Piemonte Parchi

Ben Nevis, ovvero il collezionista in vacanza

Oggi il Collezionista di Cime vi porta all'estero, più precisamente alla scoperta della cima più alta della perfida Albione, fra overturism e panorami mozzafiato.

  • Testo e foto di Filippo Ceragioli
  • Giovedì, 9 Ottobre 2025
Il Ben Nevis Il Ben Nevis

Anche i collezionisti di cime ogni tanto vanno in vacanza. E anche per loro le ferie sono il momento giusto per riposarsi, per rimettersi in forma, per viaggiare, pulire l'interno dell'auto, conoscere nuova gente, passare più tempo con le persone care, leggere quella graphic novel che non avevano avuto tempo di finire, per meditare, fare sesso, dipingere, preparare la conserva, liberare il cortiletto sul retro dai rovi, provare nuove ricette, nuovi vini, una nuova dieta.... E naturalmente anche per "raggiungere la cima di montagne nuove", come canta Brunori Sas. A volte però trovare cime da salire non è così facile, tipo quando si va in vacanza in una zona pianeggiante. Altre volte le cime ci sarebbero ma non è banale arrivarci, e non solo per la difficoltà o la lunghezza della salita ma per la logistica (non sempre c'è l'auto a disposizione) o per la concorrenza con le altre cose che si fanno in vacanza. Io però voglio raccontare di un caso particolarmente fortunato. Tre anni fa con mia moglie e mia figlia abbiamo fatto una decina di giorni di ferie nelle Higlands scozzesi e, in particolare, ci siamo fermati due giorni nella cittadina di Fort Wiliams. Al mattino, mentre loro due andavano in treno a Mallaig sulla storica West Highland Line, quella del film di Harry Potter, io sono salito sull'altrettanto mitico Ben Nevis (Beinn Nibheis in gaelico scozzese). Si tratta della montagna più alta della Gran Bretagna (oltre che del Regno Unito e della nazione scozzese). In quanto cima più alta di un'isola la sua prominenza coincide con l'altezza sul livello del mare (1.345 metri). Il panorama (camera-2112207 960 720 Panorama dalla cima) dalla vetta naturalmente, con le giuste condizioni meteo, è spettacolare. Insomma, una vera delizia per un peakbagger.

La mia salita

Un po' per abitudine e un po' per evitare problemi di parcheggio sono partito molto presto dal B&B dove eravamo sistemati e ho posteggiato a Achintee, uno dei punti di partenza consigliati per la salita lungo la via normale, detta "Pony Track" o "Tourist Track" camera-2112207 960 720. Si tratta di una salita di circa 1.300 metri di dislivello positivo e 8 km di sviluppo sola andata, quindi piuttosto lunga e faticosa. Il tempo era bello e ho iniziato a camminare prima delle cinque; faceva già chiaro, perché in Scozia l'alba d'estate arriva molto presto. In generale non ci sono difficoltà tecniche, e buona parte del percorso si svolge su un ripido ma ampio sentiero scalinato e lastricato. Nella parte alta ho trovato ancora parecchia neve camera-2112207 960 720, anche se era già l'inizio di giugno. Si tratta comunque di zone non troppo ripide e sulla neve c'era una bella traccia di chi era passato prima. Salendo ero praticamente da solo, e sono arrivato su prima delle nove. Sulla cima c'erano un paio di altri camminatori, e nonostante il vento freddo e la neve abbiamo fatto due parole e ci siamo anche scambiati i cellulari per farci delle foto (camera-2112207 960 720 In cima) che fossero un po' meglio del solito selfie. Mentre ero lì ho anche visto uno zigolo delle nevi camera-2112207 960 720, un uccelletto dell'artico il cui habitat si spinge a sud fino alla Scozia, alle coste del Baltico e al Mare del Nord, e che mentre zampettava e svolazzava attorno alla cima molto gentilmente si è fatto (o fatta) fotografare. Nel frattempo cominciava ad arrivare altra gente, e io ho iniziato la discesa. Più scendevo e più la quantità di persone che incrociavo aumentava, e verso metà discesa spesso passavo a fianco di una processione quasi continua di salitori. All'andata avevo notato un bivio nei pressi dell'unico tratto dove la salita molla un po', quando il Pony Track sfiora il lago Meall an t-Suidhe camera-2112207 960 720. Arrivato al bivio il mio istinto collezionistico ha preso il sopravvento e ho svoltato a destra per una traccia di sentiero che costeggia il lago. Contornando lo specchio d'acqua fuori sentiero ho poi raggiunto la cima omonima (Meall an t-Suidhe, 711 metri di altezza, 111 di prominenza). Naturalmente la folla di turisti come per incanto è sparita, e sulla cima di questa montagnola (camera-2112207 960 720 La cima del Meall an t-Suidhe) ero di nuovo da solo. Sono poi ritornato al sentiero principale seguendo l'altra sponda del lago e di lì ho completato la discesa mentre il tempo peggiorava e, a tratti, veniva giù un po' di pioggerellina. Poco prima del posteggio sono passato davanti a un piccolo pub/rifugio, e per celebrare l'ascesa mi sono concesso una pinta di stout. Quando sono tornato a Fort Wiliams il gestore del B&B mi ha chiesto come andava, e gli ho detto che ero salito sul Ben Nevis. Ne abbiamo parlato un po' e lui mi ha conferito un diploma di salitore, che da allora conservo gelosamente in un cassetto.

Peakbagging & overtourism

Per me che sono abituato a gite dove se incontro due o tre altri camminatori è già tanto, vedere tutta quella gente che saliva sul Ben Nevis faceva un po' strano. Sul sito della BBC ho trovato una intervista al presidente del Nevis Landscape Partnership, un ente che tra le altre cose ha lo scopo di tutelare l'ambiente e il paesaggio della zona attorno alla montagna. Il tema principale era la proposta di limitare il numero di accessi giornalieri alla montagna: Mike Pescod si dimostra abbastanza scettico sull'argomento e, pur riconoscendo che la massa di persone che ci salgono crea vari problemi, osserva che la percezione di affollamento eccessivo è piuttosto soggettiva, e che chi è abituato a passeggiare nel centro di Birmingham potrebbe anzi trovare il Pony Track quasi deserto anche nei momenti di maggior afflusso. Sarà anche vero, ma sinceramente trovarmi l'"overtourism" non solo in spiaggia o nelle città d'arte ma anche in montagna proprio non mi piace e penso che, in ambienti più fragili e meno ben gestiti rispetto al Ben Nevis, possa fare danni ambientali davvero gravi. Come molti ho visto sul web le foto delle file di alpinisti che salgono verso l'Everest, nei pochi momenti dell'anno che offrono le condizioni ottimali per la scalata, e i cumuli di monnezza che si lasciano dietro. Ma il collezionismo di cime è complice dell'overtourism o lo previene? In generale credo che lo prevenga. Chi colleziona cime sempre diverse tende a differenziare le proprie mete e ad esplorare posti nuovi, spesso quasi sconosciuti ai più. Una oscura collina dell'Appennino alessandrino per il peakbagger diventa un ghiotto oggetto di desiderio solo per il fatto di avere una prominenza di più di cento metri, mentre in chi è attratto dalle cime più note o dai cammini più frequentati non suscita il benché minimo interesse. Quando però il collezionista si appassiona all'"highpointing", tipo completare la salita delle cime più alte degli stati europei (vedi Piemonte Parchi di luglio), qui sì che potrebbe aggravare i problemi legati all'eccessiva frequentazione turistica di singole località. Ad esempio le code di alpinisti sull'Everest sono in buona parte formate dagli appassionati dei "Seven Summits", e cioè da chi si è messo in testa di salire i punti più alti dei sette continenti. Ma forse stiamo volando un po' troppo alto, e scagionerei in anticipo i collezionisti di cime interessati alle montagne del nostro Piemonte almeno da questa potenziale accusa.

Per approfondimenti:

Traccia itinerario 

Traccia.gpx scaricabile dal sito eakbagger.com 

 

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