Stampa questa pagina

La poetica dell'Uomo Radice

ll suo habitat naturale è il bosco, ama il silenzio come gli alberi e lui stesso si definisce "uomo radice". E' Tiziano Fratus, un personaggio unico nel suo genere: un poeta viaggiatore che attraversa i boschi del mondo cercando una connessione profonda e spirituale con gli alberi.

  • Alessandra corrà
  • Giugno 2022
  • Giovedì, 30 Giugno 2022
Tiziano Fratus  Tiziano Fratus

«Quel che mi unisce ai grandi alberi è il silenzio, è questo silenzio che li abita da secoli o da millenni che incerniera loro e la mia anima, è il silenzio che non ha bisogno di esprimersi». Tiziano Fratus, "Alberi millenari d'Italia".
«Che lo si ascolti o meno esiste un Dio delle lingue e delle radici, un Signore che nasce e rinasce e si rimodella a ogni passaggio del tempo, che accompagna le forme dell'esistente su questo minuscolo pianeta ai margini della galassia, in un universo in espansione continua». Tiziano Fratus
«Il bosco è un fiume ma non procede lungo una direzione lineare, piuttosto fermenta, rigoglisce, dimezza la propria massa in autunno per compensala in primavera». Tiziano Fratus, "Ogni albero è un poeta".

Tiziano Fratus è uno scrittore che non ha bisogno di presentazioni: in Italia ha già pubblicato circa una trentina di libri con diverse case editrici, fra le quali "L'Italia è un bosco" (Laterza), "Manuale del perfetto cercatore d'alberi" (Feltrinelli), "Il sussurro degli alberi" (Ediciclo), "Un quaderno di radici" (Feltrinelli), "Alberi millenari d'Italia" (Feltrinelli), "Giona delle Sequoia" (Bompiani) e tanti altri.
Le sue esplorazioni metodiche lo hanno portato a muoversi attento nella natura, alla ricerca degli alberi millenari insieme alla sua macchina fotografica e ai suoi taccuini, strumenti fondamentali per poter fermare il tempo almeno sulla carta. La natura gli ha sempre suscitato emozioni come è successo alcuni decenni fa, in California, dove il suo viaggio è cominciato davanti alle sequoie millenarie.
Anche in Italia ha incontrato alcuni giganti silenziosi come i Ficus macrophylla nella città di Palermo, i maggiori alberi esotici d'Europa di origine australiana, piantati 150 anni fa. Oppure il Cedro del Libano che si trova su un prato dei Giardini Margherita nel parco al centro di Bologna o ancora il Cipresso di Montezuma, di origini messicane, nell'Orto Botanico di Firenze.
In Piemonte, oltre a emozionarsi davanti alle cinque imponenti sequoie del Parco Regionale della Bucina nel biellese, messe a dimora probabilmente nel 1848 su iniziativa di Giovanni Piacenza per celebrare la promulgazione dello Statuto Albertino, è venuto a vivere in una casa in mezzo alla natura della Val Sangone.
Oggi abbiamo avuto la fortuna di potergli porre alcune domande per cercare di sondare insieme a lui alcune riflessioni.
"Sono un uomo che ha trovato radici viaggiando nel mondo. Sono un uomo che cerca sempre radici. Sono un uomo radice che cerca e tenta di stabilire connessioni, e conoscenza, con gli ambienti".
Partiamo da questa tua definizione, peraltro molto bella e affascinante; ci potresti parlare del tuo rapporto simbiotico con la natura?
Amo immergermi nei boschi. Restare a contatto con la terra. Meditare ai piedi di un grande albero secolare. Ascoltare il mormorio delle acque di un ruscello. Cose così. E la scrittura alla quale ogni giorno lavoro si nutre anche di queste venature. Ogni tanto conio qualche parola nuova come Homo Radix e Dendrosofia. Recentemente mi sono inventato Anima arborescens, di cui mi sono divertito a comporre una sorta di definizione da dizionario: – s. f. [dal lat. anima, anima, spirito, e arborescere, frondare, rinasce sottoforma di albero] – Un individuo che percepisce un sentimento di fratellanza, prossimità e intimità con gli alberi e tutto quel che abita un bosco o una foresta.
Tra i libri che appartengono alla tua storia, passata ma anche presente, c'è qualche autore che ti ha ispirato, o che ancora stimola, la tua poetica?
Moltissimi. Autori americani, autori giapponesi, francesi, tedeschi, svizzeri, portoghesi e greci, nordici e russi, africani e australiani e cinesi, brasiliani e ovviamente italiani. Sarebbe un elenco lunghissimo.
Qualche anno fa è stato pubblicato il tuo saggio: "Il sole che nessuno vede. Meditare in natura e ricostruire il mondo": che importanza ha nella tua vita la meditazione? Ci potresti spiegare il concetto di "buddismo agreste"?
Medito nell'orto, nei boschi, nelle riserve, nei giardini. Lo preferisco alla meditazione nei centri o in casa mia, dove comunque c'è più di un Buddha, ovviamente. Mi considero un semplice buddista agreste poiché medito a contatto con gli elementi naturali. La meditazione ha arricchito la mia esistenza e mi sta concedendo, quantomeno in questa parte della mia vita, anche di vivere con meno peso e seriosità tutto quel che faccio e che scrivo e che presento. Ero arrivato ad un punto in cui mi sono reso conto di prendere le cose troppo sul serio, la pressione e le attese erano eccessive, furibonde vorrei aggiungere. No, non andava per niente bene. Grazie alla meditazione mi pare di aver trovato quella calma e quella serenità che mi mancavano. Ma ogni giorno si è daccapo.
Quali e quante forze abitano i boschi?
Infinite. Un bosco non muore mai. Anche quando un incendio lo annichilisce, anzi, proprio da quella montagna di ceneri potrà rinascere un bosco ancora più ricco e ombroso del precedente.
I termini Mistero, Natura e Sacro che connessioni hanno tra loro?
Mistero serve più per vendere, per fare sensazionalismo culturale, spacciare cose che non capiamo per misteri. Natura ovviamente è tutto: noi siamo natura come le foreste più antiche, i grandi alberi di 4000 e 5000 anni, le specie estinte o il cosmo siderale che non immaginiamo neppure. Sacro è una parola importante, che spesso confiniamo nelle definizioni di comodo, che anche la nostra religione ci ha insegnato. O imposto. Ogni cosa può godere di un aspetto suo sacro, non tanto Iddio onnipotente che noi non potremmo nemmeno pronunciare e pensare, vista la nostra imperfezione, la nostra finitudine, sarebbe come fissare il sole per ore e ore. Ci si acceca, o no? Sacro per me è ogni cosa che noi decidiamo di rispettare proprio perché siamo quel che siamo e lei, la cosa, la realtà, l'essere vivente, è quel che è. Una foglia può assumere un carattere di sacralità, un corpo, un amore, un libro, le parole, una abitazione o una statua. Una foresta, perché no. Il nostro silenzio.
I boschi per le società del passato erano fonte di sostentamento; oggi invece, per l'uomo moderno, cosa rappresentano?
Per diverse comunità sono ancora sostentamento. Per altre persone sono diventate intrattenimento, basti pensare alle accademie di bagno di foresta, per dirne una, alle tante guide naturalistiche che cercano, non senza difficoltà, di far quadrare i propri conti con esperienze di cammino e immersione nelle nature disponibili. E poi può essere appunto quella palestra di semplicità, di essenzialità, di studi alla selvatichezza che per molti di noi che ci andiamo quando possiamo è diventata ora che i boschi vengono anzitutto protetti.
L'arte che con la sua potenza da sempre stimola le nostre emozioni e il nostro benessere psichico, potrebbe anche spronarci a trovare una nuova coscienza e maggior rispetto nei confronti della Natura?
Tocca a noi. Già i romani sapevano e potevano capire. Oggi ovviamente ne siamo assolutamente certi e consapevoli. Chissà quando sceglieremo di deporre per sempre le armi, di distruggerle, di disinnescarci... fino ad allora la Natura parlerà soltanto ad una parte della popolazione.
Secondo alcune statistiche, il Covid ha portato l'uomo a un riavvicinamento verso dei contesti più naturali. Credi che si tratti solo di un momento? E quali conseguenze ne potrebbero derivare?
Mah, ne sono poco convinto. E' comunque una scelta personale, fa parte anche di un modo di retrocedere rispetto a tutti quegli obiettivi e ambizioni che fin da bambini impariamo ad adorare sì, come dei traguardi obbligatori. Se retrocediamo e impariamo a fare un poco di ecologia di noi stessi, senza che diventi l'ennesima dimostrazione della nostra superbia, farci natura in mezzo alle nature potrebbe portare a un miglioramento della convivenza sociale quanto del benessere personale. L'una e l'altra cosa insieme.
Tra tutti i viaggi e le esplorazioni che hai fatto in questi anni, ci sono degli alberi, o delle foreste, a cui ti senti più affezionato e legato? E tra questi ce ne è qualcuno situato nei parchi piemontesi?
Di certo le sequoie della California. Tra le loro immensità è sbocciata l'intuizione dell'Homo Radix, colui (o colei) che attraversa il mondo e si sente connesso alla natura. E poi è uno spettacolo inimmaginabile. E poi diversi boschi che ho toccato qui in Italia, o in Giappone, o in Francia, in Svizzera... tanti luoghi, tanti rifugi, tanti templi a cielo aperto. Andate nei boschi, perlustrateli, diventate anche voi bosco dentro di voi.
Grazie Tiziano per la disponibilità e per le tue preziose considerazioni. Arrivederci nei boschi del mondo.
Per approfondire la poetica dell'autore può visitare il suo sito personale a questo link

Potrebbe interessarti anche...

Cesare Lasen, geobotanico originario del Feltrino e primo Presidente del Parco nazionale del ...
E' un allevatore il nuovo steward volontario delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese. Il su ...
Il pensionamento di Leonardo Picchianti, storico guardiaparco del Ticino Lago Maggiore, è l'occa ...
Pittore ed incisore di grande fama, allievo di Francesco Casorati per la pittura e di Francesco F ...