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Una giornata al museo

Visita guidata al Museo di Storia Naturale di Londra, sede da oltre 130 anni di una delle più importanti collezioni di storia naturale del mondo.

  • Emanuela Celona
  • Marzo 2015
  • Giovedì, 5 Marzo 2015
La sala Hintze Emanuela Celona La sala Hintze Emanuela Celona

La coda all'ingresso avrebbe potuto togliere ogni speranza a chi voleva entrare.
Il servizio di sicurezza però informava – in un inglese facilmente comprensibile – che l'attesa non sarebbe durata più di un'ora e, tutto sommato, il serpentone umano risultava essere abbastanza scorrevole. «Ci sono le scuole chiuse e oggi è l'ultimo giorno delle vacanze di carnevale!» vociferavano le persone che aspettavano pazientemente il proprio turno, mentre cercavano una motivazione ai tanti bambini in coda. Guardandomi attorno, la possente struttura architettonica sede del museo, occupava lo sguardo.

Il Museo di Storia Naturale di South Kensington di Londra si trova dal 1881 in un prestigioso edificio dalla facciata di terracotta che ospita tutte le preziose collezioni britanniche di storia naturale (70 milioni di esemplari, e in continua espansione).
Il merito è tutto di un facoltoso medico naturalista e collezionista londinese, Sir Hans Sloane (1660-1753) che, quando si recò in Giamaica nel 1687 come medico governatore di quell'isola, documentò accuratamente per 15 mesi la storia naturale di quei luoghi e fece ritorno a Londra con centinaia di piante e animali. Alla sua morte, sir Sloane aveva accumulato 80mila oggetti e libri che, da testamento, lasciò in eredità alla nazione e che presto divennero la base del British Museum di Bloomsbury. Le collezioni naturali furono poi trasportate, nel 1881, in quella che fu la loro sede definitiva. Fautore di questa nuova sistemazione fu l'eminente scienziato Richard Owen, sovrintendente dei dipartimenti di storia naturale dello stesso British Museum.
Alfred Waterrhouse fu invece l'architetto che creò uno degli edifici vittoriani più eleganti d'Inghilterra, rivestito – sia dentro che fuori – da una magnifica combinazione di terracotta color miele e blu. Poco costosa e facile da pulire, la terracotta permise di modellare splendide piante e animali per decorare il museo, dentro e fuori, che dettano la disposizione delle collezioni voluta dall'architetto: creature viventi a ovest e fossili, minerali rocce a est.

La mappa che è in distribuzione a ogni ingresso del Museo (al costo di 1 sterlina) suddivide il mastodontico edificio in quattro aree: una arancione, una blu, una verde e una rossa.
L'area arancione ospita il Darwin Center, l'aggiunta più recente al Museo: un ampio laboratorio e un luogo di conservazione per gli esemplari di entomologia, zoologia, e botanica. Al suo centro si trova il bozzolo (Cocoon), un edificio lungo 65 metri e alto 8 piani, che può essere visitato scendendo a spirale i diversi piani per vedere come gli scienziati collezionano, conservano e studiano i diversi campioni. Qui lavorano circa 200 ricercatori che si interrogano sulle grandi questioni della natura ed è possibile avere un'istantanea di quegli spazi della ricerca scientifica un tempo tenuti nascosti al pubblico.

La sezione connotata dal colore blu ospita la galleria dedicata ai dinosauri, una delle più famose e visitate al mondo che, attraversata da un ponte d'acciaio lungo e stretto, esplora la scienza di queste creature fantastiche: dai cornuti Triceraptos ai Pachycephalosaurus dal cranio rinforzato, a forse il più famoso di tutti, un esemplare mobile di Tyrannosaurus rex.
Anche la galleria dei mammiferi non lascia indifferenti. Dopo una classica esposizione di esemplari in vetrine, una mostra decisamente più teatrale di grossi animali lascia sorpresi, a partire dalla balenottera azzurra visibile a grandezza naturale.

La zona verde ospita, tra le varie gallerie, quella denominata Cadogan, un'intima celebrazione delle collezioni del museo, contenente 22 oggetti specialmente selezionati perché unici, scelti da una lunga lista dei dipartimenti della Terra e della Vita del Museo – paleontologia, botanica, zoologia, mineralogia ed entomologia. È qui che si trovano esemplari collezionati durante i viaggi di esplorazione di Darwin e Cook e le ossa dello sventurato dodo.

La zona rossa è quella che ho visto per prima, essendo accessibile da un'entrata secondaria. Qui siamo all'inizio di esposizioni che esplorano il nostro Pianeta: una drammatica ascesa di tre piani, dominata da un enorme globo di metallo attraverso cui sale una scala mobile e dalla quale si arriva quasi a toccare le alte pareti di ardesia incise con immagini di pianete e stelle. Ogni piano espone meraviglie geologiche e una solenne fila di rocce conduce alle gallerie dei vulcani e terremoti che esplorano le potenti forze interne alla Terra, modellandone la superficie.

Il Museo brulica di visitatori, e due ore non bastano per vederlo tutto. Decido di uscire scendendo dalla scala che conduce alla sala Hintze, quella dell'ingresso principale. Lascio alle mie spalle uno degli oggetti di maggiore effetto del museo: l'imponete sezione di sequoia gigante, uno degli alberi più grandi al mondo tanto da non sembrare vera e lo sguardo, intanto, si perde sugli splendidi pannelli dipinti sul soffitto, raffiguranti piante da fiore dipinti dai signori Best&Lea di Manchester.

Ed è mentre scendo le gradinate che mi saluta Dippy (così come soprannominato amichevolmente dallo staff del museo): la riproduzione a grandezza naturale di uno scheletro originale di Diplodocus di 150 milioni di anni fa, custodito inizialmente nel Museo di storia naturale di Carnegie, vicino a Pittsburgh, negli Stati Uniti d'America. Arrivò in 36 casse ed è un puzzle gigante di 292 ossa. Quando il calco fu rivelato al museo, il 12 maggio 1905, divenne immediatamente un'icona. Fu il primo scheletro al mondo di un dinosauro sauropodio a essere esposto. Certo, non può lasciare indifferenti e, nel guardandomi indietro mentre attraverso l'uscita, immagino il museo all'imbrunire, quando si svuota della gente e le collezioni prendono vita... Perché è in un museo come questo che tutto può succedere. Davvero.

Per saperne di più, naviga sul sito del Museo: www.nhm.ac.uk

 

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