Lo scorso 9 dicembre a Castagneto Po, presso la sede del Parco del Po e della Collina torinese, si è tenuto un incontro con tutti i Comuni collinari e del Po interessati dal tema della presenza delle popolazioni di cinghiale.
Le attività del parco hanno dato importanti risultati dal 2012 a oggi con complessivi 984 capi abbattuti (compresi i capi per mancata nascita) grazie alle azioni di controllo svolte con il prelievo mirato svolto di notte con il tiro da appostamento con faro, con l'utilizzo delle gabbie di cattura e con una stretta collaborazione con le squadre esterne degli ATC (ambiti territoriali di caccia).
Queste azioni, insieme al fatto di esserci dotati di un sistema certo di conferimento di capi, che oltre alle macelleria convenzionate vengono ceduti al Banco alimentare, hanno permesso di effettuare un prelievo attento e efficace per la parte del parco con una distribuzione di classe fra adulti e giovani del 58 % (ovvero su due capi abbattuti uno è di classe d'età giovane). Un valore significativo nei controlli faunistici dove il mantenimento di una popolazione si garantisce intervenendo principalmente sulle classi di età giovani e non su quelle adulte.
Interventi questi che hanno interessato una superficie di 2489 ettari, contro gli 11.566 ettari di superfici boscate al di fuori del parco. Quindi un territorio quasi 6 volte superiore a quello del parco dove i cinghiali sono presenti e dove il nostro intervento non è possibile.
Così non è avvenuto all'esterno del parco negli estesi territori boscati dove questa specie trova soprattutto alimento e anche rifugio. In queste aree l'efficacia di intervento della città metropolitana sui giovani è stata come classi di età invece del 93%, con una efficacia molto inferiore sul controllo della popolazione.
I sindaci intervenuti hanno espresso soddisfazione per il lavoro svolto dal Parco, richiamando l'importanza dei risultati della gestione, i cui principi sono un modello che dovrebbe essere esteso al resto del territorio: catture con le gabbie, interventi con il faro notturni, e maggiore capacità di selezione sensibilizzando i cacciatori a intervenire con abbattimento non solo dei capi più grossi, e dal punto di vista venatorio più premianti, ma anche su quelli più piccoli per favorire il controllo della popolazione.
L'Ente parco ha potuto vantare particolare soddisfazione per aver proposto un lavoro coordinato fra tutto gli attori coinvolti del territorio.
L'incontro è stata anche occasione per riconoscere i problemi generati dal sovrappopolamento di questa specie, ma nel quale i sindaci e il parco hanno richiamato come i cittadini che scelgono di vivere nei territori naturali intorno a Torino devono avvicinarsi di più alla convivenza con la natura, e anche accettare la presenza di questa fauna, certo non ai livelli numerici oggi presenti. È stata quindi anche occasione per riflettere intorno al tema dell'abbandono dei territori boscati e dell'agricoltura collinare, legata alle dinamiche economiche del dopoguerra che hanno portato gli abitanti a trasferirsi nei lavori presso le industrie. Oggi il lavoro di tutti e anche del parco è quello di individuare modalità per garantire una ripresa dell'uso di questi territori, con nuove politiche rurali per i territori alle porte delle città, ed è anche per questo che il Parco ha candidato a sito Unesco questo territorio, innalzando l'interesse verso questa area troppo spesso considerata solamente un semplice contorno della città.