La val Grana è una vallata delle Alpi Cozie che dalla pianura cuneese si spinge verso ovest in direzione dello spartiacque alpino principale ma, schiacciata com'è tra tra la val Maira a nord e la val Stura a sud, non riesce a raggiungerlo. La sua cima più alta, con 2.647 metri di altezza e 131 di prominenza, è il monte Tibert. A prima vista - se si guarda una cartina - non si direbbe perchè poco lontano c'è la Cima Tempesta. E' un po' più alta (2.679 m) e più prominente (309 m), ma in realtà è del tutto compresa in val Maira. Tornando al Tibert, si tratta di una cima panoramica e di facile accesso, visto che è raggiunta da un buon sentiero che ne percorre la cresta ovest e la collega con il colle Intersile (2.516 m), a sua volta raggiungibile per sentiero da entrambe le vallate. Una traccia prosegue verso est lungo il crinale Grana/Maira ma diventa meno facile da seguire. Il Tibert d'inverno
(visto dalla Cima Tempesta] è un'ottima meta scialpinistica o ciaspolistica.
La mia salita
Sono salito al monte Tibert partendo dal Santuario di San Magno
(1.761 m). In alternativa ci sarebbe la salita dal colle di Fauniera, che volendo può essere accoppiata con quella alla punta Tempesta (vedi "A piedi nella Natura Piemontese", itinerario n. 21, pagg. 92-94). Partendo dal santuario c'è più dislivello ma io alla Punta Tempesta c'ero già stato d'inverno, con le ciaspole, e volevo provare un nuovo itinerario. Ho seguito all'inizio uno sterrato che si inoltra nell'ampio vallone di Sebolet e che poi, dopo il Gias Sebolet, si trasforma in un comodo sentiero. Arrivato in un ampio pianoro erboso a sud del Monte Tibert, a circa 2.200 metri di quota, ho proseguito "per prati"
verso la cima. Il tempo bello e stabile, l'ambiente aperto e la pendenza non troppo elevata mi hanno ispirato questa variazione. Di per sé sarebbe sempre meglio seguire i sentieri, ma ogni tanto una eccezione ci può stare. Ammesso che non si dia troppo fastidio al bestiame e non si calpestino prati da sfalcio, che però di solito sono a quote ben più basse. Arrivato sul crinale Maira/Grana ho proseguito fino in cima
per sentiero, godendomi un panorama davvero grandioso. In discesa ho seguito fedelmente il sentiero, passando per il colle Intersile
. Quasi sul punto di valico c'è un curioso laghetto (curioso perché di solito i laghetti stanno negli avvallamenti e non sui colli) che viene utilizzato d'estate per l'abbeverata dai bovini che pascolano in zona. Più in giù ho utilizzato alcune tracce di passaggio del bestiame per tagliare un paio di lunghi tornanti della stradina che collega il Gias Sebolet a San Magno. Per chi non c'è mai stato il santuario, isolato al centro della valle, sarà davvero una piacevole scoperta. E un altro motivo di interesse della gita è quello gastronomico: salendo da Caraglio si passa a fianco di un paio dei caseifici dove si produce il mitico Castelmagno, uno dei formaggi che fanno grande la gastronomia piemontese. E, prima di uscire definitivamente sulla pianura, merita anche provare l'"aglio di Caraglio", una tipologia di aglio riconosciuta dalla Regione Piemonte come P.A.T. ("Prodotto Agroalimentare Tradizionale") e da Slow Food come "Presidio del gusto". Alcune aziende agricole lo vendono direttamente, ma lo si trova anche nei negozi del capoluogo comunale.
Peakbagging vs. highpointing
Il Tibert è "la cima più alta della val Grana". Ogni vallata alpina ha una sua "cima più alta" e in ogni pezzo di territorio comunque definito, a meno che non sia stato spianato artificialmente e con estrema precisione, si può individuare un "punto più alto". Il punto più alto della val Tanaro è la cima del Marguareis, quello della provincia di Cuneo è il Monviso, e così via. Non sempre però il punto più alto di un certo territorio coincide con una vera e propria cima. Il Principato di Monaco ad esempio culmina con il chemin des Révoires, un viottolo al confine con la Francia che taglia il pendio che dal mare sale verso le montagne dell'interno, queste in territorio francese. Oltre al collezionismo di cime propriamente detto (in inglese "peakbagging") c'è anche l'"highpointing", ovvero il collezionismo di "punti più elevati". La distinzione è sottile. Nell'highpointing una cima non interessa di per sé, ma solo quando costituisce il punto più alto di una certa suddivisione geografica. E come un praticante del peakbagging si chiama peakbagger, così un appassionato di highpointing si chiamerà highpointer. Elementare Watson! Chi vuole raggiungere tutti i punti più alti degli stati europei, una volta conquistato il Monte Bianco (4.810 m, prominenza 4.697 m), lascerà sdegnosamente da parte il Cervino o il Monviso ma si fionderà avidamente sul monte Titano (739 m, prominenza 251 m), il punto più elevato della Repubblica di San Marino.
E in Piemonte? Il punto più alto della regione non è la punta Gnifetti (4558 m, prominenza 102 m), come forse qualcuno ingenuamente potrebbe pensare, ma il Grenzgipfel (4.618 m, prominenza 10 m), una anticima della ben più famosa punta Dufour, (4.633 m, prominenza 2.164 m), che invece è completamente in territorio svizzero. Il Grenzgipfel è anche il punto più alto della provincia del Verbano-Cusio-Ossola; seguono la già citata punta Gnifetti (VC), Il Roc (TO, una anticima del Gran Paradiso con 4.026 m di altezza e 28 metri di prominenza), il Monviso (CN, 3.841 m, prominenza 2.062 m), il monte Mars (BI, 2.600 m, prominenza 388 m), il monte Chiappo (AL, 1.700 m, prominenza 330 m), il Bosco del Ratti (NO, nei pressi del Mottarone, non è una cima ma una località a circa 1.375 m di altezza e con zero metri di prominenza) e infine il Bric Puschera (AT, 845 m, prominenza 235 m). La lista dei punti più alti delle province italiane si può trovare sul sito Peakbagger.
La mia impressione è che, se già il peakbagging è un po' cervellotico, l'highpointing lo è ancora di più. E, per sottilizzare, capisco di più chi si basa su suddivisioni fisiche, come i punti più alti delle varie isole del Mediterraneo o, come detto più su, quelli delle vallate alpine. Invece mi pare che basarsi sulla geografia politica (le province italiane, le contee britanniche, i Länder tedeschi....) non sia il massimo. L'isola d'Elba tra un secolo sarà ancora un'isola, e il monte Capanne continuerà a dominarla dai suoi 1.017 metri di quota, ma la provincia di Biella magari tra qualche anno la riuniscono con quella di Vercelli, e così la mitica salita al monte Mars che avevo fatto con il mio amico Rocco il 17 luglio 1985 rischia di perdere in un attimo buona parte del suo prestigio.
Per approfondimenti:
Traccia .gpx (dal sito peakbagger)
Cartina consigliata: Fraternali editore (Ciriè): Carta dei sentieri e stradale scala 1:25.000 n. 14 - Valle Grana, Bassa Valle Stura di Demonte