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Poche precipitazioni al Monviso, a rischio alcune specie

La siccità potrebbe mettere a rischio alcune specie animali e vegetali di particolare interesse delle aree protette del Monviso.

Martedì, 9 Maggio 2023

L'inverno che si è appena concluso ha fatto registrare precipitazioni atmosferiche molto scarse sul territorio in cui ricadono le aree naturali protette del Monviso: nel periodo gennaio-marzo 2023 sono caduti complessivamente 63mm di pioggia, pari al 43% della norma del periodo calcolata sulla media dei dati raccolti tra il 1991 e il 2020. 

La mancanza o la scarsità di precipitazioni in piena stagione invernale, in particolare di nevicate, è un fenomeno atmosferico rilevato già da tempo e che si collega in modo inequivocabile alla crisi climatica in atto, che sta conducendo al surriscaldamento globale. Questa situazione ha ricadute pratiche molto concrete in termini di disponibilità di acqua nel periodo estivo poiché genera, insieme ad altre pressioni, un abbassamento della falda acquifera in pianura. 

A seguito di queste tendenze climatiche, la disponibilità idrica estiva è scarsa anche in montagna: è capitato che i pastori all'alpeggio siano rientrati prima del tempo per mancanza di acqua di abbeverata e per l'anticipata secchezza dei pascoli e nel 2021 ha fatto notizia la chiusura anticipata del rifugio Quintino Sella per l'esaurimento delle risorse di acqua potabile. L'abbassamento del livello dei laghi alpini è un altro segnale importante, e facilmente visibile da chiunque, di questa situazione.

Le conseguenze di questa estrema situazione climatica dell'inverno si ripercuotono anche su specie di notevole interesse per l'Ente di Gestione delle Aree Protette del Monviso, come i chirotteri che svernano nella grotta di Rio Martino, censiti ogni anno a partire dal 1992. e la salamandra di Lanza, specie iconografica del massiccio del Monviso, endemica e riconosciuta quale specie a priorità di conservazione dalla Direttiva Habitat, che potrebbero risentire di questa situazione climatica. 

Spostandosi in pianura, una diversa distribuzione stagionale delle piogge e un aumento delle temperature medie, in aggiunta all'abbassamento della falda, sta creando problematiche di deperimento delle farnie e dei rari querco-carpineti di pianura, habitat forestali ormai relegati in pochissime aree a livello regionale.
La mancanza di precipitazioni invernali si traduce anche in una sofferenza delle aree umide, specialmente di quelle in pianura, già rare e strettamente collegate all'affioramento superficiale della falda, ma anche di quelle situate in quota, come ad esempio la famosa torbiera del Pian del Re posta a poca distanza dalle sorgenti del Po, fiume che a sua volta soffre in termini di portata lungo tutta la sua asta, come è emerso chiaramente in questi mesi.

Per approfondimenti: 

Sito EGAP Monviso

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