "pinna rossa". Un primo lavoro dei primi anni 2000 svolto da GRAIA con l'Associazione Thymallus sui temoli evidenziava tali differenze, confermate anche da analisi genetiche svolte dall'Università dell'Insubria.

La conferma scientifica, e la passione per questo pesce oltre che la sua importanza per la pesca sportiva in Valsesia, spinsero la SVPS a cercare in tutti i modi di allevare presso i loro impianti ittiogenici il temolo della Valsesia. Grazie al sostegno della Provincia di Vercelli, e con il nostro supporto tecnico-scientifico, in pochi anni i primi nuclei di temolo padano, a partire da recuperi in natura e faticosissimi adattamenti alla cattività, erano presenti nelle vasche della pescicoltura di Quarona.

Come è stata certificata la nuova specie?

Grazie a un progetto europeo sviluppato dai ricercatori tedeschi del Leibnitz Institute, il progetto "Biofresh", che ha coinvolto GRAIA per alcuni aspetti, è stato possibile testare anche i temoli valsesiani con la tecnica del "Barcoding", una tecnica di indagine genetica che il progetto ha applicato a scala europea. I risultati del lavoro, pubblicati ai massimi livelli scientifici, hanno confermato la differenza genetica fra il Temolo padano e il Temolo danubiano, attribuendogli il nome scientifico di Thymallus aeliani. Tale risultato ha dato un ulteriore slancio alla SVPS, consapevole di custodire un prezioso tesoro di biodiversità, potenzialmente utile per il recupero della specie nel Sesia e negli altri bacini padani da cui il temolo autoctono fosse scomparso o in declino.

Oggi a che punto siete arrivati?

Oggi il Temolo nel Sesia mostra incoraggianti segni di ripresa, con catture e segnalazioni dei pescatori (la pesca è consentita solo in autunno, dopo la chiusura della pesca alla trota, con tecnica a mosca senza ardiglione, obbligo di rilascio, e pesca a piede asciutto) e osservazione diretta in alcuni tratti fluviali, grazie alle acque cristalline del fiume. La SVPS gestisce nel suo allevamento un importante stock di riproduttori di Temolo padano, è stato messo a punto il procedimento per la riproduzione artificiale, lo svezzamento e l'allevamento, e ogni anno decine di migliaia di giovani temoli ripopolano il Sesia grazie a questa attività. Non solo, siamo anche riusciti a fare inserire la specie nella lista rossa IUCN con lo status di "Critical endangered", e stiamo partecipando – GRAIA e SVPS sono partner di progetto insieme al CNR-IRSA di Verbania - a un ambizioso progetto Interreg Italia – Svizzera "Sharesalmo" , finalizzato proprio alla salvaguardia e alla gestione condivisa dei Salmonidi autoctoni di una vasta area che comprende il Bacino del Ticino con i laghi Verbano e Ceresio, e appunto il Fiume Sesia.

La strada è tracciata, ci auguriamo tutti che questa esperienza di conservazione possa dare buoni frutti, consentendo di acquisire ulteriori conoscenze sull'allevamento di questa specie e sviluppare buone pratiche per la sua gestione sia in cattività che in natura.

 

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