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Ritorno a Kyoto, una connessione tra paesaggi

«Ci sono sacche di bellezza: è la speranza che mi ha portato qui, la speranza di ritrovare quella dolcezza dell'attimo presente che trasforma le ferite della vita, il dolore di una separazione e un senso di fallimento che mi ha spinto in un vicolo cieco. Cercavo un'esistenza piena di senso e navigavo invece alla cieca in un mare ignoto, alla ricerca di un'isola, di un porto sicuro dove poter approdare e ricostruirmi». In Occidente si dice che nessun uomo è un'isola; in Oriente si dice: "Sii un'isola per te stesso".

 

 

  • Alessandra Corrà
  • Giugno 2025
Martedì, 3 Giugno 2025
Ritorno a Kyoto, una connessione tra paesaggi

Cogliere il momento presente, oltre a portare un rinnovamento personale, ha il potere di riconciliarci con la vita. Anche se da solo non basta. Per smuovere un periodo di stasi, per uscire da una vita che percepiamo troppo ordinaria o, ancora, per guarire le ferite, serve soprattutto l'azione.

E' quello che ha fatto Robert Weis, scrittore e paleontologo lussemburghese, nel momento che ha deciso di partire per la terra che sognava da anni nel suo immaginario, il Giappone. Probabilmente senza avere nemmeno la consapevolezza che quest'esperienza un giorno l'avrebbe raccontata anche in un libro: Ritorno a Kyoto, pubblicato proprio quest'anno da Gagio Edizioni, e tradotto in italiano dallo stesso autore.

Ma partiamo dall'inizio. Robert sente che qualcosa nella sua vita regolare non funziona, ci rimugina sopra, fino a quando non decide di partire. Prende aspettativa dal lavoro e sbarca a Kyoto, l'antica capitale imperiale del Giappone, dal 794 fino al 1868, circondata da meravigliose montagna, e da cui sente da tempo un richiamo ancestrale. Perché Robert da sempre è alla ricerca di montagne e angoli naturali, ma anche di templi e di città antiche.

Scopriamo così che intorno alla metropoli esistono angoli naturali pieni di bellezza e significato, primo tra tutti nei vicoli stessi di Kyoto, che "come una geisha nasconde i suoi templi (tra cui il meraviglioso "Padiglione d'oro", che serve più di una volta per coglierne l'essenza), i suoi giardini, i suoi laghi, come il lago Biwa, e le sue case da tè.

E poi, ci trascina Oltre, nel parco di Ueno, dove conosce un vagabondo che d'estate vende i suoi libri di haiku scritti in lingua inglese; o ci accompagna in cammino sulla principale via di pellegrinaggio di Kumano, che per i giapponesi è una sorta del Cammino di Santiago.

E, poi, ancora ci fa scoprire un sentiero sulla montagna nella Valle del Kiso fino al Castello del corvo nero, una delle fortificazioni medioevali meglio conservate del Giappone.

Il saggio è un diario di viaggio, una narrazione che punta ed esplora la bellezza dei paesaggi giapponesi, utile per chi desidera conoscere questa zona così diversa culturalmente dalla nostra, ma non bisogna dimenticarsi che è soprattutto una relazione che l'autore fa tra il suo mondo interiore e l'ambiente esterno che lo circonda. Una connessione profonda che ci ricorda che noi non siamo mai disgiunti dal mondo esterno, e che il modo in cui percepiamo e interpretiamo l'ambiente intorno a noi influisce sul nostro stato emotivo e mentale, e viceversa. Perché anche noi plagiamo la natura che ci accerchia, anche se non ce ne rendiamo conto, o troppo spesso ce ne dimentichiamo.

Chi è Robert Weils

Robert Weis (Lussemburgo 1980) è paleontologo e scrittore. Fra le sue opere, pubblicate inpiù lingue, il diario geopoetico "Rocklines A geopoetic journey across Minett Unisco Biosphere" ( Edizioni PHI – 2022), il volume di poesie "Reves d'un mangeur de kakis" e "Yamabushi (Transboreal, 2023) – La sapesse des montagnes" (Transboreal, 2024).

Ritorno a Kyoto, Gagio Edizioni – 2025 – 126 pg, euro 14,90

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