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Quando mezzo grado fa la differenza

Il futuro va verso un'economia circolare, occasione che deve essere sapientemente sfruttata al meglio, dicendo addio al combustibile fossile. Perchè?

Avete presente l'Era glaciale? Ecco: la ghianda è il combustibile fossile, e noi rischiamo do fare la fine dello scoiattolo.

Elena Verdolini, Senior Scientist all'EIEE, il Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici  (Foto E. Celona) Elena Verdolini, Senior Scientist all'EIEE, il Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Foto E. Celona)

 

«Il cambiamento climatico è una minaccia urgente e irreversibile per il nostro Pianeta: questa è la premessa dalla quale intendo partire quest'oggi». Non usa mezzi termini Elena Verdolini, Senior Scientist presso EIEE, il Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici intervenuta, a Torino, durante la scorsa edizione di Biennale Democrazia.

Premessa che la stessa Verdolini unisce alla necessità di collaborazione tra i diversi Paesi del Mondo per ridurre i gas a effetto serra, così come previsto dall'Accordo di Parigi sottoscritto da ben 194 Stati impegnati a contenere l'aumento della temperatura media globale al di sotto di 2°C rispetto ai livelli pre-industriali.

Ma di quanto si potrebbero ridurre i rischi e gli effetti del cambiamento climatico se l'aumento di temperatura fosse limitato a 1,5°C?
Molti Paesi si sono impegnati a fermasi prima del grado e mezzo, anche perchè il Global Warming of 1,5°C pubblicato dall'IPCC - parla chiaro: dal 1850 al 1960 la temperatura si è alzata di + 0,25 °C, ma dal 1960 al 2017 di 0,75°C: quindi è cresciuta sempre di più e sempre più rapidamente.

I rischi che corriamo per questo innalzamento riguardano sia i sistemi naturali, sia quelli umani: dalle barriere coralline che scompaiono, alla pesca di piccolo taglio che scarseggia; dallo scioglimento dei ghiacciai in Artico ai fenomeni atmosferici violenti come alluvioni e straripamenti dei fiumi; dalla coltivazione del grano sempre più problematica alla mortalità umana che cresce in relazione ai picchi di calore.

Perchè mezzo grado fa la differenza

Per questo mezzo grado può fare la differenza: raggiungere + 1,5°C di aumento in media, significa arrivare a massime di + 1,7°C con un 16% di giornate molto calde durante l'anno, mentre raggiungere + 2°C di aumento medi, significa arrivare a massime di + 2,6°C con una percentuale pari al 26% di giornate calde annuali. Una bella differenza.
Senza contare l'aumento del rischio di estinzione che corrono molte specie in relazione al clima e all'aumento della temperatura: se il 6% degli invertebrati è già a rischio con una temperatura di +1,5°C, la percentuale triplica a + 2°C: stesso discorso almeno per insetti e uccelli.

La perdita di biodiversità è un valore difficilmente stimabile: quanto vale una specie di uccelli? Oppure la perdita di una barriera corallina? È difficile quantificarlo. A questi valori inestimabili, vanno aggiunte perdite economiche e di benessere.

Da qui, la necessità di mitigare gli effetti del clima: «E se mitigare costa, dobbiamo comprendere che non mitigare ci costerà molto di più», spiega la ricercatrice.
Costa pagare una assicurazione per gli eventi climatici estremi, ma quanto costerebbe ricostruire la propria casa crollata in seguito a un'alluvione??

Come fermarsi a un grado e mezzo

Se oggi ci trovassimo a convivere con politiche ferme al 2015, ovvero pre-accordo di Parigi, le emissioni immesse in atmosfera non subirebbero nessuna riduzione. A partire dall'Accordo di Parigi, tutti i Paesi sottoscrittori hanno inaugurato buoni propositi ma non sufficienti.

L'ultimo grafico che Elena Verdolini mostra alle sue spalle non lascia dubbi, e lo vedete riprodotto in testa all'articolo.
Noi tendiamo alla zona rossa, quella più alta e pericolosa, mentre dovremmo porci l'obiettivo di attestarci nella fascia blu: ovvero quella che assicura un innalzamento della temperatura non superiore al grado e mezzo. Come? Utilizzando tecnologie a basse emissioni di CO2 in tutti gli ambiti: trasporto, chimica, materiali pesanti. Una rivoluzione culturale verso la quale opponiamo resistenza, perchè costosa oppure perché è difficile da attuare. Eppure il futuro è fatto di un'industria digitale, circolare e libera dal carbonio.

Una questione di barriere

Solo quando riusciremo ad abbattere barriere politiche, sociali e comportamentali, imboccheremo la giusta strada per il clima.
Partiamo da un piccolo esempio di l'efficientamento energetico degli immobili. Oggi chi vive in un appartamento in affitto non è disposto a cambiare gli infissi delle finestre perchè li lascerebbe in eredità al proprietario dell'immobile. Dal canto suo, il proprietario dell'appartamento non li sostituisce perchè non vive in quegli stessi locali.
Oppure, ancora, facciamo un esempio imprenditoriale e pensiamo a tutte quelle industrie che basano la propria attività sulle miniere di carbone: chi ne fa le spese è il clima.

Affrontare i cambiamenti climatici significa pagare un costo di transizione, senza se e senza ma. Per farlo è necessaria la presenza di politiche serie e lungimiranti, e di supporto alla transizione. 
Il futuro va verso un'economia circolare, occasione che deve essere sapientemente sfruttata al meglio, dicendo addio al combustibile fossile. Perchè?

Avete presente l'Era glaciale? Ecco: la ghianda è il combustibile fossile, e noi rischiamo do fare la fine dello scoiattolo. 

 

 

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