La presenza di alte densità di cinghiali rappresenta una criticità nella conservazione di habitat quali praterie aride, boschi, ambienti umidi e sponde fluviali, esposti al danneggiamento della cotica erbosa ad opera di questi ungulati che ricercano il cibo grufolando nel terreno. Questo comportamento rende gli ambienti naturali estremamente vulnerabili, oltre ad avere impatti anche sulle popolazioni di uccelli che nidificano a terra e sulle ovature di diverse specie di anfibi e rettili. Evidenti e noti sono inoltre i danni arrecati alle colture.
Da questi presupposti nasce l'esigenza di effettuare interventi di controllo demografico delle popolazioni di cinghiali anche in coordinamento con altri Enti Parco. Già da tempo collaborano tra loro in materia L'Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese,l'Ente di Gestione delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese e l'Ente di Gestione Parco Paleontologico Astigiano.
E' attiva attualmente una cella di sosta per i capi abbattuti nel territorio limitrofo alla Provincia di Alessandria, mentre invece manca una cella nel territorio del Torinese. In questo contesto si inserisce la convenzione stipulata tra l'Ente di gestione delle aree protette del Po Piemontese e l'Ente di gestione delle aree protette dei Parchi Reali, sottoscritta rispettivamente dalle direttrici Monica Perroni e Stefania Grella, che prevede che il Parco del Po piemontese, durante la sua attività di contenimento dei cinghiali, possa avvalersi del Centro di sosta della selvaggina allestito presso Cascina Comba, a Druento, all'interno dell'area regionale del Parco La Mandria.
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