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Erpetologi si nasce o si diventa? Intervista a Roberto Sindaco

Intervista a Roberto Sindaco

  • Loredana Matonti
  • febbraio 2017
  • Mercoledì, 8 Febbraio 2017
Roberto Sindaco durante un transetto crepuscolare a Socotra  Foto F. Pupin Roberto Sindaco durante un transetto crepuscolare a Socotra Foto F. Pupin

Profilo: Roberto Sindaco è un naturalista erpetologo, Responsabile dell'Unità Operativa Paesaggio, Foreste e Tutela della biodiversità dell'IPLA (Istituto per le Piante da legno e l'ambiente di Torino), attualmente presidente della Societas Herpetologica Italica.

E' specializzato in rettili del Paleartico occidentale (un'ampia area geografica che comprende Europa, Nord Africa, Medio Oriente e Asia Centrale). Gran parte dei suoi articoli (oltre 100) apparsi su riviste scientifiche nazionali e internazionali (https://www.researchgate.net/profile/Roberto_Sindaco3/contributions) riguardano infatti rettili e anfibi, inclusi alcuni volumi monografi ci tra cui l'Atlante degli anfibi e dei rettili d'Italia (2006), i due volumi de The reptiles of the Western Palearctic (il primo del 2008, l'ultimo, sui serpenti, nel 2013), il volume sui rettili della Fauna d'Italia (2011) e Herpetofauna of Armenia and Nagorno Karabakh (2011). Per la sua competenza in campo erpetologico ha all'attivo diverse collaborazioni internazionali: membro del Mapping Committee della Societas Europaea Herpetologica e collaboratore dell'International Union for Conservation of Nature (IUCN) per la conservazione dell'erpetofauna italiana, europea, dell'Anatolia e della Penisola Arabica.
A scala regionale si occupa attivamente di più gruppi zoologici, soprattutto a livello di faunistica: libellule (di cui è co-autore dell'atlante regionale), ortotteri (di cui ha recentemente pubblicato la prima checklist regionale), farfalle (nell'ambito del monitoraggio agro-ambientale del Piano di Sviluppo Rurale) e di tutte le specie piemontesi di interesse comunitario (di cui coordina il monitoraggio per conto di Regione Piemonte: http://www.inaturalist.org/projects/specie-natura-2000-in-piemonte.

 

 Roberto come è diventato un naturalista affermato?
"La mia è una passione innata. Già da bambino ero attratto da ogni sorta di animale, e mi facevo regalare dai nonni fumatori le scatolette dei cerini o dei sigari dove poi riponevo i miei preziosi reperti (insetti, chiocciole etc.). La prima passione "specialistica" sono state le conchiglie, che collezionavo: il premio che chiesi a mio padre per la licenza media fu l'ostico volume "Carta d'identità delle conchiglie del Mediterraneo". Il colpo di fulmine per l'erpetologia è invece scoccato alla fine del liceo, quando incontrai i miei primi tritoni crestati e punteggiati. Li portai a casa, li osservai per un'intera sera, ma il giorno dopo, preso dal rimorso per averli rimossi dal loro stagno, ve li riportai. I tritoni furono anche l'oggetto del mio primo articoletto scientifico, scritto nel 1987 proprio con Franco Andreone, che confermava la presenza del tritone apuano sulla collina di Torino.
Poi, dopo la laurea, ho cominciato le ricerche sul campo in Piemonte e Valle d'Aosta e dopo sempre più lontano...Nei primi anni le ricerche nei paesi esotici ho dovuto svolgerle a mie spese, mentre le ultime spedizioni sono state per lo più sponsorizzate da progetti internazionali."

Cosa l'ha indotta a scegliere proprio le regioni aride per le sue ricerche sui rettili?
"Perché mi affascinano gli ambienti desertici e i paesaggi sconfinati, dove la presenza dell'uomo è ancora limitata. Alcune di queste aree poi si sono inoltre rivelate particolarmente ricche di specie e di endemismi. E la biodiversità dei rettili nell'area che va dalla Turchia all'Afghanistan è davvero sorprendente. La presenza di alte montagne, deserti molto antichi e, analogamente a quanto accaduto in Madagascar, di isole remote (per esempio l'arcipelago di Socotra) ha favorito la diversificazione della componente animale e non solo. Inoltre, molte di queste specie presentano sorprendenti adattamenti all'ambiente desertico, che riguardano per esempio l'approvvigionamento di cibo e le strategie per sfuggire ai predatori."

Può farci qualche esempio?
"I rettili sono riusciti a colonizzare anche i deserti  e gli ambienti più aridi e inospitali perché hanno un basso dispendio energetico e possono sopravvivere per lunghi mesi senza alimentarsi, aspettando periodi più favorevoli. Nel cuore dell'Arabia, per esempio, c'è un geco, lo Pseudoceramodactylus khobarensis, che vive nelle sabkhah, depressioni argillose tra le dune incrostate di sale, apparentemente poco favorevoli alla vita. Ma anche in questi ambienti selvaggi alcune specie sono prossime all'estinzione: a Socotra abbiamo studiato l'Hemidactylus dracaenacolus, il cui habita è limitato a un'area di soli 6 km sulle Dracene (Dracaena cynnabari), alberi in via di scomparsa per la mancata rinnovazione a causa del pascolo incontrollato delle capre".

Ci può raccontare alcune delle sue scoperte più emozionanti?
"Sulla vetta del Monte Niyru in Kenia, ho vissuto l'emozione unica di scoprire un singolare camaleonte, battezzato Kinyongia asheorum , mentre sull'isola di Socotra abbiamo scoperto un peculiare gecoHemidactylus inintellectus, che era "scappato" a tutti i ricercatori precedenti".

Potrebbe dare qualche consiglio ai giovani naturalisti che sognano di descrivere una nuova specie?
"Al giorno d'oggi l'idea romantica del naturalista tipo Darwin è un po' superata, dato che la maggior parte delle nuove specie viene attualmente individuata tramite studi sul DNA. Infatti gli studi di tassonomia, oggi, si avvalgono in misura sempre maggiore delle indagini della biologia molecolare e della genetica, peraltro indispensabili per chiarire i rapporti di parentela tra famiglie, tra generi e tra specie, o tra popolazioni della stessa specie.
Tuttavia in alcune zone remote e ancora poco esplorate, può succedere ancora di imbattersi in specie totalmente nuove, come mi è accaduto".

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